De Cecco, rapina in villa a Montesilvano: maxi bottino/ Moglie e figlia in ostaggio

- Chiara Ferrara

Rapina nella villa di Saturnino De Cecco a Montesilvano, in provincia di Pescara: quattro malviventi si introducono nell’abitazione e sequestrano moglie e figlia

Auto dei carabinieri (Foto: Pixabay) Auto dei carabinieri (Foto: Pixabay)

L’imprenditore Saturnino De Cecco, figlio del fondatore dell’omonimo marchio di pasta Filippo Giovanni, è stato vittima di una rapina nella sua villa nelle colline di Montesilvano, nella provincia di Pescara. Una banda di quattro malviventi, come riportato dal Messaggero, si è introdotta lunedì sera nell’abitazione. Gli uomini, a volto coperto e armati, si sono introdotti nell’abitazione minacciando la moglie Sheila D’Isidori e la bambina di otto anni al cancello mentre stavano rientrando. Le hanno dunque costrette ad aprire la porta e successivamente le hanno chiuse in cucina.

L’incubo della famiglia è durato quasi mezz’ora. De Cecco è stato costretto ad aprire la cassaforte, che è stata svuotata dai rapinatori. Dentro c’erano orologi, gioielli e una pistola legalmente detenuta. Successivamente i malviventi sono fuggiti. L’imprenditore ha immediatamente allertato le forze dell’ordine affinché potesse essere data la caccia alla banda. I militari hanno effettuato i rilievi necessari e hanno avviato le indagini. Non è chiaro a quanto ammonti l’entità del maxi bottino.

De Cecco, rapina in villa a Montesilvano: maxi bottino, caccia ai ladri

Gli autori della rapina nella villa di Saturnino De Cecco Montesilvano, in provincia di Pescara, sono dunque ancora a piede libero. In base alle testimonianze dell’imprenditore e della moglie Sheila D’Isidori, pare che i quattro malviventi siano stranieri e che tra loro ci fosse una donna. Le vittime non sono rimaste ferite, ma hanno vissuto circa quaranta minuti di terrore.

“Mi hanno picchiato per incutere timore. Ci hanno intimorito mostrandoci i coltelli, ci hanno minacciato, hanno detto di avere la pistola e mi hanno fatto sentire che l’avevano. Io ho sempre cercato di mantenere la calma, di non cedere a nessuna provocazione. Avevano già preso tutto quello che avevamo ma chiedevano altro. Abbiamo avuto la fortuna che quando la situazione stava precipitando è scattato l’allarme perché c’era uno all’esterno che si muoveva. Così si sono impauriti e sono scappati”, ha raccontato Saturnino De Cecco al Messaggero.







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