SPREAD/ Quota 287, un “regalo” della Merkel a Monti

- int. Gustavo Piga

Il calo dello spread italiano, afferma GUSTAVO PIGA, è da legare a quanto sta avvenendo in Europa. Dove le politiche di austerità recessiva potrebbero esser messe in discussione

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Lo spread, l’indicatore “maledetto”, questa volta scende a quota 300, per alcune ore anche sotto. Balza all’ingiù dopo mesi di apprensione e nervosismo sui mercati. E’ giusto esprimere soddisfazione, ma attenzione a non “gonfiarsi il petto” a sproposito. C’è probabilmente un fatto importante, che questa volta è di matrice europea. Se si guarda complessivamente ai mercati, non è sceso solo lo spread relativo ai titoli italiani, ma anche, se di poco, quello dei Bonos della Spagna, che ha fondamentali economici molto più complicati e  drammatici dell’Italia. Si può vedere uno spiraglio alla crisi in tutto questo? No, assolutamente. Siamo in recessione, con dati sul Pil, sul debito, sulla disoccupazione che sono inquietanti. E se Mario Monti dice di voler raggiungere la quota di 287 punti base, praticamente la metà di quando arrivò al governo, tutti i problemi relativi alla crisi sono sotto gli occhi di tutti e ci accompagneranno anche per il 2013. Gustavo Piga, docente di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, s’informa sull’andamento degli spread in Europa: “Per comprendere se è un fatto specifico italiano, oppure interessa anche  altri Paesi dell’eurozona”.

Per quale ragione professore?

C’è stato un intervento di Angela Merkel che si deve giudicare importante, positivo. E’ come se, questa volta, il Cancelliere tedesco non si sia curato delle elezioni che deve affrontare, ma si è posto il problema di aiutare la Grecia, quindi di  offrire una solidarietà europea che prima non si vedeva, non si percepiva affatto. Occorre tenere presente che il “fronte” dell’euro è sempre lì. Se in Grecia salta il patto sociale, salta la Grecia nell’euro e quindi si innesca poi un meccanismo difficile da controllare.

E’ questo tipo di interventi sulla Grecia che adesso probabilmente siaspettano i mercati?

Credo proprio di sì. I mercati non possono sempre stare a guardare il problema del debito: guardano anche alla crescita dei paesi e non si attendono più solo una politica di austerità.

Ormai sono in molti quelli che chiedono un mutamento di linea di politicaeconomica, almeno un’attenuazione della linea dell’austerità.

Infatti, la Merkel fa delle dichiarazioni che, in un certo senso, ripetono quello che dice il recente documento dell’Ocse, dove si chiede meno austerità, meno tasse tanto per parlarci chiaro, altrimenti ci si infila in una recessione da cui non si esce più. Lo ha detto poi a chiare lettere anche il Chief Economist di Citigroup, Willem Buiter: se si continua con questa politica economica, in cinque anni l’Europa rischia veramente grosso. Tutto questo fa credere a un ripensamento che investe sia i paesi del Nord Europa, sia le politiche dei paesi del Sud Europa. Insomma, fa pensare a una linea di discontinuità.

 

Ma questo può convincere anche un uomo come Mario Monti?

 

Lasciamo pure che Monti, a tre mesi dalla scadenza del suo mandato, si goda pure questo calo dello spread e magari festeggi quota 287. Del resto, l’ho sentito recentemente parlare a Verona: lui stesso ha ammesso che questo governo non poteva fare altro e ha puntato tutto su questo punto, sulla credibilità italiana. Personalmente, credo che la politica di austerità che Monti ha impostato non ha fatto per nulla bene all’Italia. E quando Monti parla di crescita lo fa per un periodo a medio e lungo termine. Io non condivido questa impostazione e penso che i mercati non si aspettino ancora austerità, ma segnali di crescita in tempi ragionevolmente brevi.

 

Forse c’è la possibilità che arrivi  a una svolta.

 

A giudicare dalle dichiarazioni di Angela Merkel, sulla possibilità di una cancellazione del debito della Grecia, guardando i rapporti dell’Ocse e le osservazioni fatte da molti organismi internazionali, si può pensare che questa linea di austerità, questa pressione fiscale ossessiva venga rimessa finalmente in discussione.

 

(Gianluigi Da Rold)

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