DI MAIO VS WHIRLPOOL: “NO A PRESE PER IL CU*O”/ “Soluzione in 7 giorni o stop fondi”

- Niccolò Magnani

Di Maio attacca i vertici di Whirlpool in un infuocato tavolo al Mise: “non si prenda per il cu*o l’Italia, basta perdere tempo”, le ultime notizie

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Luigi Di Maio (LaPresse)

Nuovi aggiornamenti sul caso Whirlpool dopo la tensione al Mise delle scorse ore. Come riportano i colleghi dell’Ansa, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha affermato: «O entro sette giorni portano la soluzione per lasciare aperta quell’azienda e far lavorare 450 persone oppure noi gli togliamo i soldi che hanno preso dallo Stato. Gli blocco quelli che gli stavamo per dare e gli tolgo quelli che gli abbiamo dato con alcuni strumenti che dovevano servire a creare più lavoro in più occasioni per le imprese». Sindacati in prima linea, ecco il commento di Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile dei settori auto e elettrodomestici: «Abbiamo apprezzato molto la decisione con cui il ministro Di Maio ha chiesto a Whirlpool il rispetto degli accordi presi in sede istituzionale il 25 ottobre 2018 e ha rammentato che potrebbe essere chiesta la restituzione fino a un massimo di 16 milioni di euro in passato ricevuti come incentivi nonché sbarrata la strada al contratto di sviluppo che è stato chiesto dall’azienda nelle Marche. Speriamo che una battaglia comune del sindacato e del Governo possa salvare lo stabilimento di Napoli e più in generale la presenza di Whirlpool in Italia», riporta Il Fatto Quotidiano. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“NON SI PRENDA PER IL CULO L’ITALIA”

In un’analisi arguta dopo le Elezioni Europee, il direttore di Libero Pietro Senaldi spiegava così la differenza di “arguzia” tra Salvini e Di Maio nello scegliersi i ruoli all’inizio del Governo: «il leader M5s si è scelto un doppio incarico (Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, ndr) assai difficile da gestire e che soprattutto dà risultati mai sul breve periodo. Anzi, spesso si rimane invischiati in casi e aziende di cui non si ha diretta colpa». Ecco, vedendo oggi quanto avvenuto al Mise con i vertici di Whirlpool, e dopo quanto già visto in questi giorni con Mercatone Uno, l’analisi del collega risulta tutt’altro che scorretta. Non si sono aperti coi migliori auspici i lavori al tavolo del Mise convocato 4 giorni fa dal Ministro Di Maio con l’azienda che intende chiudere in toto lo stabilimento di Napoli: «Se non siete in grado di dare risposte e devo rivolgermi ai vertici della multinazionale ditelo subito. Non perdiamo tempo. Non si prende per il c… lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo», ha attaccato il leader grillino parlando con i vertici presenti alla riunione (come riportato dall’Ansa).

IRA DI MAIO CONTRO VERTICI WHIRLPOOL

Una sorta di ultimatum è stato mandato dal vicepremier Di Maio nei confronti dell’azienda Whirlpool, ricordando come dal 2014 ad oggi gli inglesi abbiano ricevuto «27 milioni di euro di fondi pubblici»: ebbene, per il titolare del Mise lo Stato si dovrà fare rispettare, «si sono firmati accordi ben precisi, state creando un precedente gravissimo». Ancora Di Maio sottolinea in piena ira contro i vertici aziendali «Dovete rispettare istituzioni e lavoratori. Io sono e sempre sarò al loro fianco. Siamo disposti a impegnarci ancora di più con l’azienda per trovare una soluzione. Se non siete in grado di dare risposte e devo rivolgermi ai vertici della multinazionale ditelo subito. Non perdiamo tempo». La Whirlpool ha poi fatto sapere in una nota dell’ad Italia Luigi La Murgia «Non vogliamo chiudere ma individuare soluzioni per garantire posti di lavoro sostenibili a lungo tempo. Oggi una soluzione non l’abbiamo». Il caso non poteva non sollevare l’intervento anche dei sindacati generali presenti al tavolo: raggiunta da Tg Com24, la leader della Fiom Cgil Francesca Re David attacca «mi aspetto che il Ministero chieda all’azienda di rispettare il piano industriale firmato lo scorso 25 ottobre, sul quale la Whirlpool si impegnava a investire 250 milioni in Italia di cui 80 a Napoli. Noi ci aspettiamo che governo e ministero non si facciano prendere a schiaffi e si pretenda il rispetto del piano perché, se cosi non sarà, lo chiederanno i lavoratori», conclude il sindacato nazionale.

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