DA TRIESTE E CATANIA ALL’UCRAINA/ Quando la gratuità spontanea diventa “vangelo vivo”

- Flavio Zeni

Gli italiani si stanno muovendo in massa, dai privati alle aziende alle parrocchie per soccorrere i profughi ucraini, un esempio di solidarietà viva

ucraina Guerra in Ucraina: fuga civili da Kiev (LaPresse, 2022)

L’immenso dolore provocato dall’invasione dell’Ucraina, invasione programmata e perseguita da Putin da diversi mesi, ma più probabilmente da anni, ha trovato una prima risposta nella resistenza del popolo ucraino, ma anche nella solidarietà concretamente espressa da parte delle popolazioni di diversi Paesi, tra i quali Polonia, Ungheria, Romania ed anche Italia. Infatti, immediatamente, in tutto il nostro Paese si è messa in moto una catena di solidarietà al popolo ucraino, che ha stupito per primi gli stessi protagonisti, anche per l’entità degli aiuti raccolti in pochissimi giorni.

Da Torino a Catania, da Genova a Taranto, da Reggio Calabria a Trieste, da tutte le regioni italiane sono già stati inviati in Ucraina medicine ed alimenti, trasportati da ogni mezzo, dai furgoni alle corriere, ma anche interi tir pieni di farmaci, come quelli partiti, ad esempio, da Genova. Ma non è tutto qui, perché singole famiglie, Caritas parrocchiali, oppure consorzi turistici, cooperative, e associazioni hanno messo a disposizione dei profughi, gratuitamente, ospitalità nelle famiglie, anziché in bed and breakfast, come anche centinaia di case e appartamenti. Ospedali hanno messo a disposizione dei profughi perfino cure ospedaliere, mentre industrie hanno offerto opportunità lavorative.

Tanti volontari avevano pensato a delle semplici azioni di aiuto, però, in pochi giorni, si son trovati ad attraversare l’Europa, fino ad entrare nella stessa Ucraina, allo scopo di portare medicine, alimenti, generi di prima necessità, ma anche, tante volte, per portare via dalla guerra donne, bambini e anziani. E’ il caso, ad esempio, del movimento di Cl del Friuli-Venezia Giulia, che dopo aver annunciato una raccolta di medicine al termine della santa messa in commemorazione di don Giussani, tenutasi la sera di domenica 27 febbraio 2022, già la mattina di venerdì 4 marzo, grazie anche all’aiuto dei Salesiani, a distanza di soli 4 giorni dall’annuncio, ha inviato in Ucraina 5 furgoni carichi di 70 quintali di medicinali e omogeneizzati, tutti prodotti acquistati proprio per l’occasione e donati da decine e decine di famiglie. E nel giro di 40 ore, gli 8 autisti, che si son dati il cambio alla guida, si son fatti 2 mila chilometri, viaggiando per 2 notti, riuscendo a consegnare il prezioso carico in un centro di smistamento in Ucraina.

E qualcosa di simile è accaduto ad altri sodalizi, anche per iniziativa o con il supporto di associazioni culturali ucraine presenti in Italia, che già 48 ore dopo l’inizio dell’invasione di Putin, hanno consegnato in Ucraina i primi carichi di alimenti, per poi passare al trasporto di generi di prima necessità a bordo delle corriere che ogni giorno tornano in patria dopo aver scaricato in Italia donne e bambini in fuga dalla guerra. Alcune corriere sono state messe a disposizione gratuita da aziende pubbliche di trasporti, come l’Atp di Gorizia, che con propri autisti è andata a prendere in Polonia, ai confini con l’Ucraina, 120 persone per portarle in Italia. Si tratta, per lo più, di persone che andranno a vivere nelle famiglie di amici e parenti, in varie parti del nostro Paese, finanche a Napoli. E una parte di queste donne ucraine, con bambini al seguito, hanno accettato l’invito del Consorzio alberghiero di Sappada, la nota località sciistica ai confini tra Friuli e Veneto, che ne ha accolto una cinquantina per una vacanza gratuita, in attesa di ripartire per Napoli.

E, come racconta Sergiy Khomrnchuk, ucraino originario di Volyn Oblast da 10 anni in Italia, “la cosa più bella per i volontari che hanno portato in Italia quei profughi, è che le stesse donne fuggite dall’Ucraina non avrebbero mai immaginato di trovare qualcuno che le ha raggiunte appena entrate nell’Unione europea, per portarle dai parenti in Italia. Per loro era una cosa inimmaginabile, nemmeno concepibile, e, pertanto, una sorpresa immensa nell’incontrare persone sconosciute, che si sono fatte totalmente carico delle loro necessità”.

Tante altre associazioni si son mosse in tutta Italia, realizzando esiti sorprendenti e del tutto inattesi. Lo stesso cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere di papa Francesco, vedendo i risultati raggiunti a Roma, ha parlato delle generose raccolte, commentandole con le parole “questo è vangelo vivo”.

Infine, Viktoriya Skyba, donna ucraina da 20 anni in Friuli, ci ha detto che “tutte queste persone fuggite dall’Ucraina non intendono approfittare dell’ospitalità in Italia, perché vogliono tornare in patria il prima possibile, dai mariti e dai parenti che hanno lasciato in quella difficilissima situazione di guerra”.

Del resto, potrebbe anche verificarsi che agli italiani sia ancora chiesto di apprezzare la gioia del “vangelo vivo”, del bene fatto a se stessi accogliendo fratelli in difficoltà.





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