VITTADINI/ “C’è bisogno di investire nel dialogo. Serve un governo costituente”

- int. Giorgio Vittadini

Domenica prende il via l’edizione numero 40 del Meeting di Rimini. Le parole di Giorgio Vittadini nell’intervista a Repubblica pubblicata oggi

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Giorgio Vittadini (LaPresse)

Dice di stare con Mattarella e «il suo senso delle istituzioni». Chiede un «governo costituente che metta mano ai veri bisogni del Paese». E su Salvini che brandisce il rosario commenta: «L’esperienza cristiana è ben altra cosa». Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà, parla con Repubblica a pochi giorni dall’inaugurazione del Meeting di Cl a Rimini, la kermesse che tradizionalmente riapre la stagione politica dopo la pausa estiva.

Vittadini, il titolo che avete scelto è tratto da una poesia di Wojtyla: “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”. In un Paese che il Censis descrive come “incattivito, impaurito e impoverito”, su cosa fissa lo sguardo oggi il Meeting?

Proprio in un momento di così grande incertezza, non basta fermarsi all’analisi di ciò che non funziona. Per questo, il Meeting 2019 mostrerà ciò che di buono c’è in ogni ambito della vita italiana.

Ad esempio?

La partecipazione dei giovani ai problemi pubblici, il dialogo e il confronto tra opinioni e culture diverse, il desiderio di contribuire alla ripartenza del Paese. Tanti fatti che dicono come l’Italia abbia tutte le carte in regola per risollevarsi.

Cosa pensa della crisi di Governo in corso? 

I partiti hanno perso di vista la dimensione e la prospettiva del loro compito, la politica si è ridotta a comunicazione. È venuto il momento di un Governo costituente, in cui si metta mano ai veri bisogni del Paese.

E le elezioni anticipate?

E la finanziaria? E la recessione? E il rapporto con l’Europa? Sarebbe da irresponsabili.

Ma voi con chi state?

Con Mattarella e il suo senso delle istituzioni che, sono certo, saprà trovare una via d’uscita alla crisi.

E di Salvini che ancora ieri ha brandito il rosario come fosse una calva cosa pensa?

Mi dispiace per la strumentalizzazione, l’esperienza cristiana è ben altra cosa.

I cattolici devono tornare a essere protagonisti della politica?

L’impegno di tutti, cattolici e non, dovrebbe essere ricostruire le fondamenta della vita sociale e civile attraverso i corpi intermedi, tanto sacrificati, ma che sono l’unico luogo in cui le persone possono accrescere consapevolezza, capacità critica e responsabilità.

Viviamo oggi un Paese con varie emergenze. La preoccupano di più le politiche restrittive sui migranti o la mancanza di lavoro? Ci indica 5 priorità per l’Agenda del futuro Governo?

La priorità numero uno è la formazione di un soggetto, personale e collettivo, responsabile. Nel futuro vedo: investimento su scuola e università; sostegno alle imprese per una piena occupazione; più fondi per le infrastrutture; rilancio del Meridione come centro del Mediterraneo; welfare sussidiario basato su un’integrazione pubblico-privato.

E i migranti?

In tutto questo i migranti sono una risorsa, “umana”, demografica, lavorativa, una linfa per un Paese addormentato. Lo vedrete al Meeting nella presenza ormai stabile dei “nuovi italiani”.

Tanti giovani vanno all’estero a lavorare, chi rimane qui non fa figli. Perché tutto ciò?

Chi va all’estero a cercare condizioni di vita migliori ha coraggio, lo stesso coraggio e la stessa fiducia di chi fa figli. Quello che conta è recuperare ideali e speranza nel futuro.

Come?

Superando l’isolamento in cui ci si trova, ricominciando a incontrarsi, a condividere la vita. E poi le scelte politiche possono aiutare gli uni e gli altri, ad esempio, utilizzando quella rete di giovani italiani in carriera nel mondo e inserendo il quoziente familiare.

Voi avete sempre cercato di far dialogare parti diverse per obiettivi comuni. L’Intergruppo per la Sussidiarietà ha fatto lavorare insieme negli anni passati politici di centro destra e centro sinistra. È possibile anche nel caos di oggi? 

L’Intergruppo è un luogo decisivo a maggior ragione oggi. Se tutte le forze politiche non collaborano per il bene comune è il disastro per tutti.

Il tema estero è sempre centrale al Meeting. Che idea si è fatto di questa nuova Europa?

Pensare di uscire dall’Europa in un mondo globalizzato vuol dire suicidarsi. E per mettere a tema sviluppo e uguaglianza ci vogliono persone introdotte nelle istituzioni europee come David Sassoli ed Enzo Moavero Milanesi che interverranno al Meeting.

Il Papa ha parlato di difesa dell’Europa, lotta a populismi e sovranismi e dialogo interreligioso: che contributo portate?

Il Papa ha ragione. Anche in questo Meeting ci saranno personalità di diverse culture e fedi, come musulmani, ebrei, ortodossi. E tante persone comuni che provengono da ogni parte del mondo. Vogliamo mostrare come le differenze ideologiche, etniche, religiose non impediscono di vivere insieme, da amici.

Qual è il segreto di lunga vita del Meeting quando tutte le feste di partito sono in crisi? Cosa si augura per i prossimi 40 anni?

La forza del Meeting è il popolo che lo costruisce, fatto di persone diverse che condividono il desiderio di imparare, di dialogare, di costruire. Recuperare l’interesse per tutto ciò che ci circonda è il principale contributo che vogliamo dare. Il mio augurio è che questo impegno cresca e mostri i suoi frutti.

(Paolo Rodari)

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