CAOS CIPRO/ Altro che troika, la tassa sui conti correnti è un “autogol” di Nicosia

- int. Mario Seminerio

E’ stato il governo di Nicosia, spiega MARIO SEMINERIO, a proporre un prelievo forzoso sotto i 100mila euro di deposito. Una soglia inaccettabile perché coperta da assicurazione pubblica

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A prima vista, si direbbe che il Parlamento cipriota abbia impedito un saccheggio da parte della Troika (Ue-fmi-Bce). Il terzetto, infatti, aveva dato l’ok al salvataggio delle banche del Paese a patto che accettasse un contratto capestro (così, almeno, sembrava): dei 17 miliardi di euro necessari per sanare il buco degli istituti di credito, 5,8 sarebbero stati prelevati forzosamente dai depositi bancari. Nicosia ha detto no. Quel che è meno noto, è che è stato lo stesso governo cipriota a creare le condizioni affinché, se la proposta fosse passata, i più penalizzati sarebbero risultati i semplici cittadini. Mario Seminerio, economista e autore di Phastidio.net, ci spiega perché.

Anzitutto, da cosa è stata originata la situazione di Cipro?

Cipro è diventato, nel corso degli anni, un centro finanziario internazionale al servizio, in particolare, delle imprese e dei ricchi privati russi. Le sue banche si sono gonfiate a dismisura (gli attivi bancari corrispondono a 8 volte il Pil del Paese). Nel frattempo, hanno comprato titoli di Stato greci (che hanno perso valore) ed effettuato una serie di investimenti, quali speculazioni immobiliari e fondiarie, che non sono andati a buon fine. Si sono trovate con un buco di bilancio, diventando insolventi.  A quel punto, si è reso necessario il salvataggio.  

E la Troika ha optato per il prelievo forzoso…

Vanno fatte alcune precisazioni. Il gruppo della tripla A ha considerato che a Cipro servissero 17 miliardi. Ritenendo, tuttavia, che l’onere andasse condiviso. L’Ue e il Fmi, quindi, avrebbero pagato 10 miliardi, Cipro ci avrebbe messo gli altri 7. Di questi, 5,8 sarebbero dovuti esser pagati da chi ha investito nelle banche cipriote. Normalmente, infatti, si sarebbero presi i titoli di Stato del Paese, decurtandoli di valore, come è stato fatto per la Grecia. Questo, tuttavia, non è fattibile, perché metà dei titoli ciprioti sono emessi secondo la legge britannica, e non possono essere decurtati in tempo brevi (in virtù di clausole di azione collettiva tali per cui la ristrutturazione può avvenire esclusivamente previo accordo vincolante del 75%). L’altra metà è in mano alle banche del Paese. Se i bond in loro possesso perdessero valore, risulterebbero ancora più insolventi. Non restavano che i depositi.

Quindi?

I termini dell’accordo originario prevedevano che il prelievo avvenisse decurtando esclusivamente la parte eccedente i centomila euro. Si dà il caso, infatti, che sotto tale soglia viga la copertura dell’assicurazione statale sui depositi.

 

Perché non si possono toccare i depositi assicurati?

Far perdere dei soldi a quei cittadini che sono coperti da assicurazione rappresenterebbe un’inaccettabile violazione del principio di proprietà. Il principio dell’assicurazione pubblica dei depositi, ritenuto sacro e intoccabile dai mercati e dalla nostra civiltà giuridica, diventerebbe carta straccia. Sarebbe il Far West. Un precedente di questo tipo convincerebbe il mercato del fatto che lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi in Portogallo, in Spagna e in Italia.

 

Poi, cos’è accaduto?

E’ accaduto che il governo cipriota ha dato l’ok al prelievo. Ma estendendolo ai depositi sotto i centomila euro. Ma il Parlamento di Nicosia ha bocciato interamente la proposta.

 

Perché il governo ha agito così?

Perché nei depositi oltre i centomila euro risiedono i capitali di oligarchi e imprese russe. 

 

Quindi, in questo caso, la Germania e l’Ue non hanno “colpe”?

Non ho mai lesinato critiche al governo tedesco e alla sua impostazione politico-finanziaria. In tal caso, tuttavia, l’unica colpa della Germania e della Troika è stata è stata il non essersi opposte alla decisione di Cipro. D’altro canto, non avevano strumenti di persuasione. Mica potevano invaderla…

 

(Paolo Nessi)

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