BANCHE E POLITICA/ SocGen e Deutsche-Commerz: il risiko europeo bussa all’Italia

- Nicola Berti

In Europa sembra esserci un risiko bancario che coinvolge anche l’Italia. E il patto con la Cina potrebbe anche aiutare Carige

Deutsche_Bank_Palazzo_Lapresse
La sede di Deutsche Bank (Lapresse)

Deutsche Bank-Commerzbank in volata finale (a meno di non credere al ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz). Société Générale che compare nell’arco di una notte al tavolo delle Generali con un pacchetto del 5%. Il Governo di Roma è intento a perfezionare un primo accordo economico con la Cina – geopoliticamente delicato -, ma intanto è l’Europa che torna a bussare alle porte della finanza italiana. Mentre il destino della City di Londra è sospeso sugli umori caotici della Camera di Comuni, gli establishment di Parigi e Berlino sembrano muovere con decisione: con iniziative che sembrano voler contrastare le forti tensioni politiche della vigilia elettorale europea e gettare le basi di una fase nuova di consolidamento finanziario.

Non è detto che l’agenda Emmanuel Macron (tuttora il più europeista dei leader Ue, nonostante i gilet jaunes) e quella più cauta di Angela Merkel coincidano, anzi. Il controverso scudo politico offerto dal Governo tedesco alla fusione Deutsche-Commerz, secondo alcuni osservatori è stato alzato contro le possibile mire dei giganti bancari francesi BnpParibas e SocGen. E le mosse di entrambi i poli transalpini sono rilevanti sullo scacchiere italiano, al di là del forte raffreddamento dei rapporti diplomatici fra l’Eliseo e l’esecutivo Di Maio-Salvini.

BnpParibas controlla già la Bnl. SocGen è da anni indicata come candidata a una fusione con UniCredit: lo stesso Ceo (francese) Jean Pierre Mustier ha più volte confermato che sono state le turbolenze politiche, più di quelle finanziarie, a frenare colloqui già avviati. Giovedì, intanto, il gruppo francese – di cui l’italiano Lorenzo Bini Smaghi è presidente del consiglio di sorveglianza – ha comunicato di possedere strumenti finanziari pari al 5% del Leone, alla cui guida è il francese Philippe Donnet. È la stessa quota detenuta singolarmente, da Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone, due finanzieri italiani con fortissime proiezioni francesi (rispettivamente con Essilor-Luxottica e Suez).

La stessa Mediobanca – tuttora il primo azionista del Leone con oltre il 10% – rimane condizionata dalla presenza dei soci francesi capitanati da Vincent Bolloré (tuttora impegnato con Vivendi nelle trincee di Tim e Mediaset). Negli equilibri di piazzetta Cuccia – sempre più fluidi – prima azionista è UniCredit: a sua volta in cerca di una stabilità strategica (oltre all’ipotesi Socgen le congetture di Piazza Affari hanno ricominciato a guardare a vecchi disegni di “rassemblement” con Mediobanca-Generali).

È su questo sfondo che non è inverosimile prevedere che l’annuncio della fusione Deutsche-Commerz – ma anche un mancato annuncio entro la data delle elezioni europee – avrà ripercussioni sullo scacchiere bancario europeo: con l’Italia tutt’altro che periferica. Senza contare che con lo stesso avvio di una partnership con la Cina, sulla via della Seta, che guarda anzitutto alle infrastrutture, non è affatto escluso possano transitare investimenti utili a mettere in sicurezza Carige, la banca del maggior polo portuale italiano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA