SCUOLA/ Ancora sull’istruzione tecnica: i nuovi quadri orari, e le tanto temute “scienze integrate”

- Lucia Failla

L’articolo pubblicato qualche giorno fa su questo giornale e riguardante la nuova organizzazione dell’istruzione tecnica ha suscitato molte osservazioni da parte dei lettori. Ecco alcune precisazioni su due punti che sono stati discussi: la nuova organizzazione oraria, e l’insegnamento delle cosiddette “scienze integrate”

L’articolo pubblicato qualche giorno fa su questo giornale e riguardante la nuova organizzazione dell’istruzione tecnica ha suscitato molte osservazioni da parte dei lettori. Mi pare che tali osservazioni vertano fondamentalmente intorno a due aspetti, intorno ai quali è opportuno fare alcune precisazioni: la nuova organizzazione oraria, e l’insegnamento delle cosiddette “scienze integrate”.

Per quanto riguarda l’organizzazione oraria degli istituti Tecnici, attualmente tale organizzazione è impostata su diversi modelli. C’è un 9,58 % di scuole con un’organizzazione oraria settimanale di 33 ore e un altro 16 % a 34 ore: si tratta delle scuole che a partire dal 1998 hanno aderito alla sperimentazione dell’Autonomia e che hanno avuto modo di adeguare e consolidare in questi anni i percorsi disciplinari all’interno di questo modello organizzativo, modello quindi sperimentato e che viene ripreso nei quadri orari del nuovo Regolamento. La scelta risponde sicuramente alla necessità di rendere più sostenibile per gli studenti il carico orario annuale obbligatorio e confrontabile a livello europeo. Importante è comunque che gli apprendimenti acquisiti al termine del percorso consentano agli studenti di poter accedere alle professioni o di proseguire gli studi e che i percorsi rimangano saldamente legati e riferiti al “quadro europeo dei titoli e delle qualifiche”. È il caso di sottolineare anche che la gestione in autonomia della quota di flessibilità del 30% fino al 35% dà la possibilità alle scuole di curvare nel modo più adatto e funzionale la propria offerta formativa, dentro l’indirizzo di riferimento, mantenendo la propria specificità anche in relazione al territorio.

Molte più reazioni ha suscitato invece la possibilità che venga introdotto l’insegnamento delle cosiddette “scienze integrate”, visto come una minaccia contro un vero sviluppo del sapere scientifico nelle nostre scuole. Il termine di Scienze Integrate nel Regolamento si riferisce all’insegnamento nel Biennio delle competenze relative alle discipline di indirizzo. Certo la questione è molto delicata, e legittime sono le preoccupazioni delle parti interessate. Nella proposta degli indirizzi e dei nuovi quadri orari la definizione più generica si accompagna a quella più specifica (Chimica e Fisica), con la differenza che mentre Scienze della terra è fatta rientrare nelle discipline di Area comune, Chimica e Fisica rientrano negli insegnamenti obbligatori di indirizzo, per sottolinearne la significatività come propedeutiche ad affrontare lo studio delle discipline di indirizzo. In ogni caso l’attribuzione di questi insegnamenti sarà regolato e disciplinato dalle relative classi di concorso e comunque affidato a chi ne ha titolo, senza voler sminuire o trascurare la specificità delle discipline.

Probabilmente l’approccio metodologico interdisciplinare applicato alle discipline scientifiche, nel Biennio comune, potrà a mio avviso rappresentare uno strumento valido per consentire l’apporto congiunto di discipline diverse all’analisi di tematiche comuni, metodo che può permettere la rottura delle competenze disciplinari e la ricomposizione dei saperi trasversali, in una visione unitaria di scienza e tecnologia.



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