SCUOLA/ 953, il numero magico che il “merito” della Gelmini non conosce

- Giovanni Cominelli

Perché il progetto sperimentale di valutazione delle scuole e di premio per gli insegnanti è così osteggiato? Sindacati, valutazione e “vision” i punti deboli, per GIOVANNI COMINELLI

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Ansa)

Non si era ancora spento l’eco delle campane che annunciavano, il 18 novembre 2010, quale fatto storico un “Progetto sperimentale per la valutazione delle scuole” (per scuole medie delle città di Pisa e Siracusa) e un “Progetto sperimentale per premiare gli insegnanti che si distinguono per un generale apprezzamento professionale all’interno di una scuola” (per insegnanti di scuole delle città di Torino e Napoli) che già si percepivano, proprio in quelle città, stridenti cacofonie di risposta.

In altre parole: i progetti sperimentali sono già stati respinti in molti istituti, chiamati a decidere se aderire o no in modo volontario. Al punto che il ministero dell’Istruzione sta già decidendo di allungare i tempi per l’adesione e di estendere a Milano e a Cagliari la richiesta di partecipazione al progetto di valutazione degli insegnanti. Ma le previsioni per la riuscita del Progetto sono viepiù incerte. È forse necessario riconsiderare l’intero Progetto, per non consegnarlo alla vasta necropoli ministeriale delle sperimentazioni o solo progettate o solo incominciate o semplicemente fallite o mai riflettute.

Intanto, è subito crollata dell’intero ponte del progetto l’essenziale arcata sindacale. È vero che Cobas e Reti di vario tipo hanno da subito remato contro. Ma sono gli stessi sindacati confederali, già dichiaratisi disponibili al tavolo ministeriale, che, viceversa, a livello territoriale hanno posto condizioni pesantissime – si legga il comunicato del Consiglio Generale Territoriale Cisl Scuola Torino, riunito a Torino il giorno 30 novembre 2010 – oppure si sono schierati contro, come si può constatare nel documento della Flc Campania (Federazione dei Lavoratori della Conoscenza) del 13 dicembre 2010, che definisce il Progetto “assolutamente inaccettabile, impraticabile e arrogante”, anche perché metterebbe i piedi su un terreno non suo, quello della contrattazione sindacale.

Doppio gioco o divergenze locali, il fatto è che il consenso dei sindacati era fasullo. Ma lo si era già capito il 26 novembre a Verona Job&Orienta dall’intervento di Francesco Scrima, segretario della Cisl-Scuola. Che i sindacati siano da sempre arroccati su una posizione conservatrice non desta stupore. Ma ciò che preoccupa di più è la condizione culturale e psicologica degli insegnanti, di cui i sindacati rappresentano solo una minoranza. Eppure le ricerche di questi anni avevano segnalato come disponibili alla valutazione un numero di docenti che variava dal 40% al 70%, a seconda delle ricerche. Meno ideologici dei sindacati, più attenti alle convenienze immediate, hanno evidentemente concluso che le convenienze sono scarse.

Le motivazioni del rifiuto sono molteplici; sono riassunte nei comunicati sindacali sopra citati. Alcuni Collegi dei docenti esprimono un rifiuto totale della valutazione individuale, poiché alimenterebbe l’individualismo e il conflitto all’interno della comunità educante e dei team di lavoro. Altri sottolineano la beffa di un Progetto che dà qualche soldo in più, mentre l’intero comparto soffre di tagli molto estesi e, in particolare, mentre si sospendono gli scatti di anzianità fino al 2013. Altri ancora contestano la composizione della Commissione per la valutazione degli insegnanti; in particolare, il ruolo dei due docenti nella stessa. Altri respingono frontalmente l’idea stessa della valutazione. Il no è politico e simbolico al tempo stesso. Si tratta di una regressione. Permanente?

 

Il rischio evidente è che il Progetto affondi nelle sabbie mobili dell’inconcludenza. Occorre pertanto riconsiderarne radicalmente l’assetto. Perché sperimentare necesse est! Pesano almeno due questioni: quella del contesto politico e quella, decisiva, dei contenuti e degli sbocchi della sperimentazione. Non v’è dubbio che il contesto politico-sociale-finanziario non aiuta. Non quello politico: l’abbandono alla fonda del progetto di legge n. 953 (cd. Aprea) da parte del governo, arrivato in porto dopo navigazione tempestosa, ha mandato un segnale di scarsa volontà politica a quanti, viceversa, aspettavano da decenni una carriera e un nuovo stato giuridico. Sarebbe stato molto più forte il messaggio e più solido istituzionalmente un Progetto di sperimentazione che, avendo alle spalle l’approvazione del pdl 953, si proponesse appunto di aprire delle piste nella direzione già decisa dal Parlamento. Molto più debole sarebbe stata l’opposizione eventuale dei sindacati e più isolata l’opposizione delle frange più ideologizzate.

 

Ma qui alle debolezze “esterne”, dovute al quadro politico, si aggiungono quelle “interne” del Progetto. Che l’eventuale allungamento dei tempi e l’estensione del territorio della sperimentazione non cancellano. Il Progetto è arretrato e timido non solo rispetto a qualsiasi pratica europea, ma anche rispetto alle intenzioni del pdl 953. I due insegnanti nella Commissione così come i vari esperti (di che?!) non hanno né ruolo né senso. Non siamo per nulla distanti dal Comitato per la valutazione del servizio degli insegnanti, presieduto dal Direttore didattico o dal Preside, previsto dal Decreto Delegato n. 477 del 1974, a parte gli esperti, e mai attuato.

Trattasi di eterno ritorno conservatore. La valutazione o è esterna o non è, semplicemente. Si veda alla voce Europa. Questa può essere solo il presupposto della sperimentazione, altrimenti si torna indietro di vent’anni. Valutazione esterna degli alunni, a norma di Invalsi, e autovalutazione degli insegnanti, controllata dai sindacati? I quali furbescamente, alla fine, si sono defilati. Lo stesso fecero con Luigi Berlinguer nel 1999 per una posta in gioco molto maggiore. Stupisce la ricorrente e colpevole ingenuità nei rapporti con il sindacato, fomentata da un bisogno smodato di consenso a… prescindere. Possono/devono essere oggetto di sperimentazione responsabile le metodiche della valutazione esterna. Qui i Paesi europei sono ricchi di modelli e di pratiche. Perciò vanno valutati anche i Dirigenti. Rispetto alla qualità dell’offerta formativa delle scuole, il loro apporto positivo o negativo è determinante.

 

In secondo luogo, la sperimentazione dovrebbe coinvolgere non solo la valutazione esterna, ma anche l’autonomia totale, quale prevista dal pdl 953. In particolare, autonomia nell’assunzione del personale e valutazione sono due facce della medaglia, sono costitutive, coessenziali. Nella direzione di una sperimentazione circoscritta, ma densa si era mossa da mesi la Regione Lombardia. In previsione della certa e immediata approvazione del pdl 953, che dava spazi alle Regioni in ordine al reclutamento del personale, si era abbozzata l’ipotesi di una sperimentazione – in accordo con il Ministero e con l’USR – in un certo numero di scuole di ogni ordine e grado di modalità di reclutamento del personale e di valutazione di scuole e di personale. Ma la generosa “profferta” lombarda è stata lasciata cadere…

 

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