DIMISSIONI ZINGARETTI/ Ultime notizie Pd, Bonaccini “Mossa sbagliata, mi fido di lui”

- Silvana Palazzo

Dimissioni Zingaretti da segretario Pd, ultime notizie: “Volevano farmi fuori”. Orlando: “Iniziativa per ripensamento”. Scendono in campo le Sardine

nicolazingaretti 16 lapresse1280 640x300
Nicola Zingaretti, segretario del Pd (LaPresse)

«Il Pd è il mio partito e non faccio parte di alcuna corrente»: inizia così il messaggio di Stefano Bonaccini dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Il presidente dell’Emilia Romagna, considerato il favorito per la poltrona di segretario, ha sottolineato di avere un ottimo rapporto con il collega governatore e che la sua fiducia c’è sempre stata e resta immutata. «Tale resta sia quando siamo d’accordo, sia quando non lo siamo, e gli ho sempre detto come la penso», ha aggiunto.

Stefano Bonaccini si è poi soffermato così con le dimissioni di Nicola Zingaretti: «Ogni scelta va rispettata, ma credo che dimettersi sia una scelta sbagliata. La stima rimarrà sia se deciderà di rimanere segretario, come spero, sia se confermerà le sue dimissioni». E ancora: «Un partito serve non se discute di sé stesso, ma se affronta i problemi dei cittadini. E una classe dirigente è tale se non si divide in gruppi, ma si unisce per assumere decisioni. Tanto più in tempo di pandemia. Basta con le discussioni interne, acceleriamo su quelle per il Paese. Serve questo». (Aggiornamento di MB)

DIMISSIONI ZINGARETTI, SCENDONO IN CAMPO LE SARDINE

Arrivano nuovi aggiornamenti sul caos in casa Partito Democratico dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Scendono in campo anche le Sardine: il movimento nato in Emilia Romagna ha annunciato che i suoi militanti domani si ritroveranno a Roma, al Nazareno, davanti alla sede nazionale dem. «Se il Pd non va al Paese, il Paese andrà al Pd», lo slogan del movimento guidato da Mattia Santori.

Tante le reazioni al passo indietro di Nicola Zingaretti, così Achille Occhetto ai microfoni di Repubblica: «Quel ‘mi vergogno del Pd’ di Zingaretti è una espressione forte determinata da una rivolta morale. Ha sancito che il ‘re è nudo’, che quel partito è dominato da uno scontro tra correnti». L’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano ha poi commentato così il possibile ripensamento: «Zingaretti ha fatto sul serio. I suoi avversari vorrebbero un re travicello quando gli chiedono di revocare le sue dimissioni». (Aggiornamento di MB)

DIMISSIONI ZINGARETTI, ORLANDO: “INIZIATIVA PER RIPENSAMENTO”

Si è tenuta una riunione breve della segreteria Pd insieme ai regionali. Lo rivela l’AdnKronos, spiegando che si è tratta di un’informativa di Andrea Orlando, il quale ha relazionato sulle dimissioni di Nicola Zingaretti e di cui è attesa a breve la formalizzazione. Dunque, il vice segretario ha ripercorso le possibilità previste dallo Statuto una volta che le dimissioni del segretario saranno formali. Da quel momento, infatti, nessuno sarà più in carica, quindi decadranno tutti gli organismo, tra cui il comitato politico e la segreteria. Pertanto, la gestione sarà affidata alla presidente dell’assemblea nazionale, Valentina Cuppi, la quale dovrà gestire il procedimento, soprattutto in vista dell’assemblea. Le possibilità sono due: nuovo segretario o un reggente fino al congresso anticipato.

Inoltre, Andrea Orlando ha voluto anche scuotere e al tempo stesso rassicurare i membri della segretaria e i segretari regionali che erano collegati via Zoom: «Siamo un gruppo dirigente, ora governiamo il processo al di là delle singole posizioni», avrebbe detto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa. Nonostante ciò, è in corso un’iniziativa per convincere Nicola Zingaretti a ripensare alla scelta delle dimissioni, ma l’intenzione del segretario è di non tornare indietro. Lo ha spiegato lo stesso Orlando nella riunione, riferisce l’Ansa. (agg. di Silvana Palazzo)

DIMISSIONI ZINGARETTI: “VOLEVANO FARMI FUORI”

Le dimissioni di Nicola Zingaretti sono solo l’ultimo atto di una storia turbolenta, quella del Pd. A dire addio è il decimo segretario in 14 anni. Lui dal canto suo ci stava pensando da tempo. Poi dopo l’ultima direzione ha rotto gli indugi. Quei conflitti interni che sembrano ormai “congeniti” non si sono placati, così non ha neppure avvisato il vice Andrea Orlando e l’alleato Dario Franceschini. Pare che ne fosse a conoscenza solo Goffredo Bettini, l’amico di sempre. «L’ho fatto per amore del Partito democratico. Ho preso un partito che era morto e l’ho rivitalizzato e l’ho fatto rivincere», dice nel suo ufficio al Nazareno, ripercorrendo i due anni di segreteria, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera. E rivendica il fatto che i due capigruppo parlamentari siano persone che non lo avevano sostenuto al Congresso. «Non ero convinto dell’operazione del governo Conte, ma mi hanno convinto, poi c’è stato Draghi e io non mi sono tirato indietro per il bene del Paese».

Ma Nicola Zingaretti sapeva che serviva una prospettiva politica al Pd, quindi ha chiesto un congresso tematico, invece si è finiti a parlare di nomi e ad attaccarlo. «Volevano le primarie per tenermi sette mesi sotto scacco e poi farmi fuori. Ma io non mi faccio fare fuori, mi faccio da parte. Siccome non voglio essere io il problema di questo partito allora lascio e forse il mio gesto servirà a responsabilizzare tutti».

DIMISSIONI ZINGARETTI: “A SALVINI NESSUNO DICE NIENTE”

L’amarezza di Nicola Zingaretti è legata anche al fatto che nessun big del Pd lo abbia difeso dagli attacchi interni. «Pensano solo alle liste, ai posti, ai fatti loro. Volevano che stessi fermo fino al congresso a novembre. Ma io ho posto fine a questa ipocrisia», le altre dichiarazioni raccolte dal Corriere della Sera. Arriva pure a citare il MoVimento 5 Stelle, che pur avendo problemi interni sta provando a darsi una prospettiva. «E Salvini si muove senza che nessuno gli dica niente, a me offrivano solo una croce da portare per mesi fino al congresso in autunno». A chi insinua che questa mossa possa essere strategica replica seccamente: «Io giochetti non ne faccio, non sono abituato a fare politica in questo modo». Il presidente della Regione Lazio è convinto, infatti, che anche se venisse nominato di nuovo segretario, si ripartirebbe con gli attacchi. Per il momento esclude pure di candidarsi a sindaco di Roma, di certo c’è che vuole continuare ad occuparsi di politica. «E rilancerò Piazza grande», il movimento con cui ha vinto le primarie. Potrebbe tornagli utile per l’eventuale corsa alla guida della Capitale…

© RIPRODUZIONE RISERVATA