SCUOLA/ Dall’autonomia alla valutazione: il caso del Trentino

- Antonia Romano

Negli ultimi anni la Provincia Autonoma di Trento ha emanato documenti e provvedimenti sulla scuola che possono tradursi in innovazioni significative. ANTONIA ROMANO

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Benedizione pasquale (Infophoto2)

Negli ultimi anni, la Provincia Autonoma di Trento ha emanato documenti e provvedimenti sulla scuola che possono tradursi in innovazioni significative, facendo del Trentino un interessante laboratorio di ricerca e sperimentazione. Sono stati emanati i Piani di studio provinciali per il primo ciclo e la bozza per il secondo ciclo. L’innovazione consiste, di fatto, in una forte spinta verso una didattica attiva e che valorizzi le diverse discipline, cogliendone l’alto valore formativo e attribuendo a ciascuna di esse la forza generatrice di competenze di cittadinanza. I riferimenti principali sono i documenti europei nei quali sono definite le otto competenze, che dovrebbero costituire i traguardi educativi dei paesi membri. 

Ogni processo di innovazione richiede, tuttavia, tempi lunghi e investimenti umani ed economici e la grave crisi economica ha indotto anche i decisori politici trentini a proporre dolorosi tagli sulle spese per la scuola pubblica. 

Tutto è, dunque, affidato alla volontà dei singoli istituti e dei singoli soggetti di scegliere come priorità l’investimento di risorse nella direzione di cogliere, nella spinta dell’Europa verso lo sviluppo di competenze, l’occasione per riorientare le metodologie didattiche delle diverse discipline scolastiche, che concorrono a formare il futuro cittadino. Il cammino, soprattutto per il primo ciclo di istruzione, è avviato e fondato sulla condivisione di modelli e cornici pedagogiche. Il secondo ciclo ha dovuto assorbire, innanzitutto, l’impatto di una riforma nazionale, che non ha risparmiato la scuola trentina, dando ai decisori locali meno gradi di libertà, rispetto al nazionale, di quanto sia accaduto per il primo ciclo. 

La ridefinizione dei quadri di riferimento delle discipline ha determinato, inevitabilmente, una messa in discussione delle prassi valutative. La valutazione, uno dei compiti del docente e parte integrante della sua funzione, richiedeva, comunque, al di là dei provvedimenti istituzionali, che si avviasse una profonda e seria riflessione, affinché studenti e famiglie ricevano informazioni significative sugli apprendimenti conseguiti. Attualmente la valutazione delle prove che si propongono agli studenti, è, essenzialmente, valutazione dei risultati dei quesiti e le stesse prove hanno la funzione di accertare i livelli di apprendimento conseguito. La tipologia di verifica che si propone è generalmente basata su esercizi di accertamento di conoscenze e di abilità, su argomenti e situazioni già note e più volte affrontati a scuola. La verifica scritta preannunciata è, sempre più, l’unico strumento di valutazione di performances, con la conseguenza che spesso gli studenti studiano soprattutto a ridosso delle verifiche, immagazzinando nozioni e procedure, senza aver il tempo necessario alla rielaborazione delle informazioni, alla costruzione di concetti e di reti concettuali. Meno frequente la proposta di situazioni problematiche complesse, nuove, rispetto a quelle già affrontate in classe, e che pongano lo studente di fronte alla possibilità di utilizzare le conoscenze e le abilità apprese per andare alla ricerca della soluzione o delle soluzioni, esplorando diverse possibili strategie risolutive, coniugando apprendimento formale e informale.

Le verifiche hanno, in realtà, diversi scopi: hanno finalità formativa, perché l’alunno può verificare lo stato del proprio apprendimento e può ridefinire gli obiettivi di apprendimento per rendere migliori le proprie performances. Ogni verifica è, dunque, preziosa occasione di autovalutazione per lo studente. Hanno scopo informativo per l’insegnante, che, dall’analisi degli errori dei propri alunni, riceve informazioni importanti sul loro stato di apprendimento e può riformulare la propria progettazione didattica per rispondere in modo più efficace alle esigenze formative che sorgono in itinere. Ogni verifica è occasione di autovalutazione per l’insegnante. Infine, la verifica ha carattere certificativo quando, strutturata, al termine di un percorso, di un quadrimestre, di un anno scolastico o di un biennio, ha l’obiettivo di valutare le performances dello studente. 

La valutazione è esplicitata attraverso la formulazione di un giudizio o di un voto su una prova o su un percorso di apprendimento e può essere relativa solo ai prodotti di una performances (per esempio in un test di abilità) oppure può prendere in considerazione sia i prodotti che i processi. La didattica per competenze spinge il focus della valutazione dal prodotto verso il processo e sposta la finalità della valutazione stessa verso una valutazione che ha, soprattutto, lo scopo di rendere più efficace l’apprendimento sviluppando anche capacità di autovalutazione e senso di responsabilità individuale. Esiste, infine, una valutazione esterna degli apprendimenti, come le indagini Pisa o Invalsi, con l’obiettivo il fotografare lo stato degli apprendimenti in relazione a specifici quesiti. Gli esiti possono fornire informazioni utili sia alla progettazione didattica sia alle scelte sulla formazione degli insegnanti. 

Entrambe le tipologie, valutazione interna e valutazione esterna, devono essere prese in considerazione in quanto parti essenziali per una valutazione più completa. 

Diversa cosa è la certificazione di competenze, che, di fatto, è una dichiarazione ufficiale del raggiungimento del livello di padronanza in relazione a una o più competenze. La certificazione di competenze è redatta dal Consiglio di classe al termine dell’obbligo scolastico, seguendo, in Trentino, un modello affine a quello nazionale. A giugno di quest’anno si sperimenterà, in tutte le scuole secondarie di primo grado della Provincia di Trento, la certificazione di competenze al termine del primo ciclo di istruzione, secondo un modello che fa riferimento alle otto competenze europee. 

Una certificazione di competenze al termine del primo ciclo è un utile strumento di orientamento per lo studente, di informazione per lo studente e per la famiglia, di informazione per l’ordine di scuola successivo. Nel modello proposto

, le competenze europee sono declinate in descrittori che fanno riferimento alle competenze disciplinari, ponendo i docenti nella condizione di pensare alla disciplina che insegnano come strumento potentissimo per costruire cittadinanza e di utilizzare prove articolate e complesse, osservazioni durante lo svolgimento di attività didattiche, evidenze che emergono nei Consigli di Classe, per dichiarare il livello di padronanza raggiunto da ogni studente, descrivendo come conoscenze e abilità apprese a scuola e fuori dalla scuola vengono utilizzate con competenza, in autonomia e con senso di responsabilità.

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