LEGGE STABILITA’/ Sgravi fiscali, un’altra “beffa” per le famiglie

- int. Achille Vernizzi

Approvato un emendamento alla legge di stabilità che introduce maggiori sgravi fiscali alle famiglie. Secondo ACHILLE VERNIZZI in realtà si tratta di poca cosa con scarso impatto reale

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Senato (Infophoto)

Emendamento alla legge di stabilità a favore delle famiglie, in particolare quelle cosiddette numerose, con più figli. E’ stato infatti approvato un emendamento in materia fiscale che permette maggiori detrazioni fiscali sui carichi familiari. Si tratta di alcuni aumenti, a partire dalla soglia dei 15mila euro di reddito (quella che avrà maggiori detrazioni fiscali) passando per redditi successivi e soprattutto con particolare rilevanza per le famiglie con quattro o più figli. Secondo il professor Achille Vernizzi, Docente di Statistica economica all’Università di Milano, contattato da ilsussidiario.net, però, si tratta di poche briciole: «Questo governo segue la linea di tutti i precedenti, in particolar modo gli ultimi, che se ne sono sempre infischiati della famiglia». Secondo Vernizzi, il danno maggiore in questo senso venne dall’ex ministro Tremonti che, in un periodo storico (il 2004) quando c’erano le possibilità economiche, invece di sostenere le famiglie, ha favorito i single. 

Più vantaggi alle famiglie numerose secondo il nuovo emendamento alla legge di stabilità. La sua opinione?

Innanzitutto c’è da domandarsi dove siano le famiglie numerose in Italia. E’ già difficile trovarne che abbiano uno o due figli.

A questo proposito le detrazioni  maggiori sono calcolate per un reddito fino ai 15mila euro. Invece per un reddito più realista di 30mila euro si calcola una detrazione pari a 123 euro per un figlio e fino a 544 euro per quattro figli.

E’ la solita storia all’italiana, il punto vero è che ci prendono in giro, ma da sempre e tutti quanti. Alla destra la famiglia interessa solo in campagna elettorale, alla sinistra solo se diventa povera, per il resto non gliene frega niente a nessuno. La prima occasione persa è stata quella di Tremonti quando nel 2004 quando c’erano i soldi vennero favoriti i single.

Ma queste nuove detrazioni sono ancora una presa in giro secondo lei?

Queste detrazioni sono briciole. Non hanno nessun impatto sulla vita reale delle famiglie. La vecchia legislazione quella del 2007 ancora in vigore fino a quest’anno dimostrava che le detrazioni in atto non tengono conto dei maggiori costi necessari che si devono affrontare per mantenere cinque persone invece di una. Ricordiamoci, ad esempio, che la Corte costituzionale tedesca col famoso Familienexistenzminimum ha stabilito che non deve essere tassato ciò che è necessario per mantenere, istruire ed educare i figli.

Perché questa situazione?

Perché in Italia c’è una corrente di economisti che dice che i figli sono una scelta di consumo privato, con la stessa rilevanza che può avere un viaggio alla Seychelles. Basti pensare a quanto si sono riempiti la bocca tutti quanti con il discorso quoziente.

Che cosa dicevano?

Tutti si sono riempiti la bocca parlando di quoziente, ma andiamo invece a vedere il sistema francese dove non è solo questione di quoziente, ma è un sistema completo in cui si toglie innanzitutto dall’imponibile quella che è la spesa per la produzione del reddito. Si divide poi l’ammontare dei redditi per un coefficiente che dipende dal numero di componenti (3 per due genitori e due figli, 4 per due genitori e tre figli) e si tassa separatamente ogni quota. Questo in un sistema progressivo come quello francese genera un notevole risparmio di imposta. Dalla tassa lorda, così calcolata, si tolgono tutte le spese meritorie e non solo il 19%, ma proprio tutto: fra questo per esempio le spese per l’istruzione, per la baby sitter, per l’asilo nido e molto altro ancora.

 

Ed è un sistema che funziona?

 

Funziona perché l’aliquota minima non è il 23%, ma è il 6% ed è un sistema con una sensibile progressione marginale di imposta.

 

Dunque questo governo continua sulla linea dei governi precedenti quando si tratta di carico fiscale delle famiglie.

 

Infatti, non c’è rottura con il passato, non c’è mai stata alcuna rottura in Italia su questo argomento. Pensiamo a quando Berlusconi per vincere le elezioni ha abolito l’Ici in modo indiscriminato. In quel momento si sarebbe potuto introdurre la novità del quoziente. Dopo avere suddiviso il cumulo dell’imponibile catastale di una famiglia per il numero dei componenti, e dopo avere tolto da ogni quota una opportuna franchigia, l’Ici si sarebbe dovuta applicare alla somma delle parti in eccesso rispetto alla franchigia.

 

E cosa si sarebbe ottenuto?

 

In questo modo una famiglia numerosa, abitante in un appartamento modesto, per valore o per superficie, in una zona semiperiferica, con una baita in montagna o una  casupola in campagna, non avrebbe pagato l’Ici né sulla la prima, né la seconda casa. Mentre invece due persone in un appartamento di prestigio la avrebbero pagata comunque in modo significativo.

 

Nessuna equità dunque.

 

In Italia ci siamo inventati addirittura le detrazioni decrescenti, credo unico Paese al mondo. Quando in un sistema ad aliquote progressive già le detrazioni di imposta corrispondono a deduzioni dall’imponibile decrescenti.



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