DALLA CINA/ Lao Xi: il (nostro) coronavirus prepara la bancarotta dell’Italia

- Lao Xi

Il coronavirus farà sentire i suoi effetti sulla Borsa di Milano, sui tassi di interesse e sul debito pubblico. Quanto reggerà il governo, così debole?

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Coronavirus a Venezia (LaPresse)

Ci sono focolai in Sud Corea, Giappone, Iran, Iraq, forse anche in Turchia, Egitto, Libano, Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita… e naturalmente in Italia, dove nel momento in cui scriviamo ci sono stati due morti e i contagiati sono forse un centinaio.

La crisi del coronavirus è diventata ormai globale e le Borse, che fino a ieri parevano sperare in un miracolo per la soluzione dell’epidemia, la settimana entrante dovrebbero svegliarsi alla realtà. L’economia cinese, il 16% del Pil del pianeta, si è sostanzialmente fermata e, a ruota, si bloccheranno tanti altri pezzi dell’ingranaggio della produzione e scambi mondiali contagiati tutti dalle conseguenze finanziarie del coronavirus.

Per l’Italia i problemi universali si compongono dei drammi locali. Innanzitutto la beffa o l’ironia del contagio. Unico e primo paese sviluppato ad avere tagliato i trasporti aerei diretti con la Cina, l’Italia è stato il primo e finora unico grande infettato.

Ciò pare un segno di come un’intuizione giusta sia stata applicata ad nutum. Che senso ha bloccare i voli diretti quando quelli indiretti continuano senza alcun controllo? Forse sarebbe stato molto meglio mantenere i voli diretti e controllare con precisione gli arrivi. Ma questa scelta era molto più complicata da attuare e senza il magico effetto tweet del ministro di turno che fa proclami tanto magniloquenti quanto vacui.

Ma nel gioco delle finzioni, dei garbugli azzeccati, delle sceneggiate, forse questa settimana arriverà davvero il redde rationem. Se il coronavirus è un’emergenza planetaria, se tutta l’economia ne sarà toccata, se l’Italia ne è investita, difficile pensare che la Borsa di Milano nei prossimi giorni rimanga indifferente.

Da qui quanto ci vorrà perché poi i tassi di interesse sul debito pubblico italiano si impennino imponendo allo Stato costi tanto eccessivi da spingerlo verso il rischio della bancarotta?

Potrà poi un governo così debole e incapace reggere a lungo? Poi se il timore del virus si diffonde da Milano a Lodi e poi a Roma, se i contagi si moltiplicano, le sedute del Parlamento (con deputati e senatori che vanno e vengono da ogni angolo dell’Italia e sono oggettivi portatori potenziali di infezione) potranno continuare? Il Parlamento dovrà prendere misure sanitarie di sicurezza? Le sedute dovranno, potranno essere sospese?

E se si chiudesse temporaneamente il Parlamento come funzionerebbe il Paese? Il Consiglio dei ministri che farebbe poi?

Sono domande che sembrano legittime nel momento in cui due eventi totalmente imprevisti sono già accaduti – lo scoppio di un’epidemia estremamente contagiosa e il suo arrivo in Italia. Le conseguenze possibili devono essere considerate e previste in maniera razionale e non emozionale come la sospensione dei voli.

Qui ci vuole saggezza e decisione per un dramma che appare straordinario, mentre il Governo pare allo sbando, da tempo, per molto meno. Ci perdonino i lettori, ma non è allarmismo, è allarme vero, dopo che da settimane ormai abbiamo detto che a questo si sarebbe arrivati, come ora sta accadendo.

Nel fine settimana i sentimenti di Wall Street erano ancora positivi perché le vittorie nelle primarie democratiche di Bernie Sanders rafforzano le chances di rielezione del presidente Donald Trump. Ma se Borse in Asia e Europa caleranno, cosa succederà nei prossimi giorni? La situazione forse in questa settimana a Milano potrebbe essere cruciale.

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