RAPPORTO BENESSERE/ Nella crisi due “miniere” per l’Italia

- int. Stefano Bruni

È un insieme di 134 indicatori, 15 dei quali mai utilizzati per la misurazione dei sistemi economico-sociali. L’obiettivo, spiega STEFANO BRUNI, è misurare il progresso della società

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A dare manforte al Pil, Prodotto interno lordo, arriva il Bes, Benessere equo e sostenibile per tracciare la direzione del progresso. È stato presentato ieri il primo Rapporto Bes Istat-Cnel e i dati non sono incoraggianti. In Italia, tra il 2010 e il 2011, l’indicatore della “grave deprivazione” sale dal 6,9% all’11,1%: tradotto significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno. Si tratta di individui in famiglie con 4 o più sintomi di disagio in un set di 9. E non è finita qui, dal rilevamento emerge che il potere d’acquisto, cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, durante la crisi è crollato, scendendo del 5% tra il 2007 e il 2011. A marzo 2012 il dato peggiore sul fronte della fiducia dei cittadini verso le istituzioni riguarda i partiti politici: la media su una scala da 0 a 10 non va oltre il 2,3. Preoccupante è anche la quota dei Neet, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano, tra il 2009 e il 2011, balzata dal 19,5% al 22,7%. A balzare all’occhio sono soprattutto gli effetti della crisi sulle nuove generazioni. Per conoscere da vicino l’origine e gli obiettivi del Bes (progetto iniziato nel 2010), ilsussidiario.net ha intervistato Stefano Bruni, componente del Comitato Cnel–Istat.

Ci può spiegare innanzitutto che cos’è il Bes?

Bes è l’acronimo di Benessere equo e sostenibile. È un insieme di 134 indicatori, 15 dei quali sono assolutamente nuovi, mai utilizzati per la misurazione dei sistemi economico-sociali. Gli indicatori sono poi suddivisi in 12 ambiti nei quali si andrà a misurare il progresso della società (dalla salute al lavoro, dall’ambiente alle relazioni sociali). Quindi una serie di indicatori, non unico indicatore singolo – e questo è importante sottolinearlo – che potrà consentire non soltanto di avere una misurazione quantitativa dello sviluppo e del progresso di una società, di una nazione, ma che consentirà di avere anche una misurazione qualitativa.

Perché si è reso necessario costituire un rilevatore di benessere come questo?

Perché negli anni ci si è resi conti che l’indicatore Pil non riesce a misurare tutto ciò che accade all’interno di un sistema sociale ed economico. Per esempio, quando il Pil è fermo non significa che tutti gli elementi che costituiscono il Pil siano a zero. All’interno del Pil possiamo, infatti, trovare alcune voci in salita e altre in discesa. Con il Bes cerchiamo di cogliere tutte le sfumature del progresso della società.

Come verranno incrociati questi fattori?

Al momento abbiamo i 134 indicatori singoli, non esiste ancora una sintesi che consenta di avere un unico indicatore come il Pil. La nostra ambizione, di Cnel e Istat, è quella di arrivare innanzitutto a sintetizzare gli indicatori che compongono ogni singolo dominio, quindi ad avere 12 indicatori. Anche se l’aspirazione massima è quella di avere un unico indicatore affiancabile al Pil.

Non è che il Pil andrà in pensione?

Il Pil non può andare in pensione, ma deve essere supportato e integrato.

6,7 milioni di italiani risultano in gravi difficoltà. Che cosa si intende esattamente con questo termine?

Ci sono degli indici particolari, chiamati “indici di deprivazione”, che considerano una serie di nove voci, tra le quali, per esempio, l’utilizzo del riscaldamento da parte delle famiglie. Quando più di quattro elementi sono al di sotto della soglia di soddisfazione (misurazione da 0 a 10), al di sotto del 6 in questo caso, siamo in una situazione di grave difficoltà.

 

Dai dati diffusi ieri emerge uno scenario molto critico: siamo messi veramente così male?

 Io sono un inguaribile ottimista, leggendo i dati vedo che l’Italia è un Paese che risente della crisi e ha un punto di partenza molto arretrato rispetto ai competitors europei e internazionali, ma è anche vero che nel Rapporto ci sono moltissimi elementi sui quali è possibile investire per dare delle prospettive positive.

 

Quali sono gli strumenti che abbiamo per far fronte a questa crisi?

 Noi abbiamo visto, per esempio, che nel dominio del paesaggio e del patrimonio culturale siamo dei leader a livello mondiale: non lo diciamo noi, ma l’Unesco. Il fatto che anche nelle altre esperienze di misurazione alternativa al Pil non sia mai stato preso in considerazione un dominio dedicato al paesaggio e al patrimonio culturale la dice lunga.

 

Ogni quanto tempo verrà aggiornato il Bes?

 Per il momento una volta all’anno. Abbiamo chiuso la presentazione con un arrivederci all’anno prossimo.

 

(Elena Pescucci)

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