DALLA CINA/ Lao Xi: è in Libia la vera trappola pronta a scattare per Conte

- Lao Xi

Lo smacco inflitto da Haftar a Conte e all’Italia potrebbe avere conseguenze politiche dirompenti per il paese. Quanto tarderanno ad arrivare?

conte dimaio 5 lapresse1280 640x300
Giuseppe Conte con Luigi Di Maio (LaPresse)

Vista dall’esterno la politica italiana, già confusa, sta diventando davvero incomprensibile. Proviamo a ricapitolare per quello che si è capito.

La settimana scorsa, mentre montavano le voci di una maggioranza alternativa che desse il governo a Mario Draghi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sono volati a Bengasi a incontrare il capo della Cirenaica il generale Haftar e assicurare così la liberazione dei 18 pescatori siciliani detenuti da mesi.

Questo gesto ha sì oscurato la questione Draghi, e quindi ha oggettivamente aiutato Conte, ma forse ha creato un buco ben più grande della toppa.

Tali questioni di solito le gestiscono i servizi di intelligence e non coinvolgono i membri del governo. Inoltre non sembra avere precedenti il fatto che il numero uno e due di un governo del G7 sia andato a chiedere la liberazione di suoi ostaggi al capo di una fazione di un paese minore e diviso come la Libia.

Guardando gli eventi dall’esterno e da lontano è come se Haftar avesse chiesto e ottenuto l’omaggio del governo italiano, che si è prestato senza batter ciglio ad un inchino.

Da qui poi una serie di paradossi. Il governo italiano si rifiuta di parlare con il governo egiziano per l’orrenda questione Regeni. Può anche essere giusto, ma poi si inginocchia davanti all’uomo dell’Egitto in Cirenaica, Haftar appunto. Allora forse sarebbe meglio parlare direttamente con il presidente egiziano al Sisi.

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sostiene che la liberazione è stata ottenuta grazie all’intervento del presidente russo Vladimir Putin. Se ciò è vero, bisognerebbe capire forse se Putin ha anche sostenuto l’umiliazione italiana del viaggio a Bengasi di Conte e Di Maio.

Inoltre, se l’Italia è disposta a piegarsi al primo Haftar di turno che trattiene ostaggi italiani, che peso può avere rispetto a partner internazionali che – a ragione o a torto – pensano di essere più importanti di un generale della Cirenaica?

Infine, dopo il successo di Haftar non si creano pericolosi precedenti per altri capi fazione in giro per il mondo in cerca di riconoscimenti politici? Ci sono medici, ingegneri o semplici viaggiatori italiani sparsi per mezzo mondo: in quanti imiteranno Haftar?

Le voci su Draghi montavano perché ci sono dubbi crescenti in Italia e all’estero sulla capacità del governo di gestire l’economia. Il viaggio in Cirenaica non ha risolto le perplessità economiche ma ha aggiunto interrogativi e problemi sull’agenda di politica estera dell’Italia.

La Cina è stata la forse una delle prime culture a vedere lo Stato come dotato di una sua personalità e entità. Le ragioni, gli interessi di Stato del mondo moderno furono concetti elaborati dall’Europa del ’600 grazie al lavoro dei gesuiti e sono risultati fondamentali per la gestione dello stato moderno.

Il governo attuale di Roma che ne pensa? In altri tempi, in altre situazioni, in altri paesi altri governi sarebbero caduti per meno di quello che è successo in Cirenaica. Oppure Conte e Di Maio hanno fatto bene, e allora il loro operato merita una discussione aperta e franca. Però questa non c’è stata.

Da lontano non pensiamo di essere in grado di giudicare; purtroppo però ci sono molte cose imperscrutabili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA