DAGLI 80 EURO DI RENZI AL SUPERBONUS/ Dieci anni di “illusioni” trasformate in debito

- Gianfranco Fabi

Bonus e sussidi elargiti negli ultimi anni nel nostro Paese non sono riusciti a garantire la crescita promessa, ma solo a far crescere il debito pubblico

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Se si guardano con un minimo di senso critico gli ultimi dieci anni della politica economica dei Governi italiani non può mancare la netta impressione che si sia di volta in volta passati dai giochi di prestigio al campo dei miracoli di pinocchiesca memoria. Con risultati, peraltro, profondamente deludenti sia sotto il profilo delle ricadute economiche, sia per la riduzione degli squilibri sociali, sia per la ricerca del consenso popolare.

Si va dagli 80 euro concessi a mani larghe dal Governo Renzi agli interventi varati dal Governo giallo-verde del Conte 1: il Reddito di cittadinanza, il cashback sui pagamenti con le carte di credito, Quota 100 per le pensioni fino a quello che è stato e rimane la più clamorosa truffa, soprattutto politica, ma in molti casi anche penale, e cioè il Superbonus del 110%. Una misura che ha favorito i ricchi proprietari di case con un costo che devono e dovranno pagare tutti i cittadini.

Tutti interventi lanciati con una giustificazione che in tutti i casi si è dimostrata illusoria e talvolta controproducente. Si è detto, infatti, che finanziare questi interventi avrebbe avuto un effetto moltiplicatore: sarebbero aumentati i consumi e quindi anche il gettito fiscale. In pratica la crescita aggiuntiva sarebbe stata tale da compensare largamente le maggiori spese.

Così non è stato. Le maggiori spese sono state finanziate con nuovo debito (una montagna quello del Superbonus), i consumi generati dalle carte di credito per il cashback (peraltro subito abolito dal Governo Draghi) non sono aumentati in maniera significativa, i prepensionamenti non hanno dato luogo alla creazione di posti di lavoro per i giovani, il Reddito di cittadinanza non ha ridotto la povertà.

Lo spiega con chiarezza ed efficacia Veronica De Romanis, docente di economia alla Luiss e alla Stanford di Firenze, nel suo ultimo libro (Il pasto gratis, Mondadori, 2024). Il titolo ricorda un’espressione che fa ormai parte della storia del pensiero economico, un’espressione ancora più esplicita nel titolo del libro del premio Nobel, Milton Friedman “There’s No Such Thing as a Free Lunch” che è diventato nell’edizione italiana “Nessun pasto è gratis”. Si racconta che l’espressione ha avuto origine negli anni ’30 in America, quando alcuni locali promettevano un “free lunch” per invogliare i clienti a bere a caro prezzo, anche servendo pietanze particolarmente saporite. La pratica venne presto abbandonata perché alcuni locali vennero pesantemente multati per pubblicità ingannevole.

E proprio approfondendo le promesse illusorie che il libro di De Romanis si muove con una severa requisitoria contro la politica della spesa facile, una spesa che, come dimostrano gli ultimi risultati elettorali del Movimento 5 Stelle, non è nemmeno servita a raccogliere il consenso degli elettori. “Un’azione politica basata sul metodo della spesa senza costi – afferma De Romanis in conclusione della sua analisi – genera pesanti conseguenze. Non si tratta solo di quelle di natura economica, quindi prestiti che si scoprirà di dover rimborsare a caro prezzo, ma anche e soprattutto sulla qualità e la sopravvivenza del nostro sistema democratico”.

Anche per questo è importante conoscere i grandi temi della finanza pubblica: partendo dal fatto che il debito dello Stato è un debito di ciascuno di noi. E questo libro è così anche un manuale di educazione finanziaria, quell’educazione che vede, purtroppo, l’Italia agli ultimi posti nelle classifiche internazionali. Lasciando troppo spazio alle promesse ingannevoli della politica.

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