SCUOLA/ Berlinguer: il concorso per 12.000 docenti? Era l’ora…

Il governo, dopo 13 anni, ha indetto un bando per coprire circa 11mila cattedre delle scuole statali. LUIGI BERLINGUER (Pd), suo l’ultimo concorso indetto nel ‘99, commenta la novità

26.08.2012 - int. Luigi Berlinguer
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(Infophoto)

Dopo ben 13 anni, sarà bandito un nuovo concorso per coprire circa 12mila cattedre (11.892 per l’esattezza) delle scuole statali di ogni ordine e grado. Lo ha reso noto il ministero dell’Istruzione che, dopo la riunione fiume del Consiglio dei ministri del 24 agosto, durata più di 9 ore, ha fatto sapere che «visto l’elevato numero di potenziali candidati, vi sarà una prova selettiva da svolgersi alla fine di ottobre, su una batteria di test uguale per tutte le classi di concorso». La prova scritta si svolgerà a gennaio, in modo tale da disporre dei margini d’azione per svolgere quella orale e pubblicare, così, le graduatorie in tempo utile per l’immissione in ruolo per l’anno scolastico 2013/2014. Contestualmente, il Cdm, emanando 4 decreti, ha disposto l’assunzione di 21.112 unità di personale docente ed educativo. Luigi Berlinguer fu l’ultimo ministro dell’Istruzione a bandire, nel ’99, un concorso nazionale e ci spiega cosa pensa dell’iniziativa del governo.

Professore, quali sono le sue valutazioni?

Considero l’operazione estremamente positiva. Quando io bandii un concorso analogo, mi dovetti scontrare con un atteggiamento generale di profonda ostilità; da tempo, infatti, era invalsa la prassi di sistemare i docenti ope legis; ovvero, attraverso una serie di meccanismi burocratico-legislativi che prescindevano dalla verifica della loro effettiva preparazione. Ebbene, ora come allora, ritengo che il concorso, benché non necessariamente rappresenti la modalità perfetta per compiere tale verifica, possa impedire sbilanciamenti sul fronte opposto. Esso, inoltre, preserva alcune esigenze di carattere generazionale implicite nell’insegnamento.

Cosa intende?

Un corpo docente, rappresentativo delle diverse generazioni, deve disporre di personale esperto e maturo, dotato di anzianità di insegnamento; ma anche di una componente giovane, per sua stessa natura, portatrice di idee e dotata di particolari energie.

Metà dei nuovi assunti saranno attinti dalle graduatorie. C’è il rischio che qualcuno rimanga “indietro”?

E’ giusto interrogarsi circa il futuro di migliaia di giovani laureati. Certamente, molto dipende dai posti disponibili. Tuttavia, occorre preservare il principio in virtù del quale è giusto predisporre nuove possibilità di ingresso per i giovani, senza contrapporli ai precari già abilitati, ma contemperando le due diverse istanze. Ecco: in questo, credo che Profumo sia stato bravo a condurre l’operazione senza provocare lacerazioni.

Profumo ha fatto sapere di voler innovare il metodo del reclutamento. Crede che sia necessario?

Sì. Le modalità tradizionali, infatti, non sempre sono in grado di verificare pienamente le capacità del docente. Specie se consideriamo il fatto che, oggi, l’insegnante si trova di fronte ad un corpo studentesco sempre più eterogeneo. Se un tempo alla scuola secondaria superiore si accedeva dopo una preliminare selezione, oggi, spesso, moltissimi studenti vi arrivano del tutto impreparati. Ben lungi dal voler consentire a chiunque, a prescindere, di accedere agli studi superiori, è tuttavia necessario mettere tutti nelle condizioni di poterlo fare. Il docente, quindi, oltre a saper padroneggiare la disciplina – requisito necessario ma non sufficiente – deve saper favorire lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, secondo le inclinazioni, le attitudini e le vocazioni di ogni studente.

Come giudica la situazione dei giovani in cerca di abilitazione e le controversie di cui è stato oggetto il Tfa? 

Dobbiamo, anzitutto, prendere atto del fatto che, per i laureati, le possibilità di accesso all’insegnamento si sono ridotte a causa del calo del numero di studenti. Contestualmente, tuttavia, si è verificata una serie di incidenti di percorso che il ministro Profumo pare intenzionato a risolvere.

Lei sa bene, per esperienza, che un concorso costa allo Stato molti soldi. Secondo lei ci sono le risorse necessarie?

Ci devono essere. Si tratta di una spesa fisiologica. Se non ci sono i soldi, che si trovino risparmiando altrove. Sarebbe come asserire che non sussistono le risorse per pagare gli stipendi pubblici o le pensioni.

Il governo ha anche approvato il nuovo regolamento del sistema nazionale di valutazione che integra Invalsi, Indire e ispettori del Miur basandosi su un mix di autovalutazione delle scuole, valutazione esterna e piani di miglioramento. Cosa ne pensa?

Si trattava di un passaggio già previsto da tempo. In ogni caso, La valutazione va rigorosamente portata avanti. Senza di essa, infatti, nessuna istituzione può funzionare. L’alternativa, infatti, è rinunciare alla libertà e alla resaponsabilità in cambio di semplici licenze. 

 

(Paolo Nessi)

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