LAVORO/ Esiste un modo per “salvare” carriera e famiglia: l’esempio di Parma

- Alceste Santuari

ALCESTE SANTUARI illustra l’esempio virtuoso del comune di Parma che da alcuni mesi ha avviato diverse iniziative a sostegno delle famiglie per l’assistenza e la cura dei figli e la conciliazione famiglia-lavoro

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I comuni sono da tempo impegnati a cercare soluzioni per aiutare e sostenere le famiglie per conciliare i tempi di lavoro e di vita con la cura dei figli. Le esperienze maturate in questi anni dimostrano che esistono ampi spazi per effettuare sperimentazioni innovative, attraverso cui testare servizi che abbiano la caratteristica di fornire risposte flessibili e personalizzate alle esigenze familiari, valorizzando il lavoro della donna ed offrendo nuove possibilità lavorative.

Un elemento comune ai servizi in parola è identificabile nel “modello” implementato, definito dal proficuo rapporto di partnership tra enti pubblici (locali) e organismi non lucrativi. All’interno di tale collaborazione è possibile individuare risposte sempre più calibrate ai bisogni che continuano a mutare ed alle esigenze che si evidenziano nel tempo.

Le risposte offerte si collocano così in un ambito di interventi e di azioni caratterizzato dai seguenti elementi fondanti: la valorizzazione delle dimensioni familiari e comunitarie del territorio; il ruolo importante del terzo settore operante nel campo dei servizi socio-educativi; offrire alle donne accessi al mercato del lavoro più adeguati alle esigenze della singola lavoratrice e più compatibili con la maternità; la professionalizzazione e qualificazione di attività lavorative marginali o nuove attraverso processi di definizione dei contesti lavorativi, specie attraverso la formazione; l’offerta di servizi di cura ed assistenza a costi contenuti e controllabili, in una ottica di interazione di sistema con tutti gli altri servizi del territorio; controlli e regolamentazione che devono essere garantiti dal Comune con strumenti semplici ed efficaci.

Da un punto di vista comparato, i servizi di conciliazione lavoro-famiglia e le forme organizzative adottate per assicurare la gestione degli stessi risultano inserite in un contesto europeo favorevole e orientato a favorire soluzioni affidate alle organizzazioni della società civile (associazioni, cooperative sociali, imprese sociali).

 

Il giudizio positivo che caratterizza gli interventi delle organizzazioni non profit contribuisce a rafforzare i sistemi europei di welfare, oggi orientati o fondati: sul pluralismo dei soggetti erogatori; sul riconoscimento della libera scelta da parte degli utenti; su una pluralità di meccanismi di controllo e valutazione prima, durante e dopo (sistemi di accreditamento).

È in questa cornice, che il Comune di Parma ha avviato nei mesi scorsi una sperimentazione nel settore dei servizi socio-educativi. Il Comune ha stabilito – nell’ambito di un progetto di collaborazione con l’Associazione nazionale DoMuS/Day Mother Service (cui hanno partecipato, tra gli altri, oltre alla Presidente, Caterina Masé, Pierluigi Saccani, Paolo Stefanini e chi scrive) – alcune iniziative a sostegno delle famiglie per l’assistenza e la cura dei figli e la conciliazione famiglia-lavoro, assumendo quale punto di riferimento la figura della Tagesmutter (casa dove una donna-educatrice, collegata ad una organizzazione non profit, accoglie alcuni bambini insieme ai propri, nell’ambito di un progetto didattico-educativo-ricreativo).

Le iniziative in parola: 1) Sono coerenti con la programmazione regionale dei servizi socio-assistenziali. 2) Favoriscono la promozione sociale e il sostegno alle famiglie, prevedendo, tra l’altro, l’utilizzo di un “buono di servizio”. 3) Costituiscono iniziative sperimentali, capaci di fornire risposte adeguate, flessibili e sostenibili ai cittadini. 4) favoriscono il coinvolgimento delle organizzazioni non lucrative e dell’associazionismo, in conformità al principio di sussidiarietà.

Alla luce della premessa suesposta, il Comune di Parma, pertanto, facendo tesoro di altre esperienze positive già “testate” in alcune realtà regionali (cfr. per tutti le province di Trento e Bolzano), ha inteso fornire una risposta concreta alla domanda di servizi di conciliazione e, più in generale, di servizi di assistenza all’infanzia presente sul proprio territorio.

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