DIETRO IL COLLE/ I calcoli del “partito di Draghi” e le sorprese pronte in casa Pd

- Antonio Fanna

Berlusconi si fida dei voti centristi, ma sbaglia. Viceversa potrebbero votarlo altri parlamentari fuori sacco, per manovre interne. I nomi

silvio berlusconi
Silvio Berlusconi (LaPresse)

Cotto e mangiato. A pochi giorni dal momento della verità l’“operazione scoiattolo” si inceppa e scopre il fianco ai bizantinismi dei centristi più disinibiti. A chi conviene Berlusconi al Quirinale? Non certo a tutti coloro che sperano nel tramonto definitivo del Signore di Arcore. Rimasto al palo Berlusconi, finita la forza propulsiva di Forza Italia, la logica vuole che si riapra uno spazio al centro al quale nessuno degli attori centristi da Renzi a Toti, da Brugnaro a Cesa, da Lupi a Quagliariello fino allo stesso Rotondi intende rinunciare.

Tutti hanno dichiarato il proprio sostegno alla candidatura a presidente della Repubblica di Silvio. Nessuno intende onorarla. Niente di personale. Solo politica. Lo ripetono con un groppo alla gola al quattro volte presidente del Consiglio i suoi collaboratori più affidabili e più sgomenti, che hanno toccato con mano le capriole ed i ragionamenti fumosi dei parlamentari a trazione centrista. Che nel prossimo parlamento ridotto significativamente dalla riforma non troverebbero spazio come ruota di scorta di questa o quella formazione esistente. Sanno che se vogliono esserci ancora devono rischiare, promuovere un nuovo soggetto politico e la via più sicura è un partito di Draghi senza Draghi o meglio con Draghi al Quirinale.

E questa è la partita che giocheranno. Senza darlo a vedere, senza ostentarlo, come invece fa il solo Renzi che si dice intenzionato a votare un candidato di centrodestra che non sia Berlusconi. Il risultato sarebbe lo stesso, ma consentirebbe a Renzi di mantenersi equidistante tra gli schieramenti e di irridere il Pd altrimenti incapace di arginare il tycoon del Biscione.

Allora Berlusconi è spacciato? Attenti: se alla quarta votazione, invece di uscire dall’aula (l’Aventino lettiano), i piddini e i grillini – magari accampando motivi di galateo istituzionale – partecipassero al voto segreto che eleggerà il nuovo presidente, molto probabilmente sarebbero i franchi tiratori-al-contrario della sinistra ad incoronare l’ex cavaliere. Ed a rimetterlo in sella. Di Maio contro Conte, Marcucci contro Letta e i giochi questa volta potrebbero produrre un esito imprevedibile. A conferma che in politica i soli veri amici sono i nemici.

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