Daniel Pennac: “Scuola deve essere in cima ai bilanci degli Stati”/ “Ue ha dato troppa importanza a economia”

- Chiara Ferrara

Lo scrittore francese Daniel Pennac parla dell'importanza della cultura: "La scuola dovrebbe essere in cima ai bilanci degli Stati, ma non è così"

danielpennac 1 lapresse1280 640x300 Daniel Pennac (LaPresse)

Daniel Pennac ha ricevuto il Raymond Chandler Award venerdì a Milano, nel corso del Noir in Festival, la rassegna giunta alla sua trentatreesima edizione. Lo scrittore francese, in una intervista rilasciata a margine a Libero Quotidiano, ha parlato del ruolo che ricopre la cultura in Europa. “Cosa potrebbe mai rimpiazzare la scuola? Niente. Dovrebbe essere il primo punto di spesa dei bilanci degli Stati. Gli insegnanti andrebbero pagati di più e incentivati di più. Solo così il mondo potrà essere migliore”, ha riflettuto.

Nella maggior parte dei casi tuttavia ciò non avviene. “Prendete per esempio l’Unione europea. Se nel 1989, alla caduta del Muro di Berlino, l’Europa avesse varato un programma scolastico per il quale uno studente passava un mese in un Paese diverso, beh, pensate a che corpo elettorale avrebbe oggi l’Europa. Invece è successo un’altra cosa: che si è dato troppa importanza alla parte economica dell’Unione e scarso valore alle politiche culturali. I risultati di questa scelta sono oggi sotto gli occhi di tutti. E non sono incoraggianti”, questo il suo giudizio.

Daniel Pennac: “Scuola deve essere in cima ai bilanci degli Stati”. Il paragone tra Italia e Francia

Daniel Pennac a tal proposito trova anche dei parallelismi tra la sua Francia e l’Italia, un Paese che apprezza molto. “L’Italia è l’Italia e per me è sacra. Credo ci sia un filo che lega i nostri due Paesi e, per esempio in politica, voi siete sempre un passo avanti”, ha affermato. E spiega: “In Italia c’è stato Berlusconi e poco dopo in Francia è arrivato Sarkozy. C’è somiglianza tra i nostri popoli, ma a me dell’Italia più che la politica interessano gli italiani”.

In particolare, c’è un italiano che è rimasto nel suo cuore. “Federico Fellini mi piaceva perché è stato il solo cineasta europeo ad essere stato intellettualmente e politicamente totalmente indipendente. Era il solo. Tutti gli altri avevano una convinzione politica. Federico era vita, era sogno…”.





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