FINANZA/ 2. I “segreti” dei banchieri contro imprese e famiglie

- Michele Arnese

Le banche italiane continuano a essere sotto accusa: la liquidità erogata dalla Banca centrale europea non arriva a imprese e famiglie. MICHELE ARNESE ci spiega perché

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Foto Imagoeconomica

Si fa presto a invocare più credito per imprese e cittadini. Gli imprenditori lamentano che le banche restringono le condizioni per erogare prestiti, i consumatori si lamentano per le piccole e grandi vessazioni non solo burocratiche degli istituti e i commentatori-tuttologi sui media si stracciano le vesti contro i banchieri che incassano soldi a buon mercato dalla Banca centrale europea (Bce) senza aumentare i finanziamenti alla clientela.

Come spesso succede, in economia le questioni sono più sfaccettate di quanto possa apparire. Nella seconda operazione di Ltro (Long Term Refinancing Operation) la Bce a fine febbraio ha messo a disposizione delle banche soldi a tassi bassi: prestiti triennali all’1%. Gli istituti europei hanno chiesto circa 530 miliardi, di cui oltre 139 le banche italiane. Che cosa aspettano adesso i banchieri ad allentare le maglie ed erogare il credito?

Si potrebbe rispondere come ha fatto il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, dicendo che le banche non sono un servizio pubblico e non prestano soldi gratis. Ma questo non è sufficiente. Gli istituti europei hanno innanzitutto un’impellenza: rimborsare le proprie obbligazioni bancarie in scadenza. Un focus dell’ufficio studi della Bnl presieduta da Luigi Abete, in un approfondimento sulle operazioni dell’Istituto centrale presieduto da Mario Draghi, ha fatto notare: “Nel solo primo trimestre del 2012 andranno in scadenza oltre 200 miliardi di obbligazioni bancarie europee”. Per questo è da apprezzare la sincerità del direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro, che al settimanale Milano Finanza ha detto senza infingimenti: “I bond in scadenza non potevano essere rinnovati. Per le banche mancava non solo la benzina per la nuova finanza, ma anche quella per mantenere le posizioni. Tutto ciò non viene compreso”.

La liquidità dell’Eurotower, com’è avvenuto con la prima operazione della Bce, sarà di sicuro utilizzata per acquistare titoli di Stato. Si dirà: i guadagni sono certi, visto che le banche prendono soldi all’1% da Francoforte e investono in titoli che rendono anche il 5%. Vero. Però ci si dimentica che le iniezioni di liquidità – al di là delle dichiarazioni pubbliche dei banchieri centrali – miravano anche a stabilizzare i prezzi dei titoli di Stato periferici come Italia e Spagna che stavano raggiungendo differenze insostenibili per le finanze pubbliche con i Bund tedeschi. Questo non significa che bisogna indulgere nell’ottimismo: “Se per crudele scherzo della sorte qualcosa dovesse andare nuovamente storto, le nostre banche stanno costruendosi un bilancio di purissima nitroglicerina”, ha scritto il macroeconomista Mario Seminerio sul blog Phastidio.net.

Resta la questione di fondo: le banche stanno restringendo il credito a imprese e cittadini, come segnalano gli ultimi dati ufficiali che mostrano un indubbio rallentamento nelle erogazioni. I banchieri replicano che sono anche in flessione le richieste di nuovi investimenti. Insomma, la domanda cala e pure l’offerta flette. Ma c’è dell’altro, come ha svelato in un recente seminario milanese a porte chiuse il direttore centrale dell’Abi, Gianfranco Torriero. C’è una regolamentazione della Vigilanza che in Italia è più stringente e vincolistica rispetto a quella di altri paesi europei. In altri termini, ha dimostrato l’esponente dell’associazione bancaria con dati, tabelle e slide, le banche italiane rispetto a quelle di altri paesi europei devono avere a disposizione più capitale per concedere mutui e prestiti. C’è, insomma, una disparità concorrenziale dovuta a regole più restrittive della Banca d’Italia ora governata da Ignazio Visco e prima da Draghi. Una tesi esposta alla presenza dell’ex capo della Vigilanza di Palazzo Koch, Stefano Mieli.

Ma i vertici dell’Abi preferiscono non aprire un’ostilità pubblica con l’Istituto di via Nazionale, preferendo elogiare, diplomaticamente, Bankitalia: “Il nostro rapporto con Banca d’Italia – ha detto Mussari domenica scorsa a Dario Di Vico de Il Corriere della Sera – è corretto e leale. E sottoscrivo tutte, dico tutte, le cose che il governatore Visco ha detto al Forex di Parma”. Delle slide di Torriero sulla disparità concorrenziale a causa del regolatore meglio non parlare, almeno in pubblico e ai giornali. 

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