DENISE PIPITONE, EX PM MARIA ANGIONI CONDANNATA A UN ANNO/ “Ha raccontato frottole”

- Silvana Palazzo

Denise Pipitone scomparsa, condanna ad un anno di carcere (pena sospesa) per l'ex pm Maria Angioni per false informazioni. Il pm Roberto Piscitello: "Ha raccontato frottole"

maria angioni 640x300 L'ex pm Maria Angioni (Quarto Grado, 2022)

L’ex pm Maria Angioni è stata condannata ad un anno di carcere, pena sospesa, e al pagamento delle spese processuali. Lo ha deciso il giudice monocratico di Marsala, che ha ritenuto colpevole per il reato di false informazioni l’ex magistrato che indagò sulla scomparsa di Denise Pipitone. Il pm aveva invece chiesto una condanna a due anni.

Angioni ha mostrato assoluto spregio della Giustizia, ha ingannato il pubblico ministero ed il giudice tutte le volte in cui ha preso la parola; ha presentato confusi documenti tanto sovrabbondanti quanto irrilevanti; ha mantenuto un comportamento ostinatamente calunnioso anche dopo la commissione del reato, infangando nei media la Polizia nei Mazara del Vallo“, aveva dichiarato il pubblico ministero durante la requisitoria. Secondo il pm, Maria Angioni ha tenuto lontana l’idea “che Denise Pipitone non sia stata trovata e i colpevoli assicurati alla giustizia, per incapacità a lei attribuibili“, una circostanza che denota “la rilevante intensità del dolo“. Inoltre, proprio perché magistrato “ha ritenuto di potersi muovere tra cavilli ed interpretazioni, suggestionando l’interlocutore a ritenere che potesse essere incorsa in un cattivo ricordo, in quanto tale incompatibile con l’elemento soggettivo del dolo richiesto dalla norma incriminatrice“. (agg. di Silvana Palazzo)

CASO DENISE PIPITONE, CHIESTI DUE ANNI PER MARIA ANGIONI

Due anni di carcere per l’ex pm Maria Angioni: questa la richiesta del pm Roberto Piscitello al culmine della durissima requisitoria. L’ex pm, che nei mesi scorsi si è dimessa dalla magistratura e non era presente in aula, è accusata di false informazioni al pubblico ministero. Angioni, che indagò sulla scomparsa di Denise Pipitone, la bambina sparita da Mazara del Vallo il primo settembre 2004, avrebbe mentito alla procura di Marsala che, dalle sue dichiarazioni rese ai media, riaprì le indagini sulla scomparsa della bambina. L’ex pm in diverse apparizioni tv aveva denunciato presunti depistaggi dell’inchiesta originaria, motivo per il quale venne sentita dai colleghi siciliani. Ma le dichiarazioni nelle sommarie informazioni vennero poi sistematicamente smentite dagli accertamenti eseguiti.

Per questo è stata accusata di false informazioni ed è finita a processo, che si sta svolgendo davanti al giudice monocratico di Marsala Giusi Montericcio. “Enfatizzate nei media le funzioni svolte all’epoca del sequestro di Denise Pipitone, Maria Angioni ha trovato il modo di essere una parte sempre più importante del nuovo interesse sul caso, apparendo — in un crescendo esponenziale — in moltissime trasmissioni televisive come su diverse piattaforme online“, ha dichiarato il pm Roberto Piscitello durante la sua requisitoria, come riportato dal Corriere della Sera.

“MARIA ANGIONI HA GETTATO OMBRE SU POLIZIA”

Inoltre, ha osservato che l’ex pm Maria Angioniha assunto ben presto il ruolo di vera e propria star televisiva, la cui presenza, in diretta negli studi o da remoto, veniva contesa dalle decine di trasmissioni che sulle reti pubbliche o private calibravano i loro palinsesti” sulla scomparsa di Denise Pipitone. In ognuna di quelle “innumerevoli ospitate“, ha proseguito il pm Roberto Piscitello, “era proprio il magistrato a far assumere alla vicenda i connotati di un giallo, la cui mancata positiva soluzione riferiva essere dipesa da errori, da depistaggi, da interessi particolari di questa o quella consorteria criminale e soprattutto dalla infedeltà dell’organo di polizia che aveva condotto quelle indagini (senza dire sotto la sua direzione): il commissariato di Mazara del Vallo“. Su quest’ultimo aspetto si è poi soffermato il pubblico ministero in aula. “Nelle fluviali dichiarazioni che molto generosamente rilasciava nelle sue plurime apparizioni televisive, nei suoi account internet, nei social in cui la sua presenza mai mancava, Angioni gettava più di un’ombra sulle modalità con le quali il commissariato di Mazara del Vallo avrebbe condotto le indagini“.

Ad esempio, lasciava intende “che quelle investigazioni furono segnate dall’assoluta infedeltà della polizia giudiziaria che in qualche caso avrebbe operato delle gravi omissioni, dei favoritismi tutti finalizzati a garantire l’impunità ai colpevoli del sequestro di Denise Pipitone“. Ma per il pm, Angioni non si sarebbe limitata solo alle dichiarazioni tv, ma avrebbe confermato le sue accuse anche davanti ai colleghi di Marsala, che dopo aver cercato riscontri non ne trovarono alcuno. “Le sue dichiarazioni erano completamente prive di fondamento, facendo tutte riferimento a fatti mai verificatisi nei termini così perentori in cui li aveva riferiti da testimone“. Iscritta nel registro degli indagati, Maria Angioni fu convocata per un interrogatorio, durante il quale “ha invece confermato le frottole raccontate in sede di informazioni, impegnandosi in una estenuante tiritera di ammissioni e smentite non seguite da una presa d’atto chiara ed inequivocabile che ciò che aveva riferito non corrispondeva al vero“. Ma essendo stata “fonte qualificata” era inevitabile in virtù delle sue dichiarazioni riaprire l’indagine.







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