DIETRO LE QUINTE/ Sapelli: il segreto della crisi è tra il Colle e Washington

- int. Giulio Sapelli

“Le urne sono necessarie perché un governo M5s-Pd sarebbe la liquidazione definitiva del paese. Occorre impedirlo”

Il presidente americano Donald Trump
Il presidente americano Donald Trump (LaPresse, 2019)

Di Maio premier? Sembrerebbe una boutade fatta apposta per scacciare i peggiori fantasmi, eppure Salvini lo avrebbe proposto al vicepremier M5s, che ieri ha bollato l’offerta – vera o finta che sia – come “fake news”. Diventa difficile pronosticare una via d’uscita dalla crisi di governo. Tre scenari possibili vengono accreditati nelle ultime ore: un Conte bis, una nuova maggioranza M5s-Pd, un governo elettorale che disinneschi l’aumento dell’Iva (23 miliardi) e porti il paese alle urne il più rapidamente possibile.

Per l’economista Giulio Sapelli “la via maestra sono le urne. In questo caso il governo può rimanere in carica per l’ordinaria amministrazione, non c’è bisogno di farne un altro. E una volta che si è dimesso Conte, anche Salvini può dimettersi da ministro dell’Interno”. Secondo Sapelli un governo Pd-M5s sarebbe la liquidazione definitiva del paese. Nel frattempo, però, Salvini dovrebbe agire diversamente.

Professore, perché durante la crisi di governo il voto si è allontanato?

Conte e il cardinale Parolin si confrontano su molti dossier, Cina compresa; Oltretevere si stanno muovendo con forti ingerenze nella politica italiana. In questo momento poi gli americani sono profondamente divisi anche sull’Italia.

In quali termini?

I trumpiani, sulla carta a favore di Salvini, potrebbero essere insoddisfatti di come ha disatteso le loro richieste di una maggiore distanza dalla Cina. Ma c’è anche l’altra parte, quella che ha ancora in mano l’America che conta: la finanza.

Cosa vuole la grande finanza americana?

Che Salvini sparisca il prima possibile.

La firma del memorandum con la Cina ha spiazzato gli Usa. Ora però  è come se Washington avesse improvvisamente riscoperto l’importanza dell’Italia.

Sono d’accordo. Proprio per questo gli Usa dovrebbero fare di tutto perché si andasse al voto, in modo che la Lega, vincendo, metta a tacere i 5 Stelle. In altri tempi sarebbe andata così. L’ambasciata americana avrebbe svolto un ruolo di primo piano, anche se non sotto i riflettori, per ovvie ragioni.

Che governo sarebbe quello di una maggioranza M5s-Pd?

Un governo “clintoniano”, sponsorizzato dai grandi big dell’industria finanziaria mondiale. Porterebbe avanti una politica di sottomissione piena dell’Italia all’austerity europea. Uno scenario che farebbe il gioco della Francia.

In che modo?

La crisi tedesca determina un ripiegamento di Berlino e questo dà alla Francia una grande spinta, anche se la sua produzione industriale è ferma. Parigi però sfrutta l’Africa grazie al franco Cfa avvantaggiandosi negli scambi e nelle materie prime. Senza il contrappeso tedesco, l’attivismo di Parigi rafforzerà la Cina, che ha con la Francia un rapporto privilegiato in Europa da più di un secolo.

Torniamo al governo M5s-Pd.

Sarebbe in un modo o nell’altro la vittoria di Attali. Se questo governo prende forma, l’Italia tra vent’anni non esisterà più come paese industriale.

Che Salvini lo abbia capito?

Può darsi. Se non l’ha compreso, l’unico fattore che potrebbe deviare questo corso degli eventi sarebbe un intervento del presidente della Repubblica.

In che direzione?

Mandando il paese alle urne. Sappiamo tutti che prima di sciogliere le Camere durante la legislatura il capo dello Stato è tenuto a verificare l’esistenza di un’altra maggioranza in Parlamento. Che probabilmente ci sarebbe.

Ma è proprio questo il punto. Come se ne esce?

È la contraddizione di Mattarella. Non se ne esce. D’altra parte sappiamo bene che Napolitano ha risolto questi problemi a modo suo, e sempre impedendo agli italiani di votare.

