BANCHE E POLITICA/ Forte: paghiamo i guai di Mps e Banca Etruria

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, lo scudo bancario è meglio di niente, ma non va alla radice del vero problema che è quello di mettere le banche nelle condizioni di erogare maggior credito

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Maria Elena Boschi (LaPresse)

«La soluzione dello scudo bancario da 150 miliardi di euro è meglio di niente, ma non va alla radice del vero problema che è quello di mettere le banche nelle condizioni di erogare maggior credito». Lo rileva Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Il governo italiano ha ottenuto dalla Commissione Ue garanzie pubbliche per le banche, da utilizzare in via precauzionale qualora queste ultime vadano incontro a un’improvvisa carenza di liquidità. La Commissione Ue ha confermato l’autorizzazione concessa domenica al nostro Paese per sei mesi. Martedì e mercoledì è andato in scena uno scontro tra Germania e Italia. Da un lato il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha rimarcato: “Non possiamo ridiscutere ogni due anni le regole del settore bancario”. Dall’altra il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha rintuzzato: “L’ultima che non ha rispettato le regole in Europa è stata la Germania nel 2003, e l’Italia di Berlusconi glielo consentì”.

Lo scudo da 150 miliardi è una buona misura che risolve i problemi delle banche?

Lo scudo non è uno schema di garanzia per le sofferenze bancarie, bensì per la raccolta di liquidità in emergenza. Quest’ultima è garantita dallo Stato, il quale a sua volta ha un problema di solvibilità in relazione al debito pubblico. È una soluzione temporanea, e probabilmente a fine anno sarà prorogata. Resta però l’incognita della ratifica della Brexit da parte del parlamento britannico. Qualora i parlamentari dovessero votare no alla ratifica, tutto rischia infatti di bloccarsi.

Il governo Renzi può dirsi soddisfatto di questo risultato?

Il risultato che Renzi ha ottenuto è meglio che niente, ma indica che il governo italiano non è in grado di negoziare e di attuare un’operazione seria di ristrutturazione del sistema bancario, ripulendolo dalle sue sofferenze. Il governo italiano vive quindi di emergenze e ottiene soccorsi di emergenza. Non è un governo capace di attuare riforme strutturali. Nel caso delle banche la cosa si spiega perché è un governo che deve nascondere dei problemi gravi che riguardano in particolare Monte dei Paschi e Banca Etruria.

In che senso lo scudo bancario è una soluzione che non va alla radice?

Perché questa misura salva le banche dalla crisi, ma non riesce a risolvere il vero problema che è quello di espandere il credito. Le banche sono piene di sofferenze, e solo se queste ultime sono smaltite il credito può essere erogato a buon mercato. La politica emergenziale del nostro governo ha l’inconveniente di non essere una politica strutturale che consente alle banche di essere protagoniste della crescita, anziché semplicemente di vivacchiare.

Martedì e mercoledì c’è stato uno scontro Renzi-Merkel, ma lo scudo salva banche era stato già deciso domenica. Il nostro governo voleva ottenere di più?

No, il nostro governo voleva una cosa diversa che però non è stato in grado di sviluppare tecnicamente. Chiedeva semplicemente di avere diritto a garantire lo smaltimento delle sofferenze bancarie mediante una garanzia pubblica oppure mediante l’intervento della Cassa depositi e prestiti nel capitale degli istituti di credito. Su quest’ultimo punto tra l’altro c’era l’opposizione dell’Abi (Associazione bancaria italiana, ndr). Il governo Renzi ottenuto soltanto una garanzia pubblica che riguarda la raccolta di liquidità in caso di crisi.

 

Perché non è riuscito a ottenere la garanzia sulle sofferenze?

Tutto ciò non si riesce a ottenere perché si configura come un aiuto di Stato. È ovvio che bisognerebbero trovare delle soluzioni nell’economia reale, in grado di risollevare il mercato delle garanzie, in buona parte costituito da immobili. Questa serie di provvedimenti può poi giustificare il fatto che ci siano dei garanti.

 

Quali errori sono stati commessi dal nostro premier?

Il problema è che il governo non sa nemmeno quale schema intenda presentare. Se quantomeno la proposta del governo avesse avuto il sostegno dell’Abi, per l’Ue sarebbe stato più difficile bocciarla. Invece il governo non si decide a dialogare con i veri esperti, e pretende di persuadere la Merkel dopo avere deciso tutto nei suoi circoli ristretti che non sono dotati di nessuna autorevolezza tecnico-scientifica. Era assurdo pensare che l’Italia potesse ottenere qualche cosa di più.

 

(Pietro Vernizzi)

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