DIETRO LA SCENEGGIATA DEL MES/ Sapelli: Merkel e Macron si dividono le nostre imprese

- Giulio Sapelli

In Italia ci si divide sul Mes, mentre ci sono problemi più seri. Un finto dilemma dietro cui ci sono le vere mosse sul destino del Paese

Di Maio e Gualtieri
Di Maio e Gualtieri (LaPresse)

L’assassinio del giovane Willy Monteiro Duarte, provocato da una violenza barbarica e spietata, ha colpito tutti. Disvela ciò che ribolle in una parte assai ampia di gioventù piena di risentimento, di volgarità nutrita dai social media e dalla televisione privata e pubblica, dall’inattività, dalla degradazione della famiglia che spinge i ragazzi fuori di casa la notte perché si ubriachino secondo logiche di divisione tra classi sociali, sì distinte, ma accomunate però dal degrado morale e civile.

Di questo dovrebbe occuparsi la politica. Oggi più che mai. Questi dovrebbero essere i temi di cui ci si dovrebbe occupare dal Colle più alto all’ultimo comizio in quel che rimane delle ombre dei partiti ossia dei gruppi di procacciatori di risorse economiche grazie ai voti di elettori sempre più storditi, ignari, impauriti o protervi.

Tutto è sfilato sotto i nostri occhi in Italia e nel mondo in questa pandemia che attende ancora la Resurrezione. Ovunque nel mondo si sono riaperte le discoteche mentre invece si doveva dibattere e investire sulla riapertura delle scuole e dei luoghi di cultura. Ma le divisioni tra i grumi della mucillaggine peristaltica italica non avvengono su questi temi e su come porre riparo a una degradazione e a una desolazione della gioventù sempre più pericolosa. Se la questione verrà fatta propria sia dai populismi di destra, sia dai populismi di sinistra potrebbe tracimare nella sfilata degli assassini di Willy inquadrati in nuove camicie brune o nei seguaci del giovane Luigi Di Maio che sfilava sugli Champs Elysées o di un Di Battista che trova nell’Iran un possibile mito, con una riedizione di ciò che abbiamo visto nel post-Sessantotto con i maoisti nostrani “linea rossa e linea nera” e di lì poi il passo verso le BR sarà breve. BR senza più l’Urss e il Comecon come spazi di addestramento e ritirata… e allora sarà un macello ancor più terribile.

Invece no. Il Governo, nel Governo, ci si balocca se accettare o no il Mes mentre l’industria manifatturiera non alimentare e non farmaceutica e non di medio-grandi dimensioni crolla e con essa la speranza stessa di costruire un tassello per risolvere la questione della gioventù. Il Sussidiario, isola di libertà, ha pubblicato recentemente l’intervista bellissima a Domenico Lombardi in cui si legge ciò che non si dice e ciò di cui non si discute se non tra pochi intimi inascoltati: “Il saldo di Tesoreria al 3 luglio (2020) era- diceva – di circa 70 miliardi di euro. Oggi (il giorno dell’intervista) sappiamo che a fine luglio è salito a 80 miliardi e addirittura a fine agosto è arrivato a 98 miliardi. Oltretutto il Mef il 4 settembre ha diffuso un comunicato stampa con il quale ha, tra le altre cose, spiegato di aver cancellato l’asta dei Bot trimestrali prevista per il 9 settembre ‘in seguito all’assenza di specifiche esigenze di cassa’ … questo dato, che ricordo essere pubblico, tiene conto delle scadenze fiscali. … mentre da un lato è stata cancellata l’asta dei Bot trimestrali, dall’altro è stato collocato un Btp ventennale, le cui richieste hanno superato gli 80 miliardi di euro. Questo si inserisce in una serie di altre iniziative, come il Btp Italia e il Btp Futura, che mirano a migliorare la gestione del debito pubblico, il classamento dei titoli, allargandolo al segmento del piccolo risparmio, cosa che magari costa al Tesoro un po’ di più, ma che garantisce maggior stabilità e minor esposizione alle fronde speculative. Sono tutte iniziative commendevoli, che testimoniano un eccellente accesso al mercato di cui oggi l’Italia gode… l’Italia … è in grado di soddisfare pienamente la sua domanda di cassa e addirittura (di) avere un saldo di Tesoreria a livelli record”.

E allora la risposta del perché si faccia questo rito da avanspettacolo del Mes è tutta nel gioco di specchi in cui si è ormai trasformata la politica italiana ed europea. Si ripete insistentemente nelle cancellerie europee e nelle ambasciate che è da tempo iniziato un pressing sulla mucillaggine peristaltica governativa e non e sul punto archetipale che ne assicura il movimento. Che tipo di pressing? Ma che l’Italia giunga a essere ben disposta a cedere a talune imprese francesi e tedesche (modello Fca-Psa) assets essenziali di ciò che rimane delle sue imprese di eccellenza medio-grandi per compensare in tal modo i grand commis de l’État d’oltralpe di aver appoggiato la nostra diplomazia in Europa e quindi la nostra mucillaggine peristaltica nelle trattative sul Recovery fund. Appoggio di cui non vi era nessun bisogno se non quello artatamente creato dalle molecole in movimento nella mucillaggine ed eterodirette.

Ecco che si disvela l’arcano. E se così accadesse la centralizzazione capitalistica per inverarsi pienamente dovrebbe integrare in forma subalterna, ossia tipica del capitalismo estrattivo (in questo caso) di marca tedesca e francese, segmenti del capitalismo italiano. I francesi lo sperimentano, questo dominio capitalistico, ancora su larga scala in Africa, usando soprattutto la forza militare, com’è noto, mentre la Germania senza esercito deve ricorrere a forme di pressione che sono rese esplicite (e non volute) nel caso Navalny, ossia attraverso un lavorio di intelligence, contro- informazione e indebolimento degli Stati in cui sono localizzate le imprese da “estrarre”, sino giungere alla corruzione su larga scala, come fu evidente già con il dieselgate e ora con il caso Wirecard (un’impresa di pagamenti che è stata prossima ad acquistare Deutsche Bank e che è al centro di uno scandalo finanziario di immani proporzioni e il cui Amministratore delegato si è rifugiato o in Bielorussia o in Russia protetto dai servizi segreti tedeschi e russi).

Si capisce bene che ricevere i fondi a prestito del Mes o non riceverli diviene – in questa situazione – solo una sorta di scelta politica, perché di essi non vi è assolutamente nessuna necessità finanziaria. Mancando il Governo e tutti i suoi partiti di una linea strategica riformista e produttivista rispetto all’Italia e all’Europa, la maggioranza mette in scena un dilemma che in realtà potrebbe non esistere: dilaniarsi tra lo scegliere se stare con i populisti di destra o con quelli di sinistra. Ossia se vogliono cadere, i governati e con essi gli italici, nelle mani dei fanatici dell’ierocrazia europeista “senza cui – a pare loro – non vi è salvezza” oppure nelle mani di coloro che sono contro l’Europa tout court, secondo i modelli della destra sociale più classica, spesso neonazista, antisemita e in ogni caso tipica di quello che intere biblioteche hanno classificato come “anticapitalismo di destra”.

Ma mi accorgo che sono categorie sconosciute alla mucillaggine peristaltica. Essa deve sopravvivere senza condensarsi troppo oppure liquefarsi facendo impazzire l’olio. Una maionese… senza chef: solo cucine da campo improvvisate ma inamovibili. Nessuno, nella cucina da campo, segue la vera questione. I fondi europei che giungeranno sono meno di quelli che si potrebbero raccogliere lanciando un prestito nazionale a lunga scadenza. Allora sarà inevitabile essere sottoposti in Italia alle procedure di controllo della Commissione europea. Con conseguente imposizione delle controriforme fiscali e pensionistiche che si riterranno più idonee per procedere a quella centralizzazione capitalistica a cui si lavora alacremente, come si è detto, dietro quegli specchi che accecano elettori ed eletti, in par condicio.

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