DEMOCRAZIA E COVID/ Le domande aperte (anche) per la politica dopo la pandemia

- Gianluigi Da Rold

Si è conclusa la terza edizione della scuola di formazione politica della Fondazione per la Sussidiarietà e dell’Umanitaria

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Piazza Montecitorio (Lapresse)

È arrivata in porto, non senza fatica ma con un significativo successo, la terza edizione della scuola di formazione politica, un’iniziativa che è nata da un’intuizione della Fondazione per la Sussidiarietà e da un’antica istituzione milanese come l’Umanitaria. A queste due grandi realtà si è aggiunto anche Luciano Violante, ex Presidente della Camera, che oggi presiede la Fondazione Leonardo, portando una parola d’ordine che pare oggi decisiva per lo sviluppo italiano: “Conoscere per decidere”.

Non è stato uno sforzo semplice coinvolgere in una “scuola di politica” più di 70 persone in un Paese dove si dovevano fare i conti con una pandemia aggressiva e le lezioni e i dibattiti avvenivano con la modalità online. Solo la prima edizione si è avuta “in presenza”, ma poi, si è passati inevitabilmente all’incontro “da lontano”. Consideriamo innanzitutto il successo. In un Paese come l’Italia, dove sembra innanzitutto che ci sia un dibattito politico avvelenato e schematico, pur con tutte le difficoltà dovute al Covid-19, ben 70 persone hanno seguito lezioni e dibattiti.

Da notare che il 30-40 percento degli iscritti sono studenti universitari, principalmente iscritti a Scienze Politiche e a Giurisprudenza, ma hanno partecipato anche dirigenti e impiegati della Pubblica amministrazione, anche avvocati, sindacalisti, imprenditori e pensionati, oppure persone semplicemente interessati ai temi politici e sociali di questo momento non facile che sta attraversando il Paese e il mondo intero. Inoltre, i partecipanti non erano solo milanesi, legati alla tradizione dell’Umanitaria, ma molti si sono collegati da varie città lombarde, dalla Liguria e persino dalla Campania e dalla Calabria.

Ed è proprio questo il significato del successo, perché la scuola di formazione politica appare come un fatto in controtendenza rispetto ai dati che forniscono impietosamente i sondaggi e l’Istat. Che dire quando si viene a sapere che l’astensione alle elezioni sarebbe oggi, come tendenza, valutata intorno al 40 percento, diventando così il primo partito assoluto nell’elettorato italiano? Che dire di fronte alla crisi dei partiti e alla percentuale di italiani interessati alla politica che, secondo l’Istat, si aggira oggi intorno al 20 percento con un’impressionante perdita di partecipazione negli ultimi 30 anni e imparagonabile rispetto alla grande passione politica degli anni della ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra?

In questa controtendenza, che viene proprio rappresentata dalla partecipazione alla scuola di formazione politica, ieri giustamente, diceva nella giornata conclusiva della terza edizione il presidente dell’Umanitaria, Alberto Jannuzzelli: “L’obiettivo, nonostante tutto, anche quest’anno è stato raggiunto”. E Jannuzzelli sottolineava le difficoltà, anche la situazione logistica e psicologica che gli italiani, e quindi i giovani e meno giovani interessati, avevano dimostrato una grande passione per le lezioni di politica tenute, in sei occasioni, da grandi personaggi della politica, dell’economia e delle università. Il tema scelto per questa terza edizione sembrava scritto nella cose: la pandemia e la situazione che attraversa la democrazia, con un problema che la stessa pandemia aveva quasi rivelato in tutta la sua ampiezza: le contraddizioni, le difficoltà della democrazia occidentale, che appare sempre come il metodo migliore di governo ma sembra imballata e zoppicante. 

Lo scopo lo ha quindi riassunto con molta forza e semplicità Giorgio Vittadini: “Ricostruire dal basso una sensibilità democratica per raggiungere il bene comune”. Ma Vittadini ha pure specificato il metodo della scuola di formazione politica: le tesi e le ipotesi contrapposte, la dialettica e la mancanza di qualsiasi visione ideologica aprioristica rispetto ai problemi che si pongono di fronte alla società.

In fondo su questa stessa linea di impostazione si è espresso l’ex Presidente della Camera Luciano Violante, ponendosi domande di grande attualità: come si sente un cittadino in grado di decidere senza avere una conoscenza? Per essere ancora più esplicito, Violante specificava che in fondo la scuola di politica era quasi sinonimo di una scuola di conoscenza. E protagonista di tante stagioni politiche, Luciano Violante ha alla fine presentato l’ospite principale della giornata di conclusione del terzo ciclo della scuola di politica, l’attuale Presidente della Camera Roberto Fico.

La terza carica dello Stato ha ringraziato per l’invito, ha spiegato le difficoltà affrontate dalle istituzioni quando è scoppiata improvvisamente la pandemia sconosciuta e alla fine ha risposto con cortesia e attenzione alle domande che gli hanno fatto alcuni partecipanti ai corsi.

Dal racconto di Roberto Fico sono emersi i diversi problemi che quasi tutti abbiamo vissuto in questo difficile anno e mezzo. Primo fra tutti il problema della comunicazione, dove spesso i dibattiti televisivi tra virologi e le interpretazioni mediatiche hanno creato confusione. Su questo punto sono arrivate anche le principali domande dei partecipanti al corso.

Ma Fico si è soffermato soprattutto sul problema del funzionamento delle istituzioni in un momento dove, solo per il “distanziamento necessario”, diventava difficile votare anche alla Camera e al Senato. I problemi da affrontare per il solo semplice funzionamento delle istituzioni sono stati difficoltosi, ma a parere di Fico lo sforzo di mantenere una centralità del Parlamento sarebbe riuscita, nonostante la serie di DPCM che sono stati emessi e affidandosi soprattutto alla decretazione piuttosto che al dibattito parlamentare. La questione sarà per tanto tempo ancora oggetto di discussione.

Resta infine un problema che tutti e quattro i relatori hanno ieri segnalato: che cosa ci riserverà sul piano politico e sociale, oltre che economico, la pandemia? È la domanda che nelle stesse ore in cui si chiudeva il terzo ciclo della scuola di politica, si poneva anche il presidente del Consiglio Marco Draghi mentre parlava al Senato.

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