RIPRESA?/ Il “jolly” di Renzi per l’Italia

- Carlo Pelanda

Per riuscire a creare occupazione e quindi crescita, l’Italia deve cercare un giusto mix tra tutele e flessibilità nel mercato del lavoro. L’analisi di CARLO PELANDA

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In materia di mercato del lavoro, cosa abbiamo imparato negli ultimi 50 anni di esperienze regolative nell’area delle democrazie? La lezione è che bisogna trovare un giusto mix tra tutele e flessibilità. In America la garanzia per un dipendente è di tipo indiretto: può essere licenziato facilmente, senza oneri per il datore di lavoro, ma il modello gli garantisce che entro poco tempo troverà un’altra occupazione perché la politica monetaria e fiscale è orientata costantemente alla massima espansione economica. Tale configurazione indiretta della tutela funziona sul piano della crescita e della bassa disoccupazione, ma lascia circa un terzo della popolazione sottopagata e in incertezza costante.

Nell’Europa continentale la garanzia è di tipo diretto: tutele normative contro il licenziamento e garanzie redistributive finanziate con un elevato prelievo fiscale. Tale modello tende a soffocare la crescita e in più lascia un terzo della popolazione o disoccupata o comunque in situazione di incertezza per le poche opportunità di lavoro.

Tutte le democrazie stanno cercando di trovare un migliore punto di equilibrio tra tutele, che limitano la crescita, e libertà del mercato che, invece, la favorisce. Quelle nordiche e la Germania stanno praticando un modello che lascia libere le imprese di licenziare, per mantenerle competitive, dando ai licenziati tutele statali che ne difendono dignità e reddito. Ma i carichi fiscali richiesti comprimono i consumi. La Germania tenta di bilanciare la stagnazione del mercato interno spingendo l’export, ma l’efficacia prospettica di tale soluzione è molto vulnerabile alla volatilità del mercato globale. L’America guidata da Obama ha tentato di aggiustare il modello inserendo tutele di tipo europeo, ma l’impatto negativo sulla crescita ha limitato il tentativo.

C’è comunque un dato positivo: la politica in tutte queste nazioni è consapevole della necessità di trovare un giusto mix e sia sinistra, sia destra competono per riuscirci, con programmi pragmatici e non irrealistici, salvo le ali estreme minoritarie. Non ci riescono ancora, ma provandoci migliorano i modelli.

Italia e Francia appaiono le uniche democrazie dove la ricerca del giusto mix non avviene, per prevalenza dello statalismo e dell’ideologia, e dove le tutele sono così pesanti da compromettere la crescita, costringendo perfino i governi a finanziare le tutele stesse con debito.

In conclusione, la ricerca del giusto mix è difficile, ma in Italia e Francia che mai l’hanno tentata il solo iniziare a scongelare il modello darebbe subito grandi benefici sul piano della crescita e dell’occupazione.

 

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