CRAC ITALIA(?)/ Baldassarri (Fli): c’è un “buco” che ci mette nei guai col Fmi

- int. Mario Baldassarri

Il problema dei conti pubblici italiani, spiega MARIO BALDASSARRI, è che non arriverà il pareggio di bilancio nel 2013 preventivato dal ministro Tremonti

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Giulio Tremonti (Imagoeconomica)
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Dopo le prime indiscrezioni, le smentite e le precisazioni, dal G20 di Cannes la notizia è certa: l’Italia ha chiesto di sua iniziativa al Fondo monetario internazionale di “certificare” il raggiungimento degli impegni presi con l’Europa nella famosa lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles. «Credo che la Commissione europea – è il commento di Mario Baldassari, Presidente della Commissione Finanze e tesoro del Senato – abbia chiesto al Fmi di monitorare la situazione italiana. Del resto, a quanto ne so, il Fmi è in missione questa settimana a Roma per la verifica annuale della finanza pubblica e si sarà reso conto che le cose non stanno andando bene».

Che cosa non va bene?

Il Governo ha un problema serio che cerca di tenere nascosto e che io ho segnalato sin dal mese di agosto durante il dibattito sulla manovra. Da quando è uscita la nota del Documento economico e finanziario (Def) è ufficiale, stando alle cifre, che il deficit nel 2013 non sarà affatto zero, ma attorno ai 15-20 miliardi di euro. Una somma che coincide con la stima fatta dal Fmi che parla dell’1,2% del Pil. Questo senza contare i 20 miliardi della clausola di salvaguardia della delega sulla riforma fiscale e assistenziale.

Quali colpe imputa alla politica economica del Governo?

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Ho visto che Tremonti, con l’ossessione del rigore, ha aumentato le tasse e tagliato gli investimenti. Oggi si ritrova con un pugno di mosche in mano, perché non ha ottenuto il rigore e ha frenato la crescita. È come il cane che si morde la coda.

Con questo monitoraggio o certificazione del Fondo monetario internazionale, come si presenta il futuro del governo? Pare che ci sia una situazione di impasse, perché sembra difficile trovare un’altra maggioranza in Parlamento che approvi le richieste europee.

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Ci penseranno i mercati a sbloccare la situazione, a cominciare dalla prossima settimana o poco più in là. Comunque adesso, con il monitoraggio del Fmi, sarà ancora più difficile recuperare credibilità. Penso quindi che persone responsabili in Parlamento ci siano per formare una maggioranza che approvi manovre di riforma della spesa e di rilancio dello sviluppo in base alle indicazioni che ci vengono dall’Europa. Intanto, come “Terzo polo” abbiamo già presentato un maxiemendamento che corrisponde alle richieste europee. Lo abbiamo presentato prima di quello del governo.

Ma cosa ci ha chiesto e ci continua a chiedere l’Europa?

Sostanzialmente, sin dalla lettera di agosto della Bce, non chiede altro che riforme strutturali e tagli alla spesa pubblica corrente, che si possono evitare eliminando sprechi e una serie di malversazioni. Purtroppo queste manovre non danno risposte convincenti all’Europa.

Cosa dice del G20 che si è tenuto a Cannes?

È stata una sorta di riunione di condominio. Sembra che non si colga la realtà della situazione. Si continuano a fare riunioni per auspicare. E invece bisogna fare gli Stati Uniti d’Europa e costituire un G8 con altri Paesi emergenti. Io ho scritto nel 2005 che si andava verso una crisi drammatica. Penso che se si continua di questo passo, si arriverà nel giro di tre anni a un’altra crisi ancora più drammatica. Ci sono dei paradossi nell’economia mondiale che io ho descritto in un libro pubblicato in Inghilterra e in una versione italiana dal titolo: “L’economia mondiale verso la crisi globale”. Ma come si fa a non rendersi conto che c’è una metafora sotto gli occhi di tutti? L’America è la cicala, la Cina è la formica, l’Europa è la bella addormentata.

(Gianluigi Da Rold)

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