FINANZA E POLITICA/ Il modello Macron e Merkel per salvare l’Italia

- int. Luigi Campiglio

Dopo il voto in Germania le prospettive non sono rosee per l’Italia. Secondo LUIGI CAMPIGLIO, il nostro Paese deve prendere esempio dalle politiche di Merkel e Macron

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Germania e un mare d'oro, Angela Merkel - La Presse

Il risultato delle elezioni in Germania comincia a provocare i primi effetti: Angela Merkel resterà al timone del Governo, ma Wolfgang Schauble lascerà il ministero delle Finanze per diventare Presidente del Bundestag. Non ci sarà più quindi quello che è considerato un “falco” nelle politiche economiche europee. Una buona notizia per l’Italia? «Dipende da chi prenderà il suo posto. Se, come dicono le indiscrezioni, sarà qualche rappresentante del Fdp, che vede come fumo negli occhi, ancor più di Schaeuble, i rapporti tra Germania e Sud Europa, Italia in particolare, direi che cadiamo dalla padella alla brace», dice Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano.

Come potrebbe essere a questo punto la politica del Governo tedesco, dando per scontata l’alleanza con i Verdi e i liberali di Fdp, nei confronti dell’Europa?

I Verdi potrebbe rappresentare una forza positiva se riusciranno ad aver peso nel promuovere grandi investimenti infrastrutturali, di cui c’è effettivamente bisogno, nel Paese. Investimenti che avrebbero effetti anche fuori dalla Germania. Fdp, invece, probabilmente chiederà un’applicazione un po’ draconiana del Fiscal compact, che rischia di diventare un bastone tra le ruote per le prospettive di crescita di alcuni paesi, tra cui il nostro. Se infatti si dovesse chiedere alle “cicale” come l’Italia un rientro veloce del debito/Pil saremmo veramente nei guai. Nel complesso l’Europa esce comunque indebolita dal voto tedesco.

In che senso?

Ci sono diversi fattori che hanno contribuito al risultato delle elezioni, ma quello centrale è lo squilibrio che continua a esistere tra Est e Ovest, nonostante i successi complessivi della Germania. È un segnale importante: se non si riesce ad avere solidarietà all’interno della Germania, figuriamoci fra paesi europei! Ora un’applicazione un po’ manichea e ottusa di un Fiscal compact che già di suo è stato un disastro europeo, potrebbe diventare un problema serio.

A proposito di Europa, nei giorni scorsi si è tornati a parlare del ministro unico delle Finanze e dell’Economia. Un ruolo che potrebbe essere ricoperto proprio da Schaeuble… 

Rischiamo allora di avere sia la padella che la brace! Vorrei che non si scordasse che il disastro europeo ha avuto un inizio, in cui è coinvolto l’ex ministro tedesco, rappresentato dal rifiuto della Germania di aiutare la Grecia, che anzi si voleva fallita e fuori dall’euro. Lo spread, che fino ad allora era sconosciuto, improvvisamente è diventato il tormento quotidiano e solo l’intervento di Draghi è riuscito a tenerlo momentaneamente sopito.

Manca solo di pensare a Jens Weidmann come successore di Mario Draghi per completare un quadro piuttosto cupo per il nostro futuro.

Guardi, l’unica cosa che ci protegge veramente, e credo lo capisca anche Schaeuble, è che un possibile attacco speculativo all’Italia sul modello 2011-2012, che per inciso è stato fermato da Draghi e non da Monti, sarebbe un attacco all’euro. Se salta l’Italia, salta anche il progetto europeo. Per quanto assomigliamo a un pugile finito al tappeto due volte, rimaniamo un Paese grande, forte, con una serie di asset, di capacità, che purtroppo ancora non vengono valorizzate. Mi riferisco, per esempio, ai giovani che vanno all’estero, di fatto una fuga di capitale. Dunque dobbiamo trarre una lezione importante da tutto quello che sta accadendo.

Quale?

Che dobbiamo sì guardare a un progetto europeo, che non è neanche la versione un po’ edulcorata che abbiamo perseguito negli ultimi 15 anni, ma dobbiamo soprattutto imparare a camminare da soli. Altrimenti se andiamo avanti con questa politica dell’andare a Bruxelles con il piattino in mano di strada ne faremo ben poca. Già adesso siamo gli ultimi nella ripresa. Dobbiamo attuare una politica che senza essere nazionalista faccia quello che fa la Merkel in Germania o Macron in Francia. 

In che senso Professore?

Merkel fa in primis gli interessi dei tedeschi, Macron quelli dei francesi. Per quale motivo noi non possiamo avere un Governo, una classe politica che faccia gli interessi degli italiani, in uno spirito di collaborazione europea? L’Europa in questo momento è un matrimonio di interessi, non di affetti. Ma allora sarebbe giusto che lo fosse fino in fondo: lo scambio economico più equilibrato è quello che contempera il reciproco interesse. Prendiamo invece il caso Stx-Fincantieri: Macron avrà brindato dopo l’accordo. Anche se chiamarlo accordo è uno strappo lessicale, visto che Fincantieri sarà sotto ricatto del Governo francese. Ecco, questo è l’ennesimo esempio di cosa noi non dovremmo fare. 

(Lorenzo Torrisi)

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