Dottoressa aggredita a colpi di mozzarelle/ Caos all’Ospedale del Mare a Napoli

- Anna Montesano

Una donna avrebbe aggredito una dottoressa avvenuta lanciandole un contenitore di mozzarelle. Il fatto è avvenuto a Napoli

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Ieri sera, all’Ospedale del Mare di Napoli, è avvenuto un episodio alquanto curioso. Stando a quanto riporta tg24.sky.it, una donna avrebbe infatti aggredito una dottoressa avvenuta lanciandole un contenitore di mozzarelle. Dopo l’episodio deplorevole, la donna, che si trovava nel nosocomio con il marito, è andata via dalla struttura. Secondo quanto raccolto dai carabinieri, la donna si sarebbe spazientita per la lunga attesa e, dopo aver scoperto che si sarebbe allungata, avrebbe rivolto insulti alla dottoressa per poi scagliarle contro la vaschetta di mozzarella utilizzata per il menù serale dell’ospedale. Il medico non ha riportato conseguenze, per fortuna. La donna, protagonista del gesto, si è allontanata frettolosamente dalla struttura sanitaria. Tutto ciò non le ha permesso di evitare l’identificazione da parte dei carabinieri che stanno svolgendo ulteriori approfondimenti sull’episodio. Al momento non risultano denunce nei confronti della donna.

Le dichiarazioni del presidente della Federazione degli Ordini dei Medici

Il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, ha espresso prontamente solidarietà alla collega. Queste le sue parole: “Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla collega aggredita a Napoli dalla parente di un paziente ricoverato”. Per poi aggiungere una novità importante: “È calendarizzato per mercoledì 5 agosto in Aula al Senato il Disegno di Legge per la sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari nell’ambito delle loro funzioni. Il nostro auspicio è quello di una contestuale approvazione senza modifiche, in modo da avere finalmente strumenti preventivi e dissuasivi dalla violenza contro i medici e gli altri operatori”. Anelli ha aggiunto: “La Legge è un passo avanti importante ma, da sola, non sarà sufficiente a mettere fine a questa piaga che, colpendo gli operatori a livello fisico e psicologico, mina la sicurezza stessa delle cure”. Per poi concludere: “Occorre, innanzitutto, un ripensamento delle organizzazioni di lavoro, con condizioni e sedi sicure, e dell’intero sistema di cure, in modo da dare risposte alle richieste di salute dei cittadini”.

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