FINANZA E POLITICA/ I conti che possono aprire subito una crisi di governo

Difficile che all’Italia venga chiesta una manovra correttiva. Lega e M5s potrebbero però arrivare a una crisi di Governo che aiuterebbe entrambi

30.01.2019, agg. alle 08:41 - int. Francesco Forte
Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

Negli ultimi giorni sembra essere emerso un quadro meno “cupo” circa le prospettive economiche globali e italiane. Lo stesso Mario Draghi ha detto di non considerare probabile una recessione in Germania e nel nostro Paese. Tutto questo potrebbe avere anche delle conseguenze sulla necessità o meno, per il Governo, di varare una manovra correttiva. Abbiamo chiesto un commento a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Professore, i timori di una recessione sembrano essere diminuiti. Cosa ne pensa?

Se è vero che con tutta probabilità (ne avremo una conferma giovedì con l’uscita dei dati sull’ultimo trimestre del 2018) avremo una recessione dal punto di vista statistico, cioè vedremo una variazione negativa del Pil per due trimestri consecutivi, sappiamo anche che non c’è una tendenza alla recessione strutturale. Certo, il Pil crescerà meno del previsto, dello 0,5-0,6% anziché dell’1%, ma questo non vuol dire recessione. Dovremo attendere altri dati nei prossimi mesi per capire quanto sarà forte la correzione della crescita del Pil stimata. Del resto bisogna tenere conto di fattori esogeni, e vediamo una situazione molto fluida a livello internazionale, ed endogeni.

Proprio per quel che riguarda i fattori endogeni, crede che la manovra potrà migliorare la crescita del Pil?

Si tratta di una manovra che agisce sulla domanda di consumi, ma essendo in deficit impedisce che il debito pubblico decresca, cosa che genera una preoccupazione dei risparmiatori per il futuro. Quindi, accresce i consumi di qualcuno, ma riduce quelli dei risparmiatori che si preoccupano. Il risultato non è un effetto espansivo. Inoltre, la non discesa del debito pubblico non aiuta le banche, che così prestano meno soldi e rischiano anche di smaltire male i crediti deteriorati. Va certo detto che sia la Bce che l’Ue dovrebbero rendersi conto che le norme sugli Npl peggiorano il quadro.

In che senso?

Il concetto stesso di Non performing loans è piuttosto vago, un credito può essere considerato più o meno performante con troppa discrezionalità. Le insolvenze sono invece qualcosa di tangibile e certo. Abbiamo quindi in sostanza un quadro che, come dice Draghi, a causa del fatto che la manovra in deficit non contiene investimenti di medio-lungo termine e non opera per la crescita, ci vede meno liberi di agire e di farci valere in sede europea, perché la cosa principale che avviene in questi casi non è tanto che si va male finanziariamente, ma che essendo debitori non si riesce a farsi valere ed è più facile vedersi ingiustamente penalizzati.

Questo vuol dire che il Governo dovrà varare una manovra correttiva?

Può darsi di no, perché il rallentamento economico comporta la possibilità di considerare un ulteriore output gap. Bisogna però sottolineare che non riducendo il debito pubblico peggioriamo la situazione futura. In ogni caso, pur essendo il deficit una cosa e il debito un’altra, l’Ue ci bacchetta su entrambe. Quindi se anche riuscissimo a farci passare, via output gap, uno sforamento del deficit, ci verrebbe contestata la mancata diminuzione del debito pubblico.

Quel che è chiaro è che solamente l’Ue potrebbe obbligarci a una manovra correttiva. Ma è difficile pensare che voglia farlo prima del voto di maggio…

Su questo giocano poco nobilmente i nostri attuali governanti. È chiaro che siamo nel momento di massima debolezza dell’Ue. Sia perché la Commissione è in scadenza, sia perché i leader di paesi importanti come Francia e Germania sono “anatre zoppe”. Se ci fosse troppa durezza da parte dell’Europa è evidente che si farebbe un regalo elettorale a Lega e M5s. Specialmente ai pentastellati, che stanno disgregandosi e quindi hanno bisogno di qualcosa che faccia risorgere la rabbia che per loro è un propellente per i voti.

È per questo che litigano anche con la Lega?

Tengono alto lo scontro con la Lega sia per avere un po’ di chiasso, sia perché Salvini stesso va a pungolarli su temi per loro sensibili come la Tav. Vengono fuori insomma i due programmi di fatto diversi tra i due partiti. Forse però il leader del Carroccio si è accorto di aver sottovalutato la possibilità che venga autorizzato il processo nei suoi confronti. Dovrà cercare di avere l’appoggio dei 5 Stelle, magari anche minacciando la crisi di governo.

Secondo lei si potrebbe arrivare davvero a una crisi di governo dovuta alla decisione sul processo a Salvini?

Se la discussione sarà più vicina alle elezioni, una crisi di governo potrebbe fare comodo a entrambi i partiti, che riprenderebbero un’importante libertà di movimento al momento del voto. Resterebbe da capire cosa accadrebbe dopo, perché in passato le crisi di governo si superavano anche con un rimpasto. Non so se in questo caso basterebbe. Forse proprio i rapporti di forza che uscirebbero dalle elezioni potrebbero dare un’indicazione utile in questo senso.

Il Governo rischia invece sulla Tav?

Su questo tema Lega e M5s riusciranno a forse a prendere altro tempo, anche perché la Francia non ha poi tutta questa fretta, alle prese com’è con i gilet gialli, di sollecitare una decisione netta dell’Italia. Senza dimenticare che il porto di Lione potrebbe anche guadagnarne. Una “sospensiva” potrebbe quindi andare bene a tutti.

(Lorenzo Torrisi)

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