DALLA GERMANIA/ La “saga della turbina” riaccende i timori sul gas

- Alessandro Fontana

Crescono le iniziative locali di risparmio energetico, ma il timore di restare senza gas in Germania potrebbe rivelarsi infondato

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(LaPresse)

In Italia c’è la sagra del pomodoro. In Germania, quest’estate va di moda la saga della turbina. Stiamo parlando di una turbina che fa parte del gasdotto Nord Stream 1. Già a metà giugno, la società russa Gazprom aveva sfruttato i problemi della turbina suddetta come scusa per ridurre del 60% le forniture di gas.

Nel frattempo il pezzo era stato inviato in Canada dal fornitore (Siemens) per le riparazioni del caso, per rimanere poi bloccata in Nord America, a causa delle sanzioni contro la Russia. Su richiesta del Governo tedesco, il Canada ha infine concesso al rotore il permesso di lasciare il Paese, giusto in tempo per l’inizio dei lavori di manutenzione del gasdotto.

Jonathan Wilkinson, ministro canadese per le Risorse naturali, ha concesso a Siemens Canada un permesso temporaneo. L’obiettivo è garantire che l’Europa abbia accesso ai rifornimenti energetici, emancipandosi gradualmente da petrolio e gas russi. La giustificazione di Wilkinson (non creare divisioni fra gli alleati) sembra ispirarsi a uno dei cavalli di battaglia del ministro tedesco dell’Economia e del Clima Robert Habeck (“Una Germania debole non serve alla causa ucraina”). La notizia è stata naturalmente accolta con costernazione da parte del governo di Kiev.

Il gas non rappresenta peraltro l’unico dossier sul tavolo di Volodymyr Zelenskyj. Il Presidente ucraino è infatti impegnato in un avvicendamento del personale diplomatico, che coinvolgerà anche l’Ambasciatore in terra di Germania Andri Melnik. Il diplomatico ucraino si era distinto nei mesi precedenti per le aspre critiche rivolte ai politici tedeschi, colpevoli, secondo Melnik, di scarsa determinazione nei confronti della Russia. Le esternazioni poco diplomatiche del diplomatico avevano creato tensioni in più di un’occasione fra i Governi dei rispettivi Paesi.

Secondo la stampa tedesca, le ragioni dell’allontanamento dell’Ambasciatore sono da ricercare nelle simpatie esternate da Melnik per Stepan Bandera, leader partigiano nazionalista e antisemita ucraino, favorevole a una collaborazione con gli invasori tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Zelenskyj, di origini ebraiche, potrebbe non aver gradito. D’altra parte, non è detto che la fine dell’incarico in Germania rappresenti una battuta d’arresto per la carriera di Melnik, a cui potrebbero essere affidati altri incarichi: ne sapremo di più nei prossimi mesi.

Tornando al gas, in assenza di chiare linee guida a livello federale, si moltiplicano le iniziative a livello locale, a dimostrazione che la tendenza dei tedeschi a risparmiare (gas o soldi) non è imposta dall’alto, ma proviene da un istinto atavico profondamente radicato nell’anima popolare.

Come già riportato da Mauro Bottarelli, Helmut Dedy, direttore generale dell’Associazione delle città tedesche, ha esortato i comuni a prendere in esame misure di risparmio energetico. Spegnere lampioni e semafori di notte, fare a meno dell’acqua calda nei musei e nei municipi: queste sono alcune delle misure in discussione. “Ogni kilowattora risparmiato aiuta a riempire i serbatoi di stoccaggio”, ha affermato Dedy.

In questo contesto si segnala la mossa della cittadina Lauffen am Neckar (distretto di Heilbronn, dove risiede il sottoscritto), che ha sospeso il riscaldamento della piscina all’aperto, per risparmiare gas e denaro. I bagnanti hanno accolto la novità con atteggiamento comprensivo (faccio sommessamente notare che fa un caldo pazzesco anche in Germania: vedremo se lo stoicismo mostrato dai cittadini continuerà anche in autunno). L’iniziativa di Lauffen am Neckar non è peraltro isolata: misure analoghe sono in in fase di attuazione in molti comuni.

Il timore dilagante di restare senza gas potrebbe peraltro rivelarsi infondato. Secondo l’economista Claudia Kemfert, direttrice del dipartimento “Energia, Trasporto e Ambiente” del DIW (Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung), il buon esito dell’operazione dipende essenzialmente da tre fattori: lo sviluppo dei rapporti di fornitura di gas con Paesi diversi dalla Russia, il riempimento degli impianti di stoccaggio e le misure di risparmio. “Se questi tre aspetti sono gestiti correttamente, non prevedo che avremo una carenza di gas”, ha affermato Kemfert. 

La Germania ha avviato le misure necessarie su tutti i fronti. Finora, l’esplorazione di fonti di gas alternative ha riguardato principalmente Olanda e Norvegia. Per quanto riguarda il gas LNG, il ministro dell’Economia Habeck ha firmato degli accordi preliminari con il Qatar in primavera e ha opzionato 4 navi per il trasporto del gas. Il livello di riempimento degli impianti di stoccaggio sta aumentando lentamente ma inesorabilmente: attualmente siamo attorno al 65%. Con le piscine fredde, dovremmo essere a posto.

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