IL CASO/ Forte: così la Corte tedesca vuole commissariare l’Italia

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, la Consulta di Karlsruhe, pur rimandando il caso alla Corte europea, di fatto blocca la possibilità di un utilizzo del programma Omt da parte della Bce

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I giudici della Corte costituzionale tedesca (Infophoto)

«La decisione della Corte costituzionale tedesca, pur rimandando formalmente alla Corte di giustizia europea, di fatto blocca definitivamente la possibilità di un utilizzo del programma Omt da parte della Bce». A esserne certo è il professor Francesco Forte, secondo cui «se l’Italia dovesse andare incontro a una crisi dello spread, riceverà degli aiuti solo a condizione di essere commissariata come la Grecia». La Consulta di Karlsruhe ha accolto il ricorso di migliaia di tedeschi, che si erano appellati contro la Bce sostenendo che il programma Outright Monetary Transactions (Omt) viola le norme Ue. I giudici tedeschi, pur dando ragione ai ricorrenti, non hanno però emanato una sentenza ma rinviato la decisione alla Corte di giustizia europea. I mercati hanno accolto questa mossa in modo positivo, convinti che la Corte di Bruxelles non darà mai torto alla Bce.

Professor Forte, lei ritiene che l’euforia delle Borse sia giustificata?

No, purtroppo temo che abbiano ragione i pessimisti. La Corte tedesca ha rinviato la decisione al tribunale europeo soltanto perché era costretta a farlo, in quanto la Germania è sottoposta al diritto comunitario come gli altri Stati membri dell’Ue. Se Karlsruhe sostenesse di non essere sottoposta al diritto comunitario, di fatto si danneggerebbe da sé in quanto anche gli altri Stati poi pretenderebbero di fare altrettanto. La Germania, attraverso la sua Corte costituzionale, non può negare il valore vincolante del diritto comunitario, che anzi ha interesse a difendere più di tutti gli altri.

Secondo lei, è possibile che la Corte di giustizia europea dia torto alla Bce?

La Corte di giustizia europea in questo momento si trova in grande imbarazzo. È possibile che i giudici Ue non si trovino d’accordo con le argomentazioni della Corte costituzionale tedesca, ma l’effetto del ricorso è quello di bloccare immediatamente la possibilità di utilizzo del programma Omt da parte della Bce. La conseguenza sarà che per almeno un anno e mezzo non si potrà fare nulla.

Quale sarà la procedura adottata dalle due Corti, europea e tedesca?

La Corte tedesca ha demandato il caso a quella europea, e la procedura normale prevede che quest’ultima impieghi un anno e mezzo per decidere. A quel punto la Consulta di Karlsruhe recepirà la sentenza del tribunale europeo, e valuterà se applicarla o presentare un nuovo ricorso. La Corte tedesca però per ora su questo caso non ha più competenza. Per un anno e mezzo comunque l’Omt non sarà utilizzato.

Cosa potrebbe significare questo per l’Italia?

Anche nell’ipotesi in cui la Corte Ue dovesse dare ragione alla Bce, nel programma Outright Monetary Transactions (Omt) c’è però un punto debole. “Outright” significa illimitato, e la Corte Ue si troverà in difficoltà nell’interpretare la legittimità di questa parola. Il suo significato, per esempio, potrebbe dare alla Bce la possibilità di intervenire anche generando inflazione. Bruxelles potrebbe dunque esprimersi a favore del programma Omt, purché quest’ultimo sia limitato. L’intero pacchetto andrebbe così reinventato, e la conseguenza sarebbe quella di mettere l’Omt fuorigioco. Se l’Italia avesse una crisi di spread, dovrebbe sottostare allo strumento europeo di stabilità con gli obblighi condizionali, cioè sarebbe commissariata.

 

Per quale motivo?

Perché il salvataggio avverrebbe attraverso l’Esm, o Fondo Europeo di Stabilità. Secondo la Corte tedesca, le operazioni di acquisto del debito pubblico possono essere effettuate solo dall’Esm. Ciò avverrebbe alle condizioni stabilite dal Fmi, le quali implicano il commissariamento degli Stati membri come è già avvenuto con Grecia e Spagna. Questi fondi sono erogati cioè in cambio di un rigido programma che bisogna rispettare, e che prevede la restituzione del prestito alla scadenza.

 

(Pietro Vernizzi)

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