«La sfida è seguire Lisbona»

- int. Giuseppe Fioroni

«La padronanza della lingua italiana, le competenze di base nell’ambito matematico, tecnico e scientifico, la conoscenza di una lingua straniera, la capacità di usufruire del patrimonio artistico italiano ed europeo, la capacità di avere corrette e significative relazioni con gli altri, con la realtà naturale e sociale, sono alcuni dei traguardi indicati, anche tenendo conto degli obiettivi di Lisbona. Si tratta di una sfida importante che richiede un potenziamento della funzione docente anche attraverso la ricerca metodologico-didattica per un apprendimento più motivante ed efficace per gli studenti, sempre più diversi per condizione sociale e provenienza culturale. In questo contesto la formazione professionale, sostenuta nella sua ricerca di qualità del servizio educativo, offrirà un contributo sempre più significativo per non lasciare nessun giovane indietro, attraverso i percorsi e i progetti previsti dalla legge finanziaria 2007 per l’assolvimento dell’obbligo d’istruzione e per far conseguire una qualifica professionale ad un ampio numero di studenti entro il 18° anno di età. Nel frattempo, proseguiranno i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale avviati nel 2003 sulla base dell’accordo sottoscritto tra il ministero dell’Istruzione, il ministero del Lavoro, le Regioni e gli Enti locali»

Negli ultimi anni la dispersione scolastica è leggermente diminuita, restando comunque su livelli molto preoccupanti: ancora troppi giovani si perdono per strada. La Formazione professionale ha dimostrato spesso di essere una risposta importante; qual è il suo giudizio in proposito?
Anche se concordo sui primi successi conseguiti, negli ultimi anni, nella lotta alla dispersione scolastica, ritengo che ancora troppi giovani abbiano una scarsa motivazione a proseguire gli studi. Gli ultimi dati disponibili lo documentano ampiamente. Un’educazione per il futuro, come indica Howard Gardner, richiede che i giovani percepiscano il valore di quello che apprendono per la loro crescita personale e che gli insegnanti riservino molta attenzione ai loro diversi stili cognitivi. E’ importante, infatti, che gli studenti abbiano la possibilità di percepire le discipline studiate come fortemente connesse tra loro e alla realtà che trattano e non come una serie di materie giustapposte. Per questo, l’introduzione del nuovo obbligo di istruzione, elevato fino all’età di 16 anni, piuttosto che incidere su materie scolastiche, orari e relative cattedre sarà accompagnato da un processo di innovazione che intende recuperare i valori dell’educazione della persona nel percorso di acquisizione di quei saperi e di quelle competenze fondamentali per la propria crescita umana, culturale e professionale. La padronanza della lingua italiana, le competenze di base nell’ambito matematico, tecnico e scientifico, la conoscenza di una lingua straniera, la capacità di usufruire del patrimonio artistico italiano ed europeo, la capacità di avere corrette e significative relazioni con gli altri, con la realtà naturale e sociale, sono alcuni dei traguardi indicati, anche tenendo conto degli obiettivi di Lisbona. Si tratta di una sfida importante che richiede un potenziamento della funzione docente anche attraverso la ricerca metodologico-didattica per un apprendimento più motivante ed efficace per gli studenti, sempre più diversi per condizione sociale e provenienza culturale. In questo contesto la formazione professionale, sostenuta nella sua ricerca di qualità del servizio educativo, offrirà un contributo sempre più significativo per non lasciare nessun giovane indietro, attraverso i percorsi e i progetti previsti dalla legge finanziaria 2007 per l’assolvimento dell’obbligo d’istruzione e per far conseguire una qualifica professionale ad un ampio numero di studenti entro il 18° anno di età. Nel frattempo, proseguiranno i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale avviati nel 2003 sulla base dell’accordo sottoscritto tra il ministero dell’Istruzione, il ministero del Lavoro, le Regioni e gli Enti locali.

L’innalzamento dell’obbligo di istruzione a 16 anni apre il problema del ruolo della formazione iniziale per i giovani; si potrà, a regime, adempiere questo obbligo nei percorsi di formazione professionale?