Scusi, di quale contraddizione parla?

Se Mattarella varasse un governo M5s-Pd, per la prima volta andrebbe contro i suoi legami di profonda amicizia verso gli Stati Uniti, la stessa che ha ispirato il suo dovere quando è stato ministro della Difesa (governi D’Alema II e Amato II, ndr). D’altra parte, consentendo la parlamentarizzazione della crisi e il patto M5s-Pd, darebbe vita a un governo contrario agli interessi americani attuali in Italia. E a mio modo di vedere, a quelli dell’Italia stessa.

Quale sarebbe il programma reale del governo giallorosso?

Subordinazione totale alle politiche europee dell’austerità, accelerazione del processo di deindustrializzazione, svendita degli asset strategici del paese. Una cura greca, cura si fa per dire; esattamente l’antitesi delle riforme di cui l’Italia avrebbe bisogno.

Ce ne dica una, la sua.

Creare una banca pubblica per il sostegno alle Pmi, quello che una volta facevano le grandi banche partecipate. L’austerity non è stata affatto moderata dal quantitative easing, che salva le banche ma non il credito.

Quando ha visto lo spettro del patto M5s-Pd, Salvini ha moderato i toni, invocato “ministri del sì” anziché del no, forse ha proposto a Di Maio di fare il premier. Lei cosa dice?

La cosa curiosa di M5s è che fino ad oggi ha governato da una posizione tipicamente disgregatrice, ostile allo sviluppo e antropologica negativa, cioè tutti sono ladri, cattivi e colpevoli tranne noi. Adesso, inaspettatamente, il ribellismo è diventato iper-governismo: le polemiche interne sono cessate, Grillo ha cambiato rotta senza un confronto pubblico, senza che nemmeno abbia votato la “rete”. Tutto è avvenuto attraverso gli ordini impartiti da una cuspide. Prova evidente dell’etero-direzione di M5s.

Secondo Giorgetti invece Salvini avrebbe sbagliato i tempi della crisi.

Evidentemente la Lega ha un gruppo dirigente non coeso; un segno di normalità, direi. Giorgetti poi su questo governo aveva molti dubbi fin dall’inizio.

Cosa dovrebbe fare Salvini?

Spiegare con più chiarezza qual è la vera posizione di questo governo nei rapporti con l’Ue, la Cina, la Russia e gli Usa. Invece di un post su Facebook, la Lega dovrebbe fare un documento con i suoi punti fermi: fedeltà alla Nato, permanenza nell’euro per cambiare i trattati e la politica economica europea mediante alleanze, rapporti con la Russia su posizioni non dissimili da quelle di Colombo o Andreotti, cioè di dialogo, come io credo che Salvini voglia fare. Questo è il momento di fare politica.

Anche con la Germania?

Alla luce dell’incipiente crisi tedesca, non c’è momento migliore per far capire al Partito popolare europeo che l’austerity è sbagliata.

Cosa pensa dell’idea di un governo costituente?

Come si può fare un governo costituente quando un Tar, di cui tutti conosciamo i ritardi gravissimi, decide in un pomeriggio la politica estera e della sicurezza interna?

Cosa intende dire?

Che il sistema è così disgregato che un governo costituente non farebbe che sancire la disgregazione. Farebbe la stessa fine della bicamerale di D’Alema. Si dovrebbe riscrivere una parte della Costituzione, ma chi potrebbe farlo? Ci vorrebbe una riflessione sullo Stato in Italia e non vedo chi potrebbe farla. Prima di fare un governo costituente bisogna creare una nuova classe politica. Lo stesso proposito di ridurre il numero dei parlamentari al di fuori di una visione istituzionale è pazzesca.

Un errore di entrambi, M5s e Lega?

Di M5s non mi sorprendo perché è il massimo che poteva produrre. La Lega però non doveva prestarsi. In questo è ancora figlia di Tangentopoli. E dato che secondo me la Lega è un animaletto destinato ad andare lontano, strada facendo dovrebbe depurarsi, proprio come fanno le lumache.

(Federico Ferraù)

© RIPRODUZIONE RISERVATA