DIETRO LE QUINTE/ Il Governo tecnico Pd-M5s che può piacere al Quirinale

- int. Francesco Forte

Riesplodono le tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle. Per Salvini diventa difficile riuscire a restare al Governo a lungo

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Nicola Zingaretti, segretario del Pd (LaPresse)

Riesplodono le tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle, stavolta sul voto dell’Europarlamento alla nomina di Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione europea. Per Salvini, il voto favorevole dei pentastellati dimostra che M5s e Pd “da due giorni sono già al Governo insieme, per ora a Bruxelles”. Di Maio ha invece ricordato che anche il Carroccio era d’accordo sulla nomina dell’ex ministra della Difesa tedesca, ma poi ha cambiato idea quando “ha capito che non avrebbe avuto il Commissario europeo”. Il leader pentastellato ha poi invitato gli alleati a dire chiaramente, e a prendersene la responsabilità, se vogliono far cadere il Governo. «La scelta della Lega di votare contro Ursula von der Leyen può essere discutibile, ma non dimentichiamo che il partito di Salvini fa parte di un gruppo che è stato compatto nel dire no alla nomina dell’ex ministra tedesca», ci dice Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

E il voto del Movimento 5 Stelle a favore della von der Leyen non le sembra giustificato?

Mi sembra che risponda alla logica di cercare di inserirsi in una linea diciamo di sinistra, che dovrebbe prefigurare una sorta di alleanza con il Pd. Del resto anche dopo il voto dello scorso anno si era parlato di un’alleanza di questo tipo. E i punti di contatto tra i due partiti non mancano. Mi sembra ovvio che i pentastellati abbiano cercato questa alleanza e la cercheranno ancora.

Anche in Italia?

Da questo punto di vista c’è un problema assai complicato. Non credo infatti che il Pd abbia voglia governare con i 5 Stelle, anche perché rischierebbe di perdere consensi. Ma un Governo tecnico appoggiato da e con all’interno esponenti di Pd e M5s, oltre che qualche esponente della finanza internazionale, mi sembra possa essere un’ipotesi percorribile, avvallata anche dal Presidente della Repubblica in mancanza di meglio. Abbiamo anche una manovra molto complicata da fare in autunno.

Di questa manovra si sta già parlando da diverso tempo. Perché per lei è molto complicata?

Bisogna assolutamente mantenere il deficit sotto il 2% del Pil, per assicurare che il debito pubblico scenda. Bisognerebbe anche attuare una politica degli investimenti: con tassi praticamente a zero oggi sarebbe logico realizzare nuove infrastrutture, specie al Sud. È chiaro che si può dire che il taglio delle imposte, con un’economia estremamente elastica, aumenta la produzione. Ma ci sono i problemi di un deficit da ridurre e di un’economia che non è elastica ma ingessata. Mancano quindi le condizioni per un taglio delle imposte che generi un effetto virtuoso in grado di aumentare gli investimenti e l’attività produttività.

Un Governo tecnico con Pd e M5s come quello di cui ha parlato potrebbe fare una manovra di questo tipo?

No, purtroppo farebbe una manovra come quelle già viste in passato, magari non con aumenti fiscali eccessivi come nel caso di Monti. Sarebbe in ogni caso una manovra per tirare a campare. Invece che una crescita dello 0,1%, la avremmo dello 0,3%. Migliorerebbe quindi di poco il debito/Pil. Secondo me, questa non è una vera soluzione.

E quale sarebbe una vera soluzione?

Che si faccia un Governo in cui Salvini riconosca che solo con una coalizione di centrodestra può adottare politiche che migliorino la situazione e che gli consentano anche di posizionarsi meglio a livello europeo. Invece di tirare a campare, si creerebbe un orizzonte.

In questo senso sarà però importante la scelta che farà il Quirinale…

In realtà, secondo me molto dipenderà dalle mosse di Salvini. Mattarella potrebbe essere più propenso a un Governo tecnico con Pd e M5s, ma se il leader della Lega accettasse, magari in cambio di una vera politica europea sui migranti, cosa su cui la von der Leyen ha fatto un’apertura, di essere meno conflittuale con Bruxelles e di essere meno “monopolista”, governando quindi in coalizione, il Presidente della Repubblica potrebbe dire di avere quanto meno una linea che gli consente, a livello europeo, di aprire all’ipotesi di un esecutivo, anche in questo caso magari tecnico, ma di centrodestra.

Quanto può influire in tutto questo la vicenda Russiagate?

Mi lasci dire su questa vicenda che è chiaro che c’è stato un incontro nel quale non credo che ci sia stato il finanziamento al partito. La trattativa c’è però stata e può essere andata avanti e poi interrotta perché qualcuno ha capito che si rischiava di essere scoperti. Ipoteticamente questa vicenda può arrivare fino ai vertici della Lega, vista la vicinanza di alcune delle persone coinvolte al Carroccio. Quindi il processo indiziario andrà avanti con metodi simili, come qualcuno ha già rilevato, a quelli che si sono usati nel caso di Craxi. Vicenda giudiziaria a parte, c’è tutto l’aspetto politico che riguarda la politica estera del Governo nel suo insieme, dei suoi rapporti con la Russia e gli Stati Uniti, con in mezzo le sanzioni europee verso Mosca. Dunque la vicenda non riguarda solo Salvini.

(Lorenzo Torrisi)

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