DALLA FRANCIA/ Élisabeth Borne, la neo-premier dovrà temere Macron più delle riforme

- Carole Rinville

Macron ha scelto come nuovo premier Élisabeth Borne, di sinistra, già ministro del lavoro. Un segnale alla gauche che lo ha votato alle presidenziali

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Francia. Jean Castex, premier uscente (a d.), lascia il posto a Élisabeth Borne (LaPresse)

Una donna con una sensibilità ecologica e sociale. Il profilo promesso da Emmanuel Macron per il nuovo inquilino di Matignon era chiaro, ma eravamo in attesa del suo nome. Dopo 22 giorni di suspense senza precedenti nella storia della Quinta Repubblica, Élisabeth Borne, 61 anni, è stata nominata alla carica più esposta della Repubblica, un ruolo ancor più delicato nell’attuale contesto segnato dalla situazione internazionale e dalle sue conseguenze sull’economia. 

Favorita già la sera dell’elezione presidenziale, diventa la seconda donna ad entrare a Matignon dopo la nomina 31 anni fa di Édith Cresson da parte di François Mitterrand. Rimase al potere solo 10 mesi, soffrendo della misoginia poco sottile della classe politica francese. L’epoca non è più la stessa (il 74% dei francesi interrogati in queste settimane di attesa propendevano per una donna) e se è legittimo notare la nomina di una donna a questa carica, ridurla al suo genere sarebbe un errore. La scrittrice e politica Françoise Giroud disse in un’intervista del 1983: “la donna sarebbe davvero uguale all’uomo il giorno in cui, in una posizione importante, venisse designata una donna incompetente”. E per quanto riguarda le competenze della nuova prima ministra, il suo percorso parla da solo. Ingegnere di formazione, diplomata all’École Polytechnique (l’accademia militare che offre la più prestigiosa formazione scientifica in Francia), prima donna a diventare prefetto, ha trascorso tutta la sua carriera nei gabinetti ministeriali – sempre di sinistra – dell’amministrazione centrale e delle aziende pubbliche. Era infatti a capo della Ratp (Régie autonome des transports parisiens) quando il nuovo presidente Emmanuel Macron la nomina al ministero dei Trasporti nel 2017. Non lascerà più il governo e occuperà poi il ministero della Transizione ecologica e solidale e infine quello del Lavoro, dell’occupazione e dell’integrazione.

Chi è veramente la nuova inquilina di Matignon, questa è la domanda a cui dovrà rispondere rapidamente Élisabeth Borne, poco conosciuta dal grande pubblico e ancora poco visibile sui valori che desidera incarnare e portare. Negli ultimi cinque anni ha guidato due delle riforme più complesse: quella della Sncf, aprendo il settore alla concorrenza, e quella dell’assicurazione contro la disoccupazione. Due riforme che hanno condotto ad una grande mobilitazione contraria dei cittadini hanno messo alla prova il suo curriculum di sinistra. Sotto il profilo delle politiche ambientali, essendo rimasta meno di un anno al ministero della Transizione ecologica è prematuro, secondo gli analisti politici, valutare il suo operato. 

Detto questo, la sua autorità e autorevolezza non sono in discussione. Borne è riconosciuta come persona determinata, grande lavoratrice, fino al punto di esaurire i suoi collaboratori (un punto in comune con il capo dell’Eliseo); solida, leale, padroneggia perfettamente i suoi dossier, una qualità riconosciuta anche dai sindacalisti che hanno dovuto non solo collaborare con lei in passato ma anche aver a che fare con la sua fermezza. 

Le riforme rinviate o impedite a causa di Covid o della guerra in Ucraina sono ora una priorità per Macron, se vuole lasciare un segno come capo di Stato, ed è facile capire il lavoro che attende la nuova prima ministra. La pianificazione ecologica ed energetica e la riforma delle pensioni saranno i suoi grandi cantieri in un contesto economico difficile: inflazione al 4,8%, calo del potere d’acquisto, aumento del debito, alti tassi d’interesse e un contesto internazionale sfavorevole per le imprese francesi.  

Sarà in grado di incarnare la svolta sociale ed ecologica promessa da Macron? I cinque anni precedenti sono stati caratterizzati da una concentrazione del potere nelle mani del presidente. Questa nomina sembra rientrare nella continuità, quindi la novità promessa verrà forse dall’esercizio del potere. Senza dubbio competente, dovrà dimostrare anche la sua empatia e incarnare il suo ruolo superando la prova del riconoscimento, lavorando accanto a un presidente onnipotente che potrebbe voler solo una super collaboratrice. 

Primo rendez-vous per lei è quello di diventare deputata della sua circoscrizione e quindi convalidare la casella elettorale che ancora oggi le manca per poter esercitare il suo ruolo di prima ministra. Ne riparleremo a giugno. Prima di questo, la nomina del suo governo nei prossimi giorni ci dirà di più sulla sua personalità. Si dice che “è la funzione che fa l’uomo”; la donna in questo caso particolare.

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