DAL MYANMAR/ Se il Governo compra le armi e toglie riso e carburante al popolo

- Lettera firmata

In Myanmar la situazione economica sfugge di mano: riso e carburante alle stelle, si prevede una devastante carestia. Intanto il regime compra armi

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Proteste nel Myanmar

Caro direttore,

ti aggiorno sulla nostra situazione anche se drammaticamente dovrei titolare “Niente di nuovo sul fronte orientale”. A differenza del libro di Remarque sulla prima guerra mondiale, qui le battaglie e i morti non sono nelle trincee ma nella vita – vita: si muore per Covid perché non ci sono vaccini (quello cinese non funziona), si muore per una qualsiasi malattia o incidente perché gli ospedali non hanno farmaci, si muore perché malnutriti, si muore per le violenze e gli arresti arbitrari dei ribelli, si muore perché ci si suicida.

Ora si è aggiunto un ulteriore aspetto che, vivendo in città, mi sfuggiva ma con cui anche noi dovremo fare i conti. Drammaticamente.

L’alimentazione qui è basata essenzialmente sul riso di cui siamo grandi produttori. Poi, chi può, vi aggiunge un po’ di pesce, carne e verdure. E’ un po’ come la polenta o la pasta nei primi decenni del secolo scorso in Italia. Il punto è che ora il regime ha imposto dei prezzi del riso che sono drammatici per i contadini. Uno di loro mi raccontava come i prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti siano letteralmente esplosi. Il risultato è che ora i contadini non possono più fertilizzare i terreni, che inevitabilmente si impoveriscono, quindi il raccolto diminuirà volta per volta.

Lo stesso problema vale anche per i carburanti: servono per il trasporto delle derrate agricole e il funzionamento dei già pochi mezzi meccanizzati. L’esito è che quei prezzi imposti diventano dei cappi al collo e le derrate agricole difficilmente giungono nelle città. Il tutto si aggiunge ai problemi già noti: posti di blocco e disordini nelle aree periferiche certamente non agevolano i trasporti. Per ora si sopravvive, ma le previsioni sono fosche. Ci sarà un ritorno alla “borsa nera”?

A fronte di queste cronache di miseria quotidiana che vive il popolo, i giornali annunciano ingenti spese militari per l’acquisto di nuove navi per la guardia costiera e nuovi sistemi di difesa anti-aerea dall’India. Spese militari folli e irragionevoli: difesa anti-aerea contro chi? Anche a voler essere cinici: certamente la rivolta civile non dispone di aerei e mezzi navali!

Certo è che, se anche i nostri vicini indiani sostengono i militari golpisti, facciamo fatica a capire chi dall’esterno potrà aiutarci. Sappiamo che recentemente l’Europa ha votato una dichiarazione di sostegno alla Lady birmana (Aung San Suu Ky, ndr), ma serve a poco: non si nega a nessuno una pacca sulla spalla. Abbiamo visto le risoluzioni Onu e Asean finire nei cestini della spazzatura. D’altra parte, c’è chi ha fatto carta straccia degli accordi su Hong Kong…

Possiamo solo contare su noi stessi. In questo senso aumentano le notizie di combattimenti, attentati contro i convogli militari con numerose vittime fra i soldati, diserzioni di massa, ma per ora sono concentrate alle regioni di confine. E noi? Attendiamo.

Un lettore dal Myanmar

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