SCUOLA/ Keynesiani con le paritarie e “liberali” con le statali, fino a quando?

- Franco Labella

FRANCO LABELLA, tra i partecipanti del C-Day, replica all’articolo di Vincenzo Silvano: la maggior parte della scuola privata in Italia è confessionale e come tale da non deve ricevere soldi

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Foto: Imagoeconomica

Avevo deciso di non intervenire a commentare l’articolo di Silvano. Si può discutere con chi dà del “furbetto” a Piero Calamandrei? Con chi sembra ignorare che l’art. 7  della Costituzione (se vogliamo leggerla tutta) ha statuito un principio chiaro ed inequivocabile di non ingerenza reciproca?

E che c’entra l’art. 7 si chiederà il lettore? C’entra col piccolo particolare che la più parte della scuola privata e privata paritaria, in Italia, è scuola confessionale. Come tale da non finanziare, anche in virtù del principio di non ingerenza dell’art. 7, secondo i dettami del famoso terzo comma dell’art. 33. E questi non sono dogmi come ama scrivere qualcuno, sono dati non contestabili.

Avevo deciso di non intervenire, ma poi mi son fatto inculcare una convinzione diversa dal giovane Ministro che è intervenuto ieri sera a Che tempo che fa, dove ha raccontato le sue favole. Quelle sulla scuola in Italia ai tempi della Gelmini.

Per ritornare alle 7 domande di Silvano, cosa c’entra la libertà di educazione sancita dall’art. 30  della Costituzione con la possibilità, pagando le relativa retta, di frequentare le scuole private, confessionali o no, desiderate? C’entra col fatto che le rette sono costose? Ma  lo Stato dei “liberali” attuali deve entrare nella “dinamica di mercato” e finanziare i clienti potenziali di tali scuole per assicurare loro la libertà di scelta? Perché se è così allora perfino leggere, come fa il giovane Ministro, i tagli come finalizzati ad eliminare l’“ammortizzatore sociale scuola” è leggermente contradditorio. Keynesiani con la paritaria e “liberali” con la scuola statale?

C’è, evidentemente, un po’ di confusione… e forse studiare l’economia, eliminata dalla Gelmini come materia di studio, servirebbe. Ed allora rivendico la necessità di eliminare i tagli nella scuola statale ed assicurare agli studenti italiani anche lo studio della Costituzione.

O la libertà di scelta è a senso unico? Dov’era Silvano quando la libertà di scelta degli studenti italiani, desiderosi di conoscere e studiare la Costituzione, veniva conculcata (che è prossima all’inculcare berlusconiano) dall’attuale Ministro per il quale “statale e paritaria per me pari sono?”

Quale preoccupazione dimostra Silvano per l’uguaglianza sostanziale sancita dal secondo comma dell’art. 3 così caro al medesimo quando si è letto, nel parere della VII Commissione Istruzione del Senato sul riordino gelminiano delle superiori, che l’insegnamento del Diritto e lo studio della Costituzione, eliminato nelle scuole superiori italiane, poteva ben essere mantenuto nelle sole Regioni a statuto speciale e Province autonome?

 

Per ritornare al “furbetto” Calamandrei, per un evidente senso delle proporzioni si dovrebbe allora dare del furbo da due cotte a chi prova a leggere la Costituzione formale nel senso partigiano ed ahimè poco concludente di Silvano. Sono uno dei pasdaran che era a Roma in piazza sabato. Ero in compagnia dei colleghi del Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, quelli a cui i “liberali” attuali, così vicini alle posizioni di Silvano, hanno precluso la possibilità di insegnare il Diritto e la Costituzione. Spiegata ed interpretata secondo criteri di carattere tecnico. Quella che permette di capire la differenza, ad esempio, fra una legge ordinaria ed una legge costituzionale, la sola che consente modifiche alla Costituzione formale.

 

Criteri di carattere tecnico che sembrano sfuggire a Silvano, che con una operazione assai abile mescola temi e proposizioni lette ad usum delphini. Perché Silvano, cultore evidentemente della Costituzione materiale, sembra convinto che una legge ordinaria citata in uno con una sentenza della Corte costituzionale equivalga a dimostrare l’abrogazione del terzo comma dell’art. 33. E su questa costruisce una domanda, quella relativa alle differenti somme stanziate per la scuola statale e quella paritaria, che è priva di senso se si parte dal presupposto che, a Costituzione vigente, il finanziamento alle scuole private è semplicemente non consentito. La deve pensare così, forse,  persino una rivista “comunista” come Tuttoscuola che nel numero odierno riporta, senza omettere quella più radicale – quella dei pasdaran – tre posizioni diverse sul finanziamento alla scuola privata.

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