CAOS BANCHE/ Senza intervento pubblico rischiamo il ko

- int. Luigi Campiglio

Per LUIGI CAMPIGLIO, in una situazione di emergenza come quella attuale è inevitabile un intervento pubblico del governo italiano per mettere in sicurezza il settore bancario 

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LaPresse

«In una situazione di emergenza come quella attuale è inevitabile un intervento pubblico del governo italiano per mettere in sicurezza il settore bancario. Occorre da un lato fornire alle banche i capitali necessari e dall’altra prevedere delle garanzie per i depositanti». È l’analisi di Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano. Un’ipotesi che per il momento è stata però smentita dal governo, dopo che il Financial Times aveva ipotizzato misure unilaterali dell’Italia per ricapitalizzare gli istituti di credito che si trovano in difficoltà. La Commissione europea da parte sua ha invece sottolineato di essere ancora aperta a soluzioni “in linea con le regole Ue per affrontare carenze di capitale senza effetti avversi per i piccoli investitori”. Restano però gli interrogativi su che cosa intenda fare nel frattempo il nostro esecutivo.

Professor Campiglio, il governo Renzi ha una strategia per la questione banche?

Il governo non sa che cosa fare, tenuto conto dei vincoli presenti e passati ereditati dai governi precedenti.

Che cosa si potrebbe fare per affrontare il problema alla radice?

L’unica via virtuosa per uscirne indenni è che una parte importante dei crediti incagliati esca dalla sofferenza. In questo caso però si scontrano visioni della crisi e vincoli sia esterni sia interni che impediscono di fare sì che la situazione delle banche migliori in modo virtuoso.

Può bastare il mercato a risolvere il problema?

In teoria l’emergenza potrebbe essere parzialmente assorbita con un ricorso al mercato dei capitali, ma di fatto ciò non è possibile. Le banche avrebbero bisogno di capitali, ma nessuno si fida a sottoscrivere alcunché dopo le cattive esperienze con alcune di esse. A questo punto si entra nel campo dell’ingegneria finanziaria, e qui le questioni diventano davvero complicate.

Perché?

Il Fondo Atlante, che era stato creato per le banche in sofferenza, nel frattempo è stato prosciugato. L’opzione che resta sul tavolo è mantenere quella configurazione e ampliare in modo robusto quel fondo. A ciò si aggiunge una basilare questione di fiducia: in questo momento i crediti non sono pagati perché una parte dell’economia va male.

Quindi secondo lei qual è la soluzione?

La soluzione potrebbe essere quella di dare una garanzia ai depositanti in modo che si possano innescare facilmente meccanismi di corsa verso la qualità. In molti casi al contrario i risparmiatori stanno mettendo i soldi sotto il materasso, e ciò non fa che aggravare il problema perché viene a mancare anche una fonte di finanziamento al debito. La garanzia sui depositi bancari è una delle questioni irrisolte a livello europeo.

In questo modo non si rischia di incappare negli aiuti di Stato?

Quella in cui ci troviamo è una situazione eccezionale, e la sovranità è il potere di intervenire proprio in queste condizioni. Ci stiamo avvicinando a rapidi passi verso un momento di questo tipo, proprio mentre la sovranità tanto nazionale quanto europea è carente. Non c’è infatti nemmeno una sovranità della Germania se non per dire di no a tutto.

 

Chi deve intervenire dunque? L’Ue o il governo italiano?

Se la soluzione deve avvenire a livello europeo, come è giusto che sia, bisogna mettere sul tavolo non solo le sofferenze delle banche italiane, ma anche altre sofferenze che non sono certo da meno. Una soluzione italiana d’altra parte è molto difficile, in primo luogo a livello politico. Si tratta infatti di muoversi sul filo del rasoio di norme europee e sovranità nazionale che non hanno mai dato grandi risultati.

 

E quindi?

In situazioni di emergenza come quella attuale è inevitabile trovare una soluzione. A un certo punto di questa telenovela è necessario ricorrere a un intervento pubblico. Non si può certo immaginare una soluzione che vada a pescare nelle tasche degli italiani, perché a quel punto scoppierebbe la rivolta. La soluzione realisticamente più a portata di mano rende quindi inevitabile l’intervento del governo italiano, sia pure nel modo più morbido possibile per renderlo digeribile a livello europeo.

 

(Pietro Vernizzi)

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