Doping Alex Schwazer: cos’è successo?/ Ipotesi complotto: quei campioni di urine…

- Raffaele Graziano Flore

La squalifica per doping di Alex Schwazer: cos’è successo? Dopo l’assoluzione si riaccendono i riflettori su ombre, incongruenze e quell’ipotesi complotto sui campioni di urine che…

Alex Schwazer
Alex Schwazer (Foto: LaPresse Claudia Fornari)

Dopo l’ospitata in quel del Festival di Sanremo 2021, che gli ha permesso di riabilitare almeno in parte la propria figura di fronte all’opinione pubblica italiana sul prestigioso palcoscenico del Teatro Ariston, questo pomeriggio Alex Schwazer sarà nel parterre di volti noti che parteciperanno alla nuova puntata di “Verissimo”. Durante l’intervista che concederà a Silvia Toffanin, il 36enne marciatore ovviamente tornerà sulla lunga vicenda della seconda squalifica per doping comminatagli fino alla recente assoluzione piena in primo grado da parte del Tribunale di Bolzano e secondo il quale i campioni di urine di Schwazer sarebbero stati alterati dalla Iaaf e dalla Wada. Ma di cosa si è trattato e in cosa consisteva la presunta vicenda di doping? Come è noto, il primo caso di positività a carico di Alex Schwazer (oro nella marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008) risale all’agosto 2012 quando vennero trovate tracce di eritropoietina in un controllo effettuato a sorpresa e che portò alla sua esclusione dai Giochi del 2012 di quella estate.

Squalificato per tre anni, dopo aver patteggiato la pena (che poi viene inasprita a suo carico e anche dell’allora fidanzata Carolina Kostner per complicità), torna ad allenarsi nel 2015 sotto la guida di Sandro Donati e nel 2016 vince gli iridati di marcia a squadre a Roma prima che il 10 agosto 2016 venga di nuovo squalificato, questa volta a otto anni, per doping saltando così anche le Olimpiadi in Brasile. E qui comincia un caso intricato attorno ai campioni di urine che, secondo il Gip di Bolzano, sarebbero stati alterati. La positività venne annunciata dopo che un precedente test sul campione prelevato il 1° gennaio 2016 aveva dato esito negativo: con un test IRMS era stata messa in evidenza la presenza di metaboliti di testosterone nelle urine, tesi contestata dallo staff dell’atleta secondo cui si trattava di livelli minimi e certo non dopanti.

ALEX SCHWAZER E IL PRESUNTO CASO DI DOPING: TUTTE LE OMBRE DELLA VICENDA

Già da allora si accennava a una possibile manipolazione dei campioni e fu depositata pure una denuncia contro ignoti ma il successivo ricorso viene respinto e così non solo Schwazer è stato definitivamente squalificato a otto anni ma si è visto pure cancellati i risultati del 2016. A conferma dell’ipotesi di una macchinazione, due anni dopo, un’analisi effettuata dal RIS di Parma ha rilevato un’elevata concentrazione di DNA all’interno di quei campioni, segno che ci sarebbe stata effettivamente una manipolazione. E si arriva ai giorni nostri quando lo scorso settembre, a seguito di una nuova perizia esposta durante l’udienza del processo celebrato a Bolzano, è stato confermato che quei valori di DNA non sarebbero la risultanza della fisiologia umana bensì di una anomalia: conseguentemente è arrivata prima l’archiviazione del procedimento penale per Schwazer a dicembre e poi a febbraio quella per “non aver commesso il fatto”. Ma chi avrebbe alterato scientemente i campioni di urine del marciatore per screditare lui e il suo coach?

Tutto parte dalla mattina di Capodanno del 2016 due ispettori della Iaaf, operanti per conto di una società di Stoccarda, si erano presentati a casa Schwazer per il prelievo di due provette. Da quest’evento prende le mosse l’indagine per frode sportiva a carico di Alex, da sempre dichiaratosi vittima di un complotto; tutto ruota attorno a quelle due provette, contro-analizzate nel 2018 quando mostrarono concentrazioni di DNA anomale (solo nella provetta B) dato che vi era una concentrazione di 1200 picogrammi per microlitro a fronte di un valore standard di 100. Da qui i dubbi dei RIS circa una possibile manipolazione senza dimenticare la constatazione delle difficoltà riscontrate a ricevere le suddette provette dai laboratori tedeschi di Colonia che li consegnò con notevole ritardo. Inoltre secondo i legali di Schwazer lo stesso laboratorio avrebbe provato a presentare una provetta falsa alle autorità giudiziarie italiane, senza dimenticare possibili anomalie e nel trasporto e la stessa conservazione dei campioni. Tanti aspetti su cui ancora deve essere fatta adeguata chiarezza e che vedono ora Schwazer passare al contrattacco chiedendo la revisione del processo sportivo e anche l’annullamento della squalifica ancora in essere.

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