Un’attenta osservazione dei cambiamenti che stanno modificando la struttura sociale del Paese e la crescente diversità degli stili cognitivi dei giovani, che chiedono di apprendere in un modo sempre più vicino alla loro esperienza e al loro vissuto, offre già una risposta a questa domanda. I progetti e i percorsi per l’assolvimento dell’obbligo d’istruzione, che prima ho richiamato, saranno sempre più numerosi perché rispondono all’esigenza di articolare l’offerta formativa in relazione ai bisogni e alle motivazioni delle persone.

Si riuscirà a mantenere la peculiarità della Formazione professionale, caratterizzata da un metodo deduttivo attento agli aspetti laboratoriali, senza ingessarla o portarla alle forme di liceizzazione che già hanno penalizzato gli Istituti tecnici e quelli professionali?

Le scelte più recenti compiute dal Governo, a partire dalla legge finanziaria 2007, dimostrano che intendiamo innovare il sistema educativo per valorizzare le diverse identità degli ordini di studi e della istruzione e formazione professionale. Queste scelte sono rese più evidenti dall’articolo 13 della legge n. 40/07 del 2 aprile scorso, che ha ripristinato l’istruzione tecnica e professionale considerando riduttivo lo sviluppo di un unico impianto formativo di tipo liceale, sia per la complessità dei bisogni di formazione indotti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia, sia per rispondere alla diversità di stili cognitivi dei ragazzi.
Il secondo ciclo, quindi, dovrà articolarsi in offerte formative che esprimano con chiarezza le loro diverse identità nel rispondere ai nuovi fabbisogni culturali, economici e sociali. In questo contesto, gli istituti professionali non potranno più rilasciare qualifiche professionali, se non in regime di sussidiarietà. Se si tiene conto del fatto che nessun giovane potrà abbandonare il proprio percorso formativo entro i 18 anni senza aver conseguito almeno una qualifica professionale, si comprende come vi siano molte opportunità per una crescita significativa del sistema dell’istruzione e formazione professionale.

La Formazione ha competenze importanti attribuite al livello regionale. Quale deve essere una corretta dinamica nei rapporti tra il centro e la periferia?
In un quadro economico e sociale nel quale va data contemporaneamente una risposta alle esigenze poste dall’economia globale e dalla necessità di valorizzare le vocazioni del territorio, un moderno e competitivo sistema d’istruzione e formazione professionale deve essere presidiato da livelli essenziali delle prestazioni e da standard di qualità, che ne rendano riconoscibile la funzione su tutto il territorio nazionale e anche internazionale, ferma restando la competenza delle Regioni in ordine alle loro scelte di programmazione e all’articolazione dei loro servizi per rispondere alle domande dei contesti locali. La debolezza delle strutture formative e dell’intero sistema della formazione professionale regionale dipende, in gran parte, dalla sua disomogeneità sul territorio nazionale nella qualità e nella quantità dell’offerta. Credo che, anche in questo, l’articolo 13 della legge n. 40/07 abbia dato un contributo a fare chiarezza, prevedendo anche il repertorio nazionale delle qualifiche e dei diplomi professionali. Nel rispetto e nella comprensione dei differenti ruoli, molti passi possono essere compiuti lavorando insieme. Per questo ho considerato con grande attenzione le proposte formulate dal sistema delle Regioni con il Master Plan, che stiamo esaminando con la collega Lanzillotta per fare ulteriore chiarezza e sostenere il percorso avviato verso un federalismo solidale.

Come rendere organica la Formazione professionale nella più ampia cornice dell’intera filiera dell’istruzione e formazione tecnica e professionale?
Credo che le mie risposte alle sue precedenti domande contengano le riflessioni che mi chiede. Posso aggiungere che la costituzione dei Poli tecnico-professionali e degli istituti tecnici superiori potrà contribuire a valorizzare la complessiva filiera dell’istruzione e formazione tecnica e professionale sino a livello terziario in sedi stabili e visibili sul territorio, organicamente collegate tra di loro, nel quadro delle scelte di programmazione territoriale dell’offerta di istruzione e formazione compiute dalle Regioni.

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