DIETRO LE QUINTE/ Il Colle al bivio tra Conte bis e “governo Renzi”

- Daniele Marchetti

La crisi ha aperto molte partite interne decisive, non solo all’interno della Lega e dei Cinquestelle. Nei Dem l’asso nella manica è in mano al senatore di Scandicci

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Matteo Renzi al Senato (LaPresse, 2019)

Con il dipanarsi della crisi di governo le nebbie si diradano e appare sempre più chiaro come alle spalle della disputa sul ritorno alle urne o sull’esecutivo istituzionale vi siano altre partite ben più succulente e decisive.

Oltre ad aprire i giochi per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica (trofeo a cui – su vari fronti – molti ambiscono e un governo amico certo non guasterebbe), la crisi politica ufficialmente aperta con le dimissioni del premier Giuseppe Conte ha accelerato in maniera dirompente la resa dei conti all’interno dei partiti: Matteo Renzi contro Nicola Zingaretti, Roberto Fico (e forse Di Battista) contro il leader grillino Luigi Di Maio (tenuto – al momento – a galla dal forte legame con lo stesso Conte) e il nordista Giancarlo Giorgetti contro un “suonato”, ma non vinto, Matteo Salvini.

Una resa dei conti che, oltre a rendere difficili le trattative per il nuovo esecutivo, apre a una nuova mappa geopolitica: il fronte del voto con Salvini, Meloni, Toti e, sul versante opposto, Zingaretti. Il fronte di una trattativa aperta e senza dogmi o patti precostituiti con Di Maio, Giorgetti, Franceschini. E il fronte di un “nuovo governo ad ogni costo” con interlocutori primari Renzi, Fico e Letta senior supportato da un folto gruppo di parlamentari azzurri disponibili persino a uscire da Forza Italia per dare vita a gruppi di “responsabili”.

Ma se ogni disputa ha proprie specifiche peculiarità, tutte – potenzialmente – hanno la forza di incidere pesantemente sull’intero panorama politico.

Così, se il presidente della Camera, Roberto Fico, controllando solo una minima parte dei parlamentari 5 Stelle, per ambire alla leadership del Movimento o, più specificamente, a un ruolo di premiership nel nuovo Governo, può solo sperare in un veto e quindi in una clamorosa esclusione di Luigi Di Maio e del suo dante causa Giuseppe Conte da un nuovo esecutivo (esclusione che sancirebbe la sconfitta interna dell’attuale ministro dello Sviluppo economico e il suo defenestrazione da capo pentastellato), la partita che si sta giocando nella Lega tra Giorgetti e Salvini è una disputa di visione, oltre che di potere: “Lega del Nord” contro “Lega Italiana”.

Una distinzione vitale per il Movimento grillino, fortemente radicato al Sud, per il quale una Lega confinata al Nord rappresenterebbe il miglior partner di governo per un “Conte bis”. Ecco perché i contatti con Giorgetti non si sono mai interrotti.

Del resto Giorgetti, oltre a essersi dimostrato più affidabile, serio e istituzionalmente avveduto di Salvini, rappresenterebbe forse l’ultima àncora di salvezza per un Di Maio chiaramente in difficoltà.

Ma se un “Conte bis” mediato da Giorgetti potrebbe significare la sopravvivenza politica per Di Maio (con la salvezza della leadership e forse anche della poltrona), sul versante opposto, un governo istituzionale (di lunga o breve durata, con ampia base parlamentare o semplicemente formato da Pd e M5s non importa) sarebbe una panacea per l’altro Matteo.

Per Renzi si è aperto uno spiraglio di rivincita che non mollerà facilmente e che potranno chiudere appunto solo Di Maio e Giorgetti. Il senatore di Scandicci sa di avere l’asso nella manica! Se, infatti, il Capo dello Stato, ritenuto da molti assai refrattario a un ritorno alle urne, dovesse chiamare alla responsabilità nazionale, Zingaretti sarebbe costretto a chinare la testa e Renzi, forte anche dei numeri parlamentari all’interno dei gruppi dem, risulterebbe – chiaramente – il vincitore, essendo stato il primo sponsor di un’intesa di ampio respiro.

In fondo – e questo è sempre bene ricordarlo – Renzi, assai debole nell’elettorato, ha un’unica possibilità per riprendersi il Pd: “fiduciare” di fatto il segretario attraverso “la gestione” dei gruppi parlamentari che – in un batter d’occhio – dall’angusta e scomoda posizione di opposizione potrebbero ritrovarsi di nuovo al timone del Paese.

Un balzo (in termini politici, ma anche di poltrone) che solo Renzi, con i suoi voti parlamentari, adesso è in grado di assicurare, a molti. Decisamente una bella rogna per Zingaretti…

 

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