DA MOSCA/ Mons. Pezzi: Cristo risorto, una Pace che può cambiare anche il cuore di Caino

- Paolo Pezzi

La resurrezione di Cristo dona ai discepoli una nuova certezza, quella di vivere in Sua presenza. La pace è realmente possibile

annibalecarracci resurrezione cristo 1593arte1280 640x300 Annibale Carracci, Resurrezione di Cristo (1593, particolare)

MOSCA – “Cristo è Risorto!”, “Sì, è veramente Risorto!”. Così ci si saluta in Russia quando ci si incontra durante il tempo pasquale. Non avevo mai dato tanta importanza a questo “veramente”, che esprime tutta la consapevolezza della fede dei discepoli dopo la Resurrezione di Gesù nel rileggere tutti gli avvenimenti passati in quei formidabili tre anni, e, soprattutto, in quei tre ultimi, drammatici (per qualche momento almeno, per qualcuno di loro, forse anche tragici) giorni.

È attraverso la consapevolezza della fede di alcuni, che Cristo Gesù risorto diviene definitivamente il protagonista della storia. E Gesù risorto si “impone” alla vita dei Suoi secondo tre flessioni, che ancora oggi struggono di nostalgia il cuore di ogni uomo.

“Cristo è Risorto!”, “Sì, è veramente Risorto!” è innanzitutto un’esperienza di pace. Oh, eccome desidera la pace il cuore dell’uomo! “Pace a voi”, sono le prime parole di Gesù risorto a quel manipolo di uomini e donne “aggrappati” quasi fisicamente l’uno all’altro in quell’appartamentino di Maria, la mamma di Marco. Che Cristo sia risorto lo si vede, lo si “tocca” in questa sensazione unica di pace. È proprio perché Gesù è risorto che la pace è possibile anche nella storia, perché la misericordia ha l’ultima parola non solo per l’eternità, ma anche per il presente.

Certo, la pace di Cristo è una pace “strana”, che convive con le guerre, con gli orrori che continuano a seminare coloro che, come sembra, vogliono realizzare la pace, ma come la intendono loro e che dal tempo di Caino non fanno che seminare morte, distruzione, camuffandole per vita, costruzione.

Il grido profetico del salmista è più vivo che mai: “io sono per la pace, ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra” (S. 119).

E questo è il grido di speranza che abbiamo innalzato durante la via crucis all’indomani del vile atto terroristico che ha perpetuato ancora una volta la disumanità di Caino. Perché anche in queste circostanze così dolorose, non ci lasciamo cadere le braccia, la nostra speranza risorge: “per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “su di te sia pace!” (S. 121), perché la pace di Gesù risorto non spegne nemmeno l’ultima fiammella di speranza, anzi la accudisce, la ripara, investe su di lei tutte le energie, e la fa ripartire, sperando anche l’impossibile, la conversione di Caino.

“Cristo è Risorto!”, “Sì, è veramente Risorto!” è anche il nostro “sì” a partecipare alla comunione cha dalla fonte, la comunione col Padre, si irraggia ora su tutto il mondo: “vi annunciamo che abbiamo visto, toccato Gesù risorto, e lo facciamo invitandovi alla comunione con noi che siamo in comunione col risorto e col Padre Suo e nostro”. Questa comunione è un’esperienza unica di unità, impossibile se Cristo non fosse risorto. Tanto è vero che quando si fa esperienza di questa unità, allora sacrificare la propria opinione, magari anche giustissima, diviene lieve, perché capisci che fuori di questa comunione anche l’intuizione più geniale non dà pace, non dà gioia, ma solo affanno, e preoccupazione.

“Cristo è Risorto!”, “Sì, è veramente Risorto!” è infine un annuncio missionario. Vengono in mente le memorabili parole di San Giovanni Paolo II ai giovani, commentando la presa di consapevolezza della fede di Tommaso dopo la Resurrezione. Quel giorno Tommaso non si trovava nella comunione degli altri, e non vide Gesù Risorto, così che risponde agli altri discepoli: “io se non vedrò non crederò, se non toccherò non crederò”. Noi conosciamo molto bene questo tipo di persone, sono tanti, e sono molto preziosi, perché questo voler toccare, voler vedere, tutto questo dice la serietà con cui si tratta la realtà. E se una volta potranno toccare Gesù da vicino, vedere il Suo volto, toccare il volto di Cristo, se una volta potranno toccare Gesù, se lo vedranno in voi, diranno: “Mio Signore e mio Dio!” (cfr. Giovanni Paolo II ai giovani di Roma, 24 marzo 1994).

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