DEF 2022/ Se la crisi di imprese e famiglie vale lo 0,5% di Pil

- Sergio Luciano

Il Governo ieri ha approvato il Def 2022. Previsto mezzo punto di Pil di deficit in più per cercare di sostenere l’economia

Premier Draghi Mario Draghi (LaPresse, 2022)

Pronto, è il Governo? “No, qui parla un banchiere centrale”. Avrebbe potuto svolgersi così ieri un dialogo surreale tra un cittadino e Mario Draghi. Perché tutto nelle comunicazioni rese dal Premier e dal suo ministro dell’Economia Daniele Franco nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri aveva l’intonazione felpata realistica ma cautamente ottimistica tipica di quel gergo internazionale che appartiene appunto ai capi delle banche centrali.

Le notizie che emergono dallo schema del Documento di economia e finanza approvato dal Governo sono ovviamente pessime e non potevano essere diversamente: il Pil frenerà a +3,1% quest’anno, contro il +4,7% stimato nella Nota di aggiornamento dell’ottobre scorso; e i soldi per aiutare ulteriormente imprese e famiglie sono pochi, per ora 5 miliardi. 

Poi, il Governo busserà all’Europa, promuovendo cioè una riflessione all’interno dell’Unione europea su un nuovo Recovery Plan – o una riscrittura di quello vecchio, costruito su misura anti-Covid – che permetta a tutti gli Stati di reagire alla crisi energetica, sostenere le spese per il riarmo e assorbire le ripercussioni delle sanzioni alla Russia e della guerra, come il caro-cereali e la riduzione di tante, troppe forniture. E intanto la Lega è schierata contro l’espulsione dei 30 diplomatici russi dall’Italia e contro la delega fiscale, mentre i Cinquestelle sbraitano contro l’aumento delle spese militari e chiedono più tasse sugli extraprofitti energetici.

Un disastro?

Macché. “Sarò un ingenuo – risponde il Premier -, ma io ho fiducia nella capacità delle forze di maggioranza di capire la drammaticità del momento e agire rispondendo con concretezza e unità. Senza unità, le istituzioni del Paese non potrebbero rispondere ai bisogni dei cittadini che in questo momento sono estremi, disperati. E io credo che alla fine prevalga lo spirito costruttivo, motivato dal senso che tutti hanno di dovere dare risposte”. Quanto all’opposizione della Lega alla delega fiscale “era prevista”, dice Draghi, “andremo avanti, non è prima volta che la Lega si oppone, anche in passato c’era stato un voto negativo in commissione, speriamo di vincere di nuovo in aula”.

Intanto, da puro banchiere centrale, ecco le concessioni: poca roba, ma meglio di un dito nell’occhio. Ed ecco gli incentivi per l’acquisto di auto ecologiche, attesi da tempo. Prolungamento di 10 giorni (capirai) dello sconto di 0,25 centesimi a litro di carburante. E un po di positività: “Il Governo ha fissato il deficit tendenziale al 5,1% e confermato gli obiettivi di finanza pubblica della Nadef del 5,6%”, con “una scelta di prudenza”, spiega il ministro Franco, “che concede un margine di manovra espansiva di mezzo punto di Pil, che sarà usato per spingere la crescita”.

Il Governo sa “che molte imprese stanno soffrendo moltissimo per l’aumento del costo dell’energia”, ha aggiunto Franco, “che ha un impatto enorme sui costi di produzione. Dobbiamo però anche tenere a mente che questo è il picco del costo dell’energia, in futuro difficilmente resterà per periodi molto lunghi a questo livello. Il Governo è intervenuto ripetutamente con aiuti alle imprese, vedremo se andranno rafforzati”. Anche qui: banchierese stretto.

Ma domani? Riscrivere anche il Pnrr? Draghi non lo ammette, ma sarebbe la logica conseguenza della ridefinizione del Recovery Fund europeo che ha invece confermato che richiederà. E ancora, un intervento europeo comune contro il caro-energia: “Io chiedo in tutte sedi di mettere un tetto ai prezzi, sarebbe la cosa più razionale da fare, che può essere fatta solo a livello collettivo europeo. L’Europa è l’unico compratore di una grandissima percentuale del gas mondiale, il 70%, con un forte potere di mercato, che si può esercitare attraverso imposizione di un prezzo, remunerativo ma non così tanto. In Europa c’è l’intenzione di dare una risposta comune ma ci sono visioni diverse, la Commissione farà la sua proposta sull’energia, non so se anche sul prezzo del gas, so che ci sono punti di vista diversi tra noi, la Germania e l’Olanda ma continuiamo a discuterne, il Consiglio europeo di maggio sarà il momento per trarre una conclusione”.

E ancora lenimento sulle piaghe nelle parole di Franco: “Nei nostri calcoli abbiamo utilizzato uno scenario di riferimento cauto e realistico. Ricordo che come diceva il Presidente abbiamo già introdotto quest’anno 3 decreti con cui abbiamo utilizzato risorse per 15,5 miliardi di cui 4,6 per il sostegno ai profughi e l’intervento per l’auto… E quel 0,5% di Pil verrà utilizzato in parte per sostenere tagli alle spese”.

Dunque l’Italia non è un Paese da abbandonare, per chi voglia fare impresa? E anche qui la risposta è da banchiere centrale, cioè trattenuta, pedagogica, un po’ ipocrita ma positiva: “Il presidente della Confindustria Bonomi registra la realtà per quel che è, vedremo se sarà stato pessimista o no, oggi però dovendo decidere la nostra risposta di politica economica è bene essere realisti, ma, dovendo proprio sbilanciarsi, si sbaglia meno a essere pessimisti che ottimisti. Quanto al fatto che non convenga più produrre in Italia, però, a guardare gli utili maturati dalle imprese nel 2021 sembra che convenga ancora, che convenga molto. Penso che non solo Bonomi ma tanti immaginano che siamo in situazioni peggiori degli altri, ma i problemi sono comuni, le materie prime scarseggiano per tutti, i prezzi salgono per tutti, le previsioni su consumi e produzioni peggiorano ovunque. Dunque la sensazione è che il quadro complessivo sia peggiorato, ma che ci siano ancora tante cose che stanno andando molto bene”.

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