DALLA GERMANIA/ Il riavvio del Nord Stream 1 accende la preoccupazione per l’Italia

- Alessandro Fontana

In Germania c’è meno preoccupazione per le forniture di gas russo e si guarda con più attenzione a quel che succede in Italia

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Il cancelliere tedesco Olaf Scholz (a sin.) con il ministro delle Finanze Christian Lindner (LaPresse)

STOCCARDA – La saga della turbina si è felicemente conclusa: il volume del gas erogato attraverso il gasdotto Nord Stream 1 del Mar Baltico è stato riportato al livello pre-turbina. I dati di rete indicano che le quantità previste saranno raggiunte dopo la fine dei lavori di manutenzione. Secondo l’operatore del gasdotto Nord Stream AG, il ramp-up del flusso nelle prime ore di funzionamento procede secondo i piani.

Nonostante il ripristino del flusso di gas, il capo dell’Agenzia federale delle reti, Klaus Mùller, invita alla cautela. Il volume ripristinato corrisponde infatti al 40% della capacità del gasdotto: “Nei contratti degli importatori di energia, manca il 60% che sarebbe destinato alle abitazioni private”, ha affermato Mùller in un’intervista a Tagesschau24. Quindi, non possiamo ancora dire “nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus”.

L’aggiustamento della turbina ha innescato un momento di euforia alla Borsa di Francoforte. L’entusiasmo ha però lasciato il posto alla preoccupazione per le notizie che giungono dall’Italia, il cui teatrino (sorprendentemente) fa ancora notizia. Come ben noto, Mario Draghi piace(va) all’Europa. Essendo la Germania il centro dell’Europa, il tono generale dei commenti è improntato alla delusione e all’incredulità.

Secondo Oliver Meiler, corrispondente per l’Italia di Sueddeutsche Zeitung, con Draghi il nostro Paese negli ha guadagnato prestigio in tutte le sedi internazionali. Un risultato dovuto al prestigio e al curriculum dell’ex direttore della Banca centrale europea: una figura irrinunciabile in un momento particolarmente difficile, per l’Italia e per l’Europa. “Chi vorrebbe fare a meno del migliore nel momento peggiore?”, si chiede il corrispondente del quotidiano bavarese. Evidentemente qualcuno c’è …

Draghi – sempre secondo Meiler – ha fatto un ottimo lavoro, conducendo con successo una campagna nazionale di vaccinazione e presentando un piano di ripresa che ha aperto le porte ai finanziamenti europei. Sull’Ucraina ha tenuto una posizione ferma, senza quei tentennamenti che molti osservatori rimproverano al Cancelliere Olaf Scholz. 

Meiler rimprovera a Draghi lo stile a volte eccessivamente tecnocratico. Un pò di diplomazia in più non avrebbe fatto male: i partiti avevano talvolta l’impressione di essere convocati solo per approvare decisioni già prese dall’esecutivo e, con l’approssimarsi delle scadenze elettorali, hanno cominciato a dare segni di nervosismo. Infatti, in democrazia, il mestiere dei politici è farsi eleggere. Un principio ben chiaro soprattutto alle due formazioni che recentemente hanno perso terreno nei sondaggi: Movimento 5 Stelle e Lega. “L’Italia rischia a questo punto di sprofondare nell’incertezza, preda dei suoi vecchi demoni”, conclude il giornalista.

Le dimissioni di Draghi stanno provocando oscillazioni sui mercati finanziari. Il rendimento dei titoli di Stato italiani decennali è salito al 3,6%, il livello più alto in tre settimane. L’aumento dei rendimenti rappresenta un grosso problema per lo Stato italiano perché aumenta il costo di servizio del debito. È inoltre difficile da gestire anche per le banche italiane, che tradizionalmente hanno in portafoglio ingenti quantità di titoli di stato.

Anche la Banca centrale europea è preoccupata per l’Italia. L’aumento del tasso di interesse (il primo in undici anni) rischia di esercitare un’ulteriore pressione sull’economia italiana. Questo è uno dei motivi per cui la Bce ha approvato un nuovo strumento di crisi per aiutare i Paesi più indebitati. 

Infine, anche in Germania fa un caldo pazzesco. Nel 2022 potrebbe essere battuti diversi record di temperatura: 40 gradi sono stati rilevati a Emsdetten, in Nordrhein-Westfalen, 39,3 gradi a Duisburg-Baerl. Il caldo è una conseguenza del cambiamento climatico, afferma Andreas Friedrich, portavoce del DWD (Deutscher Wetterdienst, il servizio meteorologico tedesco). “Dalla famosa ‘estate del secolo’ del 2003, non si registrano 40 gradi ogni anno, ma sempre più spesso”, afferma Friedrich. Gli israeliani, d’altra parte, hanno trovato il modo di coltivare il deserto: gli europei dovranno fare altrettanto.

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