UNIVERSITA’/ Oggioni (Clds): il decreto sul diritto allo studio? I “soliti noti” vogliono boicottarlo

Il ministro Profumo ha incontrato nuovamente i rappresentanti degli studenti per mettere a punto il decreto di riforma del diritto allo studio. Ma alcuni non ci stanno. ANDREA OGGIONI (Clds)

14.02.2013 - Andrea Oggioni
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Francesco Profumo (InfoPhoto)

Dopo i fatti avvenuti nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) lunedì 4 febbraio, ed il rinvio al 21 febbraio, operato dalla Conferenza Stato-Regioni, dell’approvazione dell’intesa sullo schema di decreto di riforma del diritto allo studio, il ministro Profumo ha visto sedere al suo tavolo i rappresentanti degli studenti e delle Regioni per trovare un accordo. Per capire più da vicino i termini del problema di una questione assai complessa ilsussidiario.net ha sentito l’opinione di Andrea Oggioni, presidente del Clds (Coordinamento liste per il diritto allo studio).

Dopo i recenti avvenimenti a che punto è la situazione del decreto?
La prossima Conferenza Stato-Regioni si terrà il 21 febbraio e per quella data nelle sedi istituzionali opportune continueremo a portare avanti le nostre proposte per migliorare questo decreto e riformare il sistema del diritto allo studio universitario in Italia. I dati che il Cun ha diffuso sulla situazione dell’università italiana e i dati storici riguardanti la copertura degli strumenti di diritto allo studio nel nostro paese evidenziano la necessità di un cambio di rotta. Gli interventi volti a garantire il diritto allo studio interessano un numero molto ristretto di studenti e sono insufficienti nel loro importo unitario.

Veniamo al primo punto.
A livello nazionale, nell’a.a. 2011/2012 ha ricevuto la borsa il 66,8% degli aventi diritto e tra le regioni ci sono forti sperequazioni: a fronte di una totale copertura in Toscana, in Calabria viene soddisfatto solo il 35,4% degli aventi diritto (dati Miur). Così costruito è un sistema che crea troppe sperequazioni e disattende puntualmente i diritti, legittimi, degli studenti.

E per quanto riguarda l’importo?
Gli interventi sono insufficienti: è evidente, infatti, che gli importi minimi (in sede 1.848,95 euro, pendolari 2.704,27 euro, fuori sede 4.905,40 euro) fissati a livello nazionale con il Dpcm 9 aprile 2001 non sono adeguati a sostenere i costi a cui uno studente universitario deve far fronte durante l’anno. La nostra linea è chiara: lo Stato e chi lo governa, e lo governerà, deve prendere sul serio le aspettative degli studenti e dei giovani e invertire la rotta, rimettendo alla base della crescita di questo paese l’istruzione e la formazione dei giovani.

Come si spiegano le forte resistenze davanti a questo decreto?
Come ha dichiarato ieri il ministro Profumo, la situazione è ancora incerta. Da parte del ministro c’è la forte volontà che questo decreto venga approvato, e lo dimostra la grande disponibilità con cui si è rivolto sia alle rappresentanze studentesche che alle Regioni. Tutti hanno avuto la possibilità di contribuire al lavoro di questo testo. L’11 marzo 2011 è stato nominato un gruppo di lavoro composto, tra gli altri, da rappresentanti delle Regioni e tre studenti membri del Cnsu, in rappresentanza dei tre gruppi presenti nel consiglio studentesco. Buttare via due anni di lavoro in questo modo può solo far pensare che evidentemente siano sopraggiunte ragioni di campagna elettorale che hanno fatto venire meno questo contributo per una manciata di voti in più. La cosa sorprendente è che il ministero ha sempre dimostrato grande disponibilità ad ascoltare gli studenti nella costruzione di un decreto su un tema di questo rilievo. Infatti anche dopo il boicottaggio della seduta del Cnsu del 4 febbraio, i nostri consiglieri incontrando il ministro hanno avuto la possibilità di portare le problematiche che ritenevamo prioritario risolvere nel decreto.

Cosa hanno ottenuto?

Nel dialogo col ministro, i rappresentanti del Clds hanno ottenuto un aumento sostanziale dell’importo delle borse di studio per gli studenti fuori sede, aumentate da 4.900 a 5.500 euro. Invece le altre rappresentanze hanno deciso, rinunciando alla possibilità concreta che il ministero aveva offerto ai consiglieri del Cnsu, di non intervenire con proposte concrete e migliorative.

Un ulteriore cambiamento previsto nel decreto riguarda il finanziamento del sistema. Di cosa si tratta?
Una delle grandi criticità del sistema attuale è l’indeterminatezza delle risorse statali, stanziate di anno in anno nella legge di stabilità, cosa che crea gravi problemi per gli studenti che da un anno con l’altro possono vedersi negata la borsa di studio di cui avrebbero diritto. Il decreto proposto dal Miur darebbe attuazione al nuovo sistema di finanziamento previsto dal D.Lgs. 68/2012. Mentre oggi le Regioni partecipano al finanziamento del diritto allo studio a propria discrezione, se venisse approvato questo provvedimento le regioni sarebbero vincolate a investire risorse pari ad almeno il 40% dei fondi statali assegnati a ciascuna Regione. Questo consentirebbe di incrementare le risorse complessivamente disponibili.

In dettaglio?
Secondo i dati a disposizione del ministero, si passerebbe ad un investimento complessivo (Stato + Regioni + tasse studenti) di oltre 460 milioni di euro, a fronte dei 385 dello scorso anno. Questo risultato sarebbe riconducibile anche ad un incremento del fondo integrativo per il 2013 di circa 50 milioni (contro i 97 stanziati nel 2012). Gli effetti di questa maggior disponibilità possono essere stimati nell’erogazione di circa 30mila borse di studio in più per il prossimo anno.

Cosa può dire dei criteri di merito e qual è la vostra posizione in proposito?
I nuovi criteri di merito sono certamente l’aspetto più criticato e coraggioso della riforma proposta. Nel complesso, abbiamo sempre ritenuto che sia necessario dare la borsa di studio sulla base di requisiti di merito seri, che sappiano selezionare i meritevoli, senza ridurre il diritto allo studio a premio dell’eccellenza. Oggi il diritto allo studio è caratterizzato da un forte dispersione delle risorse: meno della metà degli studenti che ricevono la borsa (senza alcun requisito di merito) al primo anno riescono a mantenerla sino al termine del terzo. Per questo nel testo proposto si è deciso di aumentare il numero di crediti richiesti per poter ricevere la borsa (da 20 a 35 per il primo anno, da 25 a 35 per il secondo, da 80 a 90 per il terzo) e di vincolare al superamento degli esami durante l’anno il pagamento della borsa per le matricole: una prima rata (pari al 20%) viene pagata subito, la seconda rata (30%) al raggiungimento di 10Cfu (entro il 15 marzo) e la terza ed ultima rata (50%) al raggiungimento di 35Cfu entro il 10 di agosto. Proporremo al ministro di rivedere leggermente al ribasso la soglia dei 35Cfu, portandola a 30. In ogni caso un criterio analogo (35Cfu) è stato già introdotto da due anni in Regione Lombardia. I dati del Politecnico di Milano sull’anno accademico in corso mostrano una diminuzione del 6% (dall’85% del 2010/11 al 79% del 2011/12) del numero di studenti che mantengono la borsa di studio al primo anno. È dunque ragionevole affermare che, con un aumento non trascurabile delle soglie di reddito, sarà possibile ampliare la platea degli studenti idonei.

Veniamo ai livelli Isee.

I livelli Isee, come abbiamo sempre affermato quando chiamati a intervenire dal Miur, devono essere aumentati, coerentemente con la distribuzione dei redditi delle famiglie. Se da un lato è importante che non vi siano discriminazioni a livello territoriale nella possibilità di accedere al diritto allo studio, d’altro canto non si comprende come mai oggi vi siano forti differenze tra Regioni limitrofe.

Le voci critiche sono molto forti.
Ci sarebbero altri aspetti taciuti volontariamente da chi critica questo decreto mistificandone i contenuti. Verranno anticipati i tempi di pubblicazione delle graduatorie e stabilite date certe per il pagamento della borsa di studio agli studenti. Inoltre abbiamo chiesto e ottenuto non solo che fosse confermato il contributo per la mobilità internazionale, ma che venisse incrementato il contributo mensile (passato da 550 a 600 euro al mese). Un altro aspetto, sicuramente positivo, riguarda l’introduzione di borse di studio equivalenti a quelle per studenti fuori sede destinate ai dottorandi senza borsa.

Pensa che, alla luce delle ulteriori modifiche raggiunte al Miur, si sia raggiunto il migliore dei risultati possibili?
L’altro ieri si è pensato anzitutto di reintrodurre lo strumento del “bonus”, ovvero la possibilita per lo studente di stare, entro certi limiti, al di sotto della soglia meritocratica necessaria per la borsa, con la possibilità di recuperare l’anno successivo. Inoltre si è deciso di condizionare l’efficacia del decreto ad una valutazione che l’Osservatorio Nazionale per il Diritto allo Studio farà l’anno venturo. Se la valutazione sarà positiva, il decreto entrerà in vigore per l’a.a. 2014/2015, altrimenti Ministro, Regioni e studenti dovranno rivedersi per determinare nuovi requisiti di eleggibilità degli studenti borsisti. Ci sarebbero, certo, ulteriori aspetti ancora da migliorare, ma è da irresponsabili pensare di gettare quasi due anni di lavoro e oltre dieci di mancate riforme per l’opportunismo di certe associazioni e partiti. Finchè potremo, non rinunceremo a portare il nostro contributo costruttivo.



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