“Draghi perde consenso, -12% nei sondaggi”/ Ghisleri: “base Lega-M5s rifiuta Governo”

- Niccolò Magnani

Alessandra Ghisleri spiega il calo di consenso di Mario Draghi nei sondaggi del 12%: “base Lega-M5s rifiuta il suo Governo. Le crisi e gli scenari”

Conte e Draghi
Consegna della campanella da Giuseppe Conte a Mario Draghi (LaPresse)

GHISLERI: “NEI SONDAGGI DRAGHI PERDE CONSENSO”. I MOTIVI

Gli ultimi sondaggi politici condotti da Euromedia Research di Alessandra Ghisleriqui il nostro focus su tutti i numeri e gli scenari – danno un’immagine di un’Italia ancora “indecifrabile” a meno di un anno dalle Elezioni politiche: in particolare però, è la figura di Mario Draghi che nel “marasma” degli ultimi mesi fatti di guerra, PNRR, crisi energetica ed economia, liti tra i partiti subisce un colpo importante al proprio consenso. «Dopo un anno e mezzo di governo, Mario Draghi, insieme a Sergio Mattarella, precede tutti gli altri detentori di ruoli politici nella classifica della fiducia. Ovviamente l’incarico istituzionale aiuta. Certo, quando ha varato il governo, Draghi aveva un indice di fiducia superiore al 60%, e ora viaggia intorno al 48%», spiega la direttrice e fondatrice di Euromedia Research, Alessandra Ghisleri, intervistata da “Libero Quotidiano”.

Un –12% nel consenso che registra il calo generale di fiducia dell’elettore italiano sul Governo davanti ai tanti, grossi, problemi che attendono il nostro Paese nel prossimo autunno (crisi del gas e non solo): «La fiducia di un italiano su due è un dato molto alto. D’altro canto la fiducia nei confronti del governo nel suo complesso viaggia parallelamente a quella di Draghi, ma 10 punti percentuali più sotto, intorno al 40%: un dato buono, proprio perché siamo in un periodo così complicato». Il post-Legislatura con le Elezioni politiche sarà decisivo per capire anche il futuro stesso non solo del Paese ma dell’eventuale Draghi come figura di “garanzia” della Repubblica in un non scartabile nuovo Governo di “unità”: «importante sarà la data delle Politiche», spiega ancora Ghisleri, «Prima si vota, più sono avvantaggiati i partiti già formati, solidi, perché meno opportunità hanno le nuove formazioni di farsi conoscere e aggregarsi. Abbiamo visto quanto è stata bassa la partecipazione al voto nelle amministrative, a cavallo tra il ponte del 2 giugno e la chiusura delle scuole, nonostante le elezioni comunali abbiano sempre avuto un grande appeal sull’elettorato»,

“BASE M5S E LEGA RIFIUTANO GOVERNO DRAGHI”: PARLA ALESSANDRA GHISLERI

Resta da capire come si comporteranno le singole formazioni politiche in questi ultimi mesi di Legislatura, sempre che non si arrivi a “strappi” clamorosi come Lega e M5s potrebbero lanciare nelle prossime settimane. «Da domani noi voteremo solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani, il resto lo lasciamo votare a Pd e M5S. Si vota fra 240 giorni, non cambia la legge elettorale e vince il centrodestra a guida Lega», ha spiegato stamane il Segretario leghista Matteo Salvini lasciando intendere che le fibrillazioni lanciate dal M5s non saranno le uniche nei prossimi tempi.

Nei sondaggi analizzati da Ghisleri, del resto, la conferma di queste “tribolazioni” trova pieno riscontro: «quando Draghi stava in Europa ed era una figura super partes, anche tra loro riscuoteva un’alta approvazione. Ma quando è arrivato alla guida del Paese al posto di Giuseppe Conte, rappresentante del M5S, la situazione si è complicata», spiega la n.1 di Euromedia riferendosi all’elettorato grillino, così come per quello leghista vale il discorso simile, «tra loro l’indice di fiducia nei confronti di Draghi è pari al 40%. Non a caso, M5S e Lega sono i due partiti che più sentono le fibrillazioni causate dallo stare al governo, e si chiedono se convenga restarci o no». Con la scissione di Di Maio, la diffidenza del Pd (per un rivale tornato molto debole a livello elettorale) e le forti critiche della base, chi rischia al momento più di tutti è certamente Giuseppe Conte: conclude Ghisleri, «Conte, invece, incarna la mutazione che i Cinque Stelle hanno percorso dal 2018 a oggi, da forza dell’opposizione a forza di governo. Sono stati al governo prima con la Lega, poi col Pd e adesso in un esecutivo istituzionale: tre strade che il movimento delle origini avrebbe rinnegato. In più, l’ex presidente del Consiglio Conte ha la difficoltà di combattere con una figura carismatica come quella di Beppe Grillo, che in molte occasioni è stato il suo primo detrattore, anche con espressioni feroci».





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