DOPO LA MANOVRA/ “Italia senza rete della Bce e sotto sorveglianza di mercati e Ue”

- int. Domenico Lombardi

Da gennaio le cose si faranno ancora più difficili per il Governo, che non potrà più contare sulla rete di protezione della Bce

giorgetti meloni 2 lapresse1280 640x300 Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Giancarlo Giorgetti (LaPresse)

Due appuntamenti europei della prossima settimana rivestono una grande importanza per l’Italia. Come noto, giovedì si terrà il Consiglio direttivo della Bce, dal quale sono attese decisioni sui tassi e indicazioni relative al programma di reinvestimento dei titoli di stato detenuti in portafoglio. Nel mese di novembre, secondo i dati da poco diffusi dall’Eurotower, i reinvestimenti netti dei titoli giunti a scadenza sono stati negativi per l’Italia, a differenza del totale dell’Eurozona che è stato complessivamente positivo.

La prossima settimana dovrebbe arrivare anche il giudizio della Commissione europea sulla Legge di bilancio, che a inizio settimana, stando a quanto riportato dai principali media, sarebbe stata bocciata dalla Banca d’Italia nel corso delle audizioni alla Camera. Domenico Lombardi, economista ed ex consigliere del Fondo monetario internazionale, tiene a chiarire come stiano realmente le cose su questo punto. «Sulla Legge di bilancio credo occorra partire dai fatti».

Prego.

È stata approntata dal Governo Meloni a tempo di record, peraltro in un contesto gravato da molteplici crisi senza precedenti dal dopoguerra ad oggi per il nostro Paese. Ciò nonostante, nella manovra l’Esecutivo ha cercato di contemperare prudenza, equità e riforme. La gran parte delle risorse è stata destinata al sostegno di famiglie e imprese per far fronte alla crisi energetica. Ci sono stati, poi, dei segnali di incoraggiamento rispetto a quelle categorie produttive che erano state messe in ginocchio dalla pandemia, come l’estensione della flat tax per i lavoratori autonomi, ed è stato rimodulato il Reddito di cittadinanza per correggere evidenti criticità, dando seguito a quanto annunciato dai partiti della maggioranza durante la campagna elettorale.

Dal punto di vista dei conti com’è la manovra?

Se guardiamo alle macro variabili, nella Legge di bilancio si prevede per il prossimo anno un aumento dell’indebitamento netto di poco superiore all’1% del Pil, con una riduzione nel biennio successivo. Alla fine del prossimo triennio, il rapporto debito/Pil si ridurrà in modo significativo al 140% circa. Tutto questo nonostante un contesto di crisi senza precedenti. La Banca d’Italia ha apprezzato l’approccio prudenziale della politica di bilancio mostrato dal Governo e questo apprezzamento incentrato sulla prudenza è stato, peraltro, reiterato più volte dal dirigente audito.

Eppure sui principali media si è parlato di una critica da parte di via Nazionale alla manovra.

Va anzitutto evidenziato che mentre tipicamente in audizione viene delegato un membro del direttorio, in questa occasione Banca d’Italia ha scelto il capo di un servizio di ricerca economica. Ciò è segnaletico della volontà dell’Istituto di marcare il contenuto squisitamente tecnico dell’analisi sulla Legge di bilancio nell’intento di depoliticizzarlo.

C’è, però, in quanto detto da Fabrizio Balassone, una critica alle misure relative ai pagamenti in contante e a quelli con il Pos.

Sì, ma si tratta di un giudizio su aspetti che nel loro complesso non sono fondanti della Legge di bilancio. Ciò nonostante, la stampa mainstream ha costruito un’interpretazione forzata di questa relazione che, invece, mostra – riguardo i provvedimenti fondanti della politica di bilancio contenuti nella manovra – un complessivo apprezzamento. Banca d’Italia riconosce l’approccio prudente adottato dall’Esecutivo per una Legge di bilancio che sostiene l’economia, nonostante le limitate risorse a disposizione, ed è improntata all’equità. Non va, poi, dimenticato che anche i mercati hanno apprezzato la manovra. Nella campagna elettorale, alcuni avevano adombrato un Governo a trazione conservatrice non improntato alla responsabilità fiscale, mentre i fatti stanno dimostrando l’esatto contrario.

Il Governo punta molto sul Pnrr, ma Giorgia Meloni ha anche detto che l’Europa deve fare di più. Cosa ne pensa?

Da parte italiana l’impegno è massimo, il Governo ha ereditato una serie di obiettivi da centrare che verranno conseguiti entro le scadenze previste, a riprova dell’importanza data al Pnrr dall’Esecutivo. Fatta questa notazione fattuale, è chiaro che serve una collaborazione a livello europeo per aggiornarlo in alcune sue parti, visto che il mondo è cambiato radicalmente da quando è stato approntato, in modo da renderlo più efficace in questa congiuntura, nell’interesse dell’Italia ma anche dell’Europa che lo finanzia.

Non ci sono quindi in vista frizioni tra Roma e Bruxelles.

Il Governo ha fatto, e sta facendo, tutto il possibile e di più non solo per evitare qualsiasi frizione, ma anche la possibilità che delle frizioni possano essere strumentalmente create. Di qui una Legge di bilancio improntata a prudenza ed equità, dando comunque dei segnali a quei settori produttivi del Paese che sono stati messi in ginocchio sia dalla pandemia, sia dai provvedimenti restrittivi adottati dal Governo Conte-2. Sul Pnrr l’Esecutivo sta lavorando a testa bassa per conseguire tutti gli obiettivi ancora da centrare ricevuti in eredità e credo che si stia rivelando, nei fatti, più europeista di tanti Esecutivi precedenti.

Parliamo ora dell’appuntamento con il Consiglio direttivo della Bce, preceduto dai dati di novembre sul reinvestimento dei titoli di stato giunti a scadenza.

Per quanto riguarda il programma non convenzionale Pspp, ci sono stati disinvestimenti netti pari a circa 3 miliardi di euro, mentre per quel che concerne il Pepp, la riduzione è stata di poco inferiore al miliardo. Questi dati, seppur riferiti a un singolo mese, risultano coerenti con l’indicazione prospettica fornita da tempo da alcuni membri del Consiglio direttivo e dalla stessa Presidente Lagarde circa la volontà di cessare del tutto la politica di reinvestimento dei titoli che giungono a scadenza sotto i programmi non convenzionali menzionati. L’inflazione continua a rimanere su livelli assai sostenuti rispetto al target di medio periodo della Bce e questo agevola il dibattito sulla cessazione delle politiche di riacquisto che i mercati si aspettano verrà formalizzata a breve.

Con quali conseguenze per l’Italia?

Per un Paese come l’Italia, con un significativo stock di debito pubblico da rifinanziare ogni anno, questo chiaramente complica il quadro della finanza pubblica e intensifica l’attenzione dei mercati finanziari sulle future mosse del Governo. Proprio per questo, mi sento di dire che, dopo il riscontro positivo che i mercati hanno fornito circa la Legge di bilancio, la sfida è di non adagiarsi su questo pur importante risultato, ma proseguire sempre sul sentiero della massima responsabilità fiscale, cornice all’interno della quale inquadrare provvedimenti volti all’equità sociale e alla modernizzazione dell’economia del Paese.

Di fatto c’è questa necessità perché verrà meno la rete di protezione della Bce.

L’invito è a non adagiarsi perché i prossimi mesi saranno probabilmente più difficili, perché verrà meno il sostegno fornito dalla Bce, che, non dimentichiamolo, in questi anni è stato assai significativo e di cui hanno beneficiato i precedenti Governi. A oggi lo stock di titoli del debito pubblico italiano detenuto dalla Bce è superiore ai 700 miliardi e probabilmente già la settimana prossima verranno fornite indicazioni più precise sulle modalità e le tempistiche della cessazione delle politiche di reinvestimento dei titoli. Da gennaio, successivamente all’approvazione della Legge di bilancio, dovrà cominciare il percorso distintivo del Governo in carica, con provvedimenti di riforma ad ampio raggio che gli elettori hanno richiesto a gran voce nelle ultime elezioni.

Sarà però importante che l’Italia non venga lasciata sola dall’Europa

Sì, perché un dialogo abbia successo e sia proficuo ci vuole l’impegno di tutti e mi sembra che finora quello mostrato dal Governo italiano sia indiscutibile. Ciò che ora può fare è continuare a mostrare sempre il massimo senso di responsabilità, evitando di fornite elementi che possano essere strumentalmente utilizzati per rappresentare o sovra-enfatizzare frizioni non esistenti con l’Europa. La Legge di bilancio è stato il primo importante mattone su cui andranno edificati altri provvedimenti sempre con lo stesso spirito e nella medesima direzione, avendo a cuore l’economia e il benessere di questo Paese. Non dobbiamo sottovalutare le significative criticità che sono state ereditate, aggravatesi nell’inerzia dell’ultimo decennio e più.

(Lorenzo Torrisi)

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