DAL MYANMAR/ “Onu, Amnesty, Greta, l’Occidente: i latitanti che ci condannano all’inferno”

- Lettera firmata

L’ultima tragedia in Myanmar: il villaggio di Pazi Gyi bombardato con gli aerei, poi gli elicotteri hanno mitragliato i soccorritori. Dov'è l'Occidente che difende i diritti?

myanmar birmania esercito minaunghlaing 1 lapresse1280 640x300 Il generale golpista Min Aung Hlaing durante una parata, il 27 marzo 2023 (LaPresse)

Caro direttore,
è dal primo febbraio 2021 che continuo a raccontare le violenze senza fine che questo popolo subisce. A volte mi sono anche chiesto che senso avesse questa mia fatica, ma soprattutto perché correre questi rischi, io e i miei famigliari, inviandoti per i canali che tu sai le notizie che si riesce a documentare. Pensavo anche di aver visto tutte le possibili atrocità, violenze, angherie. Ma i fatti di alcuni giorni fa superano ogni limite.

I fatti: nel villaggio Pazi Gyi, distretto di Kant Balu, nel centro dello stato Sagaing è accaduto quanto segue. Nel paesino era in programma l’inaugurazione di una sede dell’esercito di liberazione (Nug) molto attivo in tutto lo stato (più volte vi ho informati che lo stato Sagaing è uno di quelli ove la ribellione è più forte). Dalle testimonianze risulta questa dinamica: prima un aereo ha bombardato il villaggio provocando morti, feriti e distruzione; successivamente – si parla di circa un’ora dopo – quando i sopravvissuti hanno pensato di andare a curare i feriti o recuperare i morti, sono arrivati gli elicotteri che hanno mitragliato i soccorritori. Esito: oltre 100 morti, ma c’è chi parla di 130, di cui molte donne e bambini.

Più volte, in questi oltre due anni di lettere, ti ho raccontato della situazione: l’esercito non controlla un metro quadrato di territorio che sia appena fuori dalle città; lì interviene solo con raid e armi pesanti, bombardamenti, aviazione, elicotteri, brevi incursioni con truppe di terra che subito si ritirano. Quella di ieri è l’esatta rappresentazione di questa tecnica.

Mi permetto, qui di seguito, di riproporre alcune brevi considerazioni che spero non annoino gli amici italiani perché più volte ribadite in questi due anni di racconto, ma che alla luce di questo eccidio non posso che ricordare.

Totale assenza degli organismi internazionali (Onu e Asean). Altro che il “bla, bla, bla” denunciato da Greta sul clima! Qua non esiste neanche il “bla, bla, bla”. Totale assenza degli organismi “umanitari” (scusate: ma Amnesty si occupa ancora e solo di Regeni?). Totale assenza del governo italiano (i figli dei ministri golpisti sono ancora a Roma coperti dall’immunità diplomatica – mai revocata – o sono tornati a casa?). Totale assenza dell’Occidente (Usa e Ue) perché impegnato sul dossier Ucraina.

Totale assenza delle autorità buddiste che, in un paese al 95 per cento buddista, se domani mandassero in piazza tutti i monaci la dittatura militare sarebbe già tutta finita. Totale assenza della Corte dell’Aja che processò Aung San Suu Kyi per le violenze sui Rohingya (in cui lei proprio non c’entrava, comunque delegittimandola) e ora non ipotizza neanche un mandato d’arresto internazionale – come per Putin – a carico dei generali golpisti, alla luce di questi (e precedenti) fatti. Accettazione, senza colpo ferire, da parte di tutti del protettorato cinese sulla Birmania con annessi e connessi (cancellazione della democrazia).

Devo andare avanti?  Davvero l’unico che sembra avere a cuore la Birmania è il Papa che difende questi poveri cristi. Sì, sono i nuovi poveri Cristi. Speriamo che a Pazy gyi non siano morti invano donne e bambini. Vorrei dirvi come san Paolo “Siate lieti”, invece dico “Almeno siate tristi”.

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