EUGENIO CORTI LETTERA ALLA MOGLIE VANDA/ “In te ho visto la bellezza dell’anima”

- Paolo Vites

Una lettera inedita fino a oggi che lo scrittore Eugenio Corti scrisse alla donna che avrebbe sposato

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Eugenio Corti (1921-2014) (Foto dal web)

Il suo romanzo più famoso, “Il cavallo rosso” è stato pubblicato in 29 edizioni e tradotto in otto lingue tra cui il giapponese. Numeri che per chiunque altro ne farebbero un candidato al Nobel, ma Eugenio Corti rimane escluso da qualunque studio scolastico e mai citato dagli intellettuali, probabilmente per la sua fede cristiana. Morto nel 2014, la moglie Vanda che sposò ad Assisi, celebrante don Carlo Gnocchi, è fortunatamente ancora tra noi. Adesso la signora Corti ha concesso una lettera inedita scritta dal marito prima del loro fidanzamento avvenuto nel 1947, pubblicata sul sito dell’Associazione Eugenio Corti per la prima volta. Una lettera intima e personale di un innamorato che mostra la visione trascendentale dell’amore stesso che lo scrittore aveva. La lettera racconta le emozioni di Corti la prima volta che vide la futura moglie all’università. C’è anche una simpatia goliardia, tipica dell’età: per trovare il modo di contattare la futura moglie, si rivolse alla sorella chiedendole in prestito dei libri di cui ovviamente non aveva nessun bisogno.

UOMO E DONNA: MANCANZE CHE SI RIEMPIONO A VICENDA

Poi, anticipando temi profondi della psicanalisi che ai tempi nessuno osava citare, dice questa espressione perfetta dell’uomo e della donna, come due mancanze che si riempiono a vicenda, perché non si è uomini veri senza un lato di femminilità e viceversa: “Penso che tu, che se non m’inganno devi possedere una femminilità profonda, devi aver provato, più d’una volta, il desiderio di accostarti alla virilità. Ciò è giusto ed è anche un grande dono e una benedizione del Signore. Lo stesso è, ed è stato, per me: io sento la necessità di un po’ di femminilità che mi accompagni”. E quindi la frase che esprime la religiosità con cui un uomo guarda una donna: “Nella mia solitudine, quando ho visto te, mi è sembrato che la tua bellezza esteriore non fosse, come molte, soltanto esteriore, ma fosse lo specchio di quella dell’anima. Per questo ho desiderato conoscerti e divenirti amico”. Cioè l’altro non si esaurisce nell’aspetto esteriore e nelle cose che fa, ma l’spetto esteriore è specchio di quello interiore. O così dovrebbe essere. Una lettera da leggere ai corsi per fidanzati per capire cosa è l’amore.



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