Donna afgana col burqa in croce: l’opera a Milano/ Installata a piazza Castello

- Davide Giancristofaro Alberti

Una donna afgana col burqa messa in croce, è comparsa nella mattinata di ieri in quel di Milano, installata nella centralissima piazza Castello

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Milano (LaPresse)

E’ apparsa nel pieno centro di Milano, in Piazza Castello di fronte al Castello Sforzesco, una statua dedicata all’Afghanistan, un’opera dall’impatto molto forte in quanto rappresenta una donna afgana con il burqa, il classico copricapo islamico, messa in croce. A realizzarla è stata l’artista e attivista Cristina Donati Meyer, e il suo obiettivo è proprio quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle donne in Afghanistan, che ora rischiano di essere perseguitate dopo la presa di potere con la forza dei talebani.

L’opera è stata realizzata negli scorsi giorni e installata nella tarda mattinata di ieri, mercoledì 25 agosto, davanti alla fontana, e il nome della “statua” è “Le donne afgane ringraziano”. Attraverso una nota Cristina Donati Meyer ha specificato: “alla precipitosa fuga degli occidentali da Kabul, che ha lasciato nelle mani dei tagliagole talebani un intero Paese e, soprattutto donne e bambine, odiate visceralmente dai patriarchi maschilisti e semi analfabeti, fondamentalisti del nulla”.

DONNA AFGANA COL BURQA IN CROCE A MILANO: “IL MIO E’ UN ARTENTATO”

L’autrice è stata in seguito contattata dall’agenzia Adnkronos e nell’occasione ha fatto sapere qualcosa di più circa la sua opera: “Il mio è un ‘artentato’”, ha spiegando, aggiungendo poi che l’installazione è stata eseguita “senza permessi o autorizzazione del Comune”, di conseguenza si tratta di “un atto artistico assolutamente anarchico”.

La giovane artista classe 1985 ha poi espresso il suo punto di vista sulla situazione in Afghanistan dicendo: “Stati Uniti e Europa avrebbero potuto pianificare un ritiro graduale e ordinato, portando prima in salvo le persone esposte a sicura vendetta talebana. Invece si è scelto di scappare, lasciando agli estremisti armi ed equipaggiamenti, oltre ad un mare di vittime, soprattutto donne e bambine, da falciare liberamente”. Su arteinvestimenti.it, la Meyer viene descritta così: “La sua arte racconta di spiriti, di femminicidio, di sangue che gronda, di migranti morti in mare, di bombardamenti, di ambiente deturpato, di animali. Di barlumi di speranza, di amore e futuro”.



